Europa a due velocità, ultima fermata Roma 60

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Dopo l’endorsement, poi ritrattato, di Angela Merkel su un’Ue a due velocità, con il progetto europeo che vacilla sotto i colpi dei nazionalismi, è partita la corsa al futuro

16 febbraio 2017 | di | Europa - in evidenza - Politica

Non è certo un concetto nuovo quello dell’Europa a due velocità. Già Jacques Delors parlava di “avanguardia” con un gruppo di Paesi alla testa dell’allora Comunità economica europea, in cui poter “approfondire” alcune politiche come quella fiscale comune. Dopo oltre 20 anni le cose sono alquanto peggiorate e l’attualità di questo pensiero sembra sempre più pressante, in un mondo competitivo dove l’Ue fatica ad affermare il proprio modello, schiacciata anche dai venti incrociati che soffiano Donald Trump e Vladimir Putin.

L’Unione fatica ad avanzare su temi in teoria d’attualità per tutti i Paesi ma di fatto divisivi per molte capitali europee sia in termini di modus operandi che di capacità realizzative. Pensiamo ad esempio alle performance economiche, con la moneta unica in testa, alla sfida della gestione dell’immigrazione, alla lotta al terrorismo, alla necessità di una vera politica comune di sicurezza e difesa o alla necessità di una politica comune energetica.

In quali direzione e ambito deve svilupparsi l’Europa? Quali sono le sue future vere priorità? Quali sono i tempi di realizzazione e di impatto sui propri territori? Gli Stati membri sono in forte disaccordo da anni e l’Ue si trascina a stento una carovana che sta iniziando a perdere forza e pezzi lungo il cammino, Brexit in primis.

Oggi sotto i colpi della crisi economica e dell’ondata migratoria dal Sud del mondo la politica del breve termine, nel contesto di regole europee che troppo spesso vengono percepite come vere e proprie armature di forza,  non può più funzionare e gli Stati membri si stanno rendendo conto che per salvare l’Europa serve una svolta. O sarà l’inizio della fine.

Perchè allora non puntare, almeno nel medio periodo, su un Club a velocità variabili, dove gli Stati membri possano muoversi su performace e tempi non allineati? D’altronde l’Europoa à la carte nel bene o nel male funziona dagli albori del progetto comunitario.

Pensiamo all’euro, alle cooperazioni rafforzate in politica estera o allo stesso spazio Schengen, per citare alcuni esempi. Le sfide del futuro – messe in evidenza da scadenze elettorali che promettono scintille nei prossimi mesi in paesi come l’Olanda, la Francia e la Germania – chiedono una risposta immediata.

Quale miglior appuntamento se non quello dell’anniversario dei Trattati dell’Unione europea al Consiglio europeo del 25 marzo che celebra il 60° anniversario del Trattato di Roma per trasformare concretamente, rafforzandolo, il progetto europeo, sperimentando subito vari livelli di integrazione, sia esso a cerchi concentrici o a geometrie variabili, su dossier differenti e a velocità parallele?

 

 

Andrea Maresi

Foto © European Union

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