Lotta alla corruzione e trasparenza obbligatoria

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Questa la declinazione del “Piano Juncker” nel programma di lavoro della Commissione europea per il 2017. “A Union for democratic change”

3 febbraio 2017 | di | Costume - Europa - in evidenza - Politica

“A Union for democratic change: proposta di accordo interistituzionale su un registro per la trasparenza obbligatoria”. Questa la modalità di attuazione del piano Juncker per la promozione del “Cambiamento democratico” nel programma di lavoro della Commissione europea per l’anno corrente. Un set di azioni e pareri che faranno in positivo la differenza per gli europei. La proposta di un accordo interistituzionale con il Parlamento europeo e il Consiglio è uno strumento strategico che mira ad innalzare i livelli di apertura e responsabilità, in specie nell’ambito dei decision-making processes.

Lotta per la trasparenza significa, infatti, più di ogni altra cosa, lotta e contrasto alla corruzione. Una sfida aperta, tutta giocata sul piano della partecipazione civica e del processo di filling di quel deficit democratico, inteso come scollamento tra istituzioni di governo e cittadini europei, che grava pesantemente sulla governance dell’Unione.

Il tema del contrasto alla corruzione è presente da anni nell’agenda nella comunità internazionale europea. Al fine di prevenire il dilagare incontrollato della corruzione tra le istituzioni nazionali in Europa, sin dal 1999 il Consiglio d’Europa – organizzazione internazionale che promuove atti non vincolanti ma comunque “impegnativi” dal punto di vista politico per gli Stati membri – ha istituito il Gruppo di Stati contro la Corruzione (GRECO). L’obiettivo è quello di migliorare la capacità dei suoi membri a lottare contro il malaffare, contribuendo anche ad evidenziare le lacune delle politiche nazionali e incoraggiare gli Stati ad adottare delle riforme legislative funzionali alla soddisfazione degli standard in termini di legalità, giustizia ed efficienza amministrativa.

L’abuso di uffici pubblici per guadagni privati è, infatti, uno dei principali elementi di rallentamento nel processo di crescita e integrazione politica e sociale. Un fenomeno socio-culturale di antico retaggio, che si riflette sull’economia reale e finanziaria dei Paesi membri, con un duplice livello di dannosità: oltre agli effetti diretti e indiretti – in termini di perdite registrate e guadagni mancati per l’economia pubblica – è l’affossamento sul nascere delle opportunità di sana integrazione e coesione ed efficiente partnership tra attori e operatori pubblici e privati, a provocare inevitabili effetti controproducenti sul versante della certezza del diritto e della fiducia nell’amministrazione. Una realtà tangibile e abnormemente presente nei processi di interrelazione sociale e istituzionale dei Paesi membri dell’Unione.

L’ex ministro spagnolo della Sanità Ana Mato

E se l’Italia è ancora reduce dai danni ingenti e dalla forte depauperazione della propria immagine all’estero, connessa all’inchiesta cosiddetta “Mondo di Mezzo” (il vaso di Pandora dal quale sono emerse le gravi vicende connesse all’organizzazione nota alle cronache come “Mafia Capitale”), non rappresenta – purtroppo – un difficile esercizio, quello dell’identificazione di altri casi, di portata macroscopica, che hanno interessato, coinvolto (e talvolta, travolto) le istituzioni primarie di altri importanti Stati membri dell’Unione. Basti pensare al caso Gurtel in Spagna, l’ampio affaire di corruzione che ha portato alla fine del 2014 alle dimissioni del ministro della Sanità, Ana Mato. E ancora, al caso Rath, sulla gestione dei fondi europei, che ha scosso l’economia e le istituzioni della Repubblica Ceca, dove peraltro per tutta risposta, e con la finalità pregnante di innalzare i volumi di trasparenza e pubblicità dell’azione amministrativa, il Senato ha recentemente approvato un emendamento contenente un pacchetto di misure per la regolamentazione delle lobbies.

Una sfida cruciale per il futuro dell’Europa e per favorire l’efficienza delle misure di rivitalizzazione del tessuto socio-economico; una partita il cui valore, ingente, resta difficile da quantificare. Basti guardare ai dati a livello globale: secondo la World Bank la corruzione è il principale ostacolo allo sviluppo economico e sociale dei Paesi, con stima di riduzione del tasso di crescita quantificato in una misura ricompresa tra lo 0,5 e l’1,0 punti percentuali annui. Sebbene la misurazione dell’economia “illegale” non sia agevole per le istituzioni preposte alla governance economica, è possibile affermare come la corruzione, nelle pubbliche amministrazioni, sia legata a diverse tipologie di fattori.

L’ex governatore ceco della Boemia centrale David Rath

Tra questi, la debolezza del potere amministrativo, intesa sia come scarsa incisività nell’esercizio della funzione di indirizzo politico, sia come riflesso di una società civile frammentata che a sua volta risente degli effetti negativi e durevoli di una crisi economica internazionale complessa e difficile da governare. Giova un ruolo inoltre l’assenza di meccanismi di raccordo, verifica e controllo democratico sulla congruenza tra qualità dei servizi e qualità degli standard della vita. Tutti elementi che, in combinato disposto tra loro, generano un vero e proprio “buco nero” o camera oscura, nella quale qualsiasi possibilità di controllo e responsabilizzazione vanno totalmente dispersi.

Ma quali sono le possibili azioni e il set di strumenti da mettere in campo? Varie le vie percorribili in termini di prevenzione, e che possono favorire una maggiore garanzia sotto il profilo dell’efficacia dei controlli e della promozione della trasparenza amministrativa, oltre che della valorizzazione della figura del pubblico ufficiale. Il Registro per la trasparenza, in questa platea di proposte per la prevenzione della corruzione, può configurarsi quale elemento vincente per l’affermazione dei principi di legalità, giustizia, etica e responsabilità istituzionale. Elemento centrale in questo processo di affermazione del metodo democratico, nella strategia europea, è la regolamentazione della rappresentanza degli interessi nei processi decisionali. Nel 2008 la Commissione istituisce il primo registro dei rappresentanti di interessi; nel 2011, il Parlamento aderisce all’iniziativa, ed è successivamente firmato il primo accordo interistituzionale tra Parlamento europeo e Commissione. Il 27 gennaio 2015 viene lanciata una nuova versione del Registro per la trasparenza. Si tratta di un processo ancora in fase di avanzamento e che potrà certamente essere implementato e integrato e che, una volta a regime, consentirà di disporre di informazioni e contenuti suscettibili di valutazione economica. Una sfida che l’Europa può certamente vincere anche mettendo in campo, in una sintesi possibile, tutte le opportunità offerte dall’evoluzione che essa stessa ha promosso in campo tecnologico e informativo, dai processi di digitalizzazione dell’azione amministrativa, alla regolamentazione internazionale. Sforzi profusi con successo e fautori di risultati importanti, che adesso non attendono che di essere combinati in senso funzionale ad uno sviluppo istituzionale armonico e coeso, per dar vita ad un ventaglio di nuove opportunità di partecipazione democratica al processo di integrazione e coesione sociale: presupposto necessario e condicio sine qua non per la crescita economica e finanziaria.

 

Francesca Agostino

Foto © European Union, Council of Europe, The Daily Star, Alchetron, Shareyouressays.com

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