Alta tensione tra Kosovo e Serbia per il “treno della discordia”

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Duro scontro Pristina-Belgrado. Monito Vucic e Nikolic, si paventa l’invio delle forze armate a protezione della popolazione nel nord

15 gennaio 2017 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

Tensione alle stelle fra Belgrado e Pristina per la decisione serba di ripristinare, dopo 18 anni dalla fine del conflitto in Kosovo, il collegamento ferroviario fra Belgrado e Kosovska Mitrovica, principale centro della parte settentrionale del Paese a maggioranza serba (la cittadina è divisa in due dal fiume Ibar, con il nord abitato appunto dai serbi e il sud dagli albanesi, ndr), dove si è radunata una folla festante. Le autorità di Pristina hanno duramente protestato parlando di aperta “provocazione” e di decisione “illegale” che mette in discussione la sovranità del Kosovo. E nella serata di sabato il treno è tornato indietro.

05f3cfca8e1373af10f12bcdf2fcecd2Come riportato dall’Agenzia Ansa, che a sua volta riporta la notizia della Tanjug, il convoglio era partito alle 8:30 dalla stazione centrale della capitale Belgrado, innalzava la bandiera nazionale e la scrittail Kosovo è Serbia“, compresa quella albanese, oltre a immagini di chiese e monasteri ortodossi. La Serbia non ha mai riconosciuto l’indipendenza proclamata dalla provincia meridionale a maggioranza albanese il 17 febbraio 2008, e rivendica il diritto al collegamento diretto con la popolazione serba in Kosovo (120mila abitanti su un totale di 2 milioni, la stragrande maggioranza albanesi di religione musulmana).

Nel pomeriggio di ieri il presidente kosovaro Hashim Thaci aveva ordinato di bloccare il treno e impedire a tutti i costi il suo ingresso in Kosovo. Un convoglio, aveva detto, munito di “inammissibili contrasegni nazionalistici” serbi, cosa contraria alle leggi e alla costituzione dello Stato. A bordo, inoltre, pare vi fossero alti esponenti statali serbi ai quali non era stato dato il permesso di entrare in Kosovo.

Il ponte di Mitrovica
Il ponte di Mitrovica

Intanto nella zona di frontiera affluivano reparti della polizia speciale del Kosovo (Rosu) e diversi mezzi blindati. Intorno alle 16:30 il treno si è fermato a Raska, a pochi km dal confine kosovaro (che Belgrado continua a definire “linea ammnistrativa”). Poco prima delle 19 è stato lo stesso premier serbo Aleksandar Vucic a comunicare di aver deciso di bloccare il convoglio per evitare possibili scontri e incidenti. Successivamente il treno è ripartito, ma per tornare indietro, a Belgrado.

In una comunicazione trasmessa in diretta televisiva, il premier ha accusato la dirigenza di Pristina di aver preso come pretesto il ripristino del collegamento ferroviario fra Belgrado e Kosovska Mitrovica per provocare incidenti con la popolazione serba. «Per questo ho deciso di far fermare il treno» ha dichiarato Vucic, aggiungendo che Pristina stesse organizzando “giochi di guerra”, vista l’enorme mobilitazione di forze speciali della polizia kosovara e l’invio nella zona di confine con la Serbia di 17 mezzi blindati. Stigmatizzando l’invio alla frontiera di queste forze, il primo ministro serbo ha osservato, poi, che non si può impedire la libera circolazione di persone e merci, un principio basilare in tutta l’Unione europea. «Era un treno passeggeri, non un carro armato», ha aggiunto, mettendo in guardia gli albanesi dall’attaccare i serbi. «La Serbia non lo permetterà», ha concluso. Vucic ha poi precisato di aver parlato della vicenda con l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, e che nelle ore successive avrebbe contattato le autorità di Russia, Cina e Stati Uniti.

kosovska_mitrovicaNella giornata odierna la tensione non si è stemperata, tutt’altro. Oltre al premier Vucic è intervenuto il presidente serbo Tomislav Nikolic che ha ammonito come la Serbia difenderà «ogni metro del proprio territorio», compreso quello della sua ex provincia di cui non ha mai riconosciuto l’indipendenza. Intanto, come riporta il quotidiano Il Piccolo, sul tavolo a Bruxelles la diatriba continua per la scelta del nuovo prefisso internazionale da assegnare al Kosovo. Per ora non se ne fa nulla.

 

Stefica Markovića

Foto © Vijesti.me

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