Yerevan al bivio: Mosca o Bruxelles? Forse quel segnale proveniente dal Vaticano…

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L’Armenia, alle prese con importanti riforme, dovrà decidere del proprio futuro, se rimanere vicina alla Russia o se cedere alle lusinghe dell’Unione europea

26 agosto 2015 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Mondo - Politica

La storia dell’Armenia è la storia di un popolo abituato a lottare. Da secoli territorio di scontro tra russi e turchi, l’Armenia come oggi la conosciamo nasce solamente nel 1936. Anche solo elencare tutti i conflitti della regione sarebbe estenuate: limitandosi soltanto al novecento due sono gli eventi da citare per comprendere l’Armenia moderna e cioè il conflitto del Nagorno-Karabach e il genocidio armeno. L’origine del conflitto del Nagorno-Karabach risale al 1918, ossia alla fondazione della Repubblica Federale Democratica Transcaucasica che comprendeva Armenia, Azerbaijan e Georgia. La Repubblica nacque indipendente sia dalla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa che dall’Impero Ottomano e proprio contro quest’ultimo dovette lottare per l’indipendenza di parte del suo territorio, ovvero per l’Armenia occidentale.

15236046538_0a8e33b9f0_zIl carattere composito della popolazione determinò la conflittualità interna alla repubblica: gli azeri, a maggioranza musulmani, si rifiutarono di combattere a fianco degli armeni cattolici contro gli ottomani, con cui condividevano la stessa fede. Nello stesso anno Baku, capitale dell’Azerbaijan, venne presa d’assalto dalla Federazione Rivoluzionaria Armena: l’Azerbaijan decise così di separarsi dalla RFDTC per formare la Repubblica dell’Azerbaijan, imbracciando le armi contro l’ex alleato e scatenando cosi la guerra azero-armena. Alcuni insorti armeni si arroccarono nel Nagorno-Karabach dando vita alla Repubblica dell’Armenia Montanara: i bolscevichi rimpiazzarono l’alleato ottomano (uscito di scena) e occuparono interamente l’Azerbaijan e continuarono la guerra al loro fianco. La Repubblica Armena Montanara continuo a resistere fino al 1921 quando cadde nelle mani dei bolscevichi. E’ dunque Mosca, con il Trattato di Alexandropol, a tracciare i confini dei due stati, assegnando la regione contesa all’Azerbaijan.

17112115247_23cfaea891_mIl conflitto rimase sempre latente muovendo gli animi da una parte e dall’altra con petizioni, rivendicazioni e atti di guerra. Anche l’ONU si espresse sul conflitto, senza riuscire (come purtroppo la maggior parte delle sue risoluzioni) a risolvere la questione.

Lo scontro è ancora in atto e continua a pesare sui bilanci statali dei due Paesi: basti considerare che nel 2012 Baku si è aggiudicata il quinto posto nel ranking mondiale per le spese destinate alla difesa (spendendo il 5.20% del PIL) , mentre Yerevan occupava la dodicesima posizione (3.92% del PIL).

L’Armenia ha avuto molte difficoltà a risollevarsi dopo il crollo sovietico: situata fra la Russia e il mondo musulmano, dal quale la cattolica Armenia teme una qualche ritorsione, la maggior parte delle spese dall’indipendenza sono sempre state destinate al settore della difesa. A causa della miseria, della disoccupazione cronica e della guerra con l’Azerbaijan, la popolazione abbandonò il Paese contribuendo alla grande diaspora avvenuta agli inizi del XX secolo a causa del genocidio.

MarcharmeniansIl controverso genocidio armeno si consumò tra il 1915 e il 1922. Il contesto internazionale fece sì che i turchi potessero inserire le uccisioni all’interno della cornice del primo conflitto mondiale. L’obiettivo dei Giovani Turchi fu la creazione di uno stato nazionale sul modello europeo, per il quale gli armeni rappresentavano un “ostacolo”. I turchi non hanno mai esplicitamente dichiarato la specifica volontà di eliminare gli armeni, e ciò ha naturalmente inasprito i rapporti fra i due Paesi fino alla chiusura delle frontiere. Il disgelo con la Turchia è iniziato solo nel 2009, quando durante una partita di calcio tra le due nazionali, i presidenti dei due Stati si sono seduti fianco a fianco riprendendo i contatti diplomatici dopo quasi un secolo.

20471280580_5f9866639c_mA livello internazionale, molti Paesi hanno riconosciuto il genocidio armeno. L’Unione europea ha compiuto questo passo già nel 1987, riaffermando la propria decisione più recentemente con una risoluzione che riconosce il genocidio degli armeni a opera dell’impero ottomano, rende omaggio alle vittime e propone l’istituzione di una giornata europea del ricordo. Inoltre la risoluzione «deplora fermamente ogni tentativo di negazionismo». La reazione del governo turco non si è fatta attendere e il ministro degli Esteri turco ha ribadito che l’Europa «ripete un errore già commesso in passato».

Anche Papa Francesco si è pronunciato sull’argomento lo scorso Aprile, riferendosi allo sterminio degli armeni come “genocidio” e prendendo così posizione netta contro il governo di Ankara, avvicinandosi strategicamente alla chiesa d’Oriente.

I rapporti tra l’Unione europea e l’Armenia sono molti buoni. Il maggior strumento di cooperazione è il partenariato orientale, che ha sviluppato la collaborazione sia in ambito economico che energetico.

17165438420_a7d5381dac_mLa cornice legale dei rapporti bilaterali fra le due entità è costituita da un Accordo di Partnership e Collaborazione del 1999, dalla Politica di Vicinato europea del 2004 e infine dal Partenariato Orientale del 2009. Ma l’ingresso di Yerevan nell’Unione euroasiatica potrebbe ostacolare eventuali progressi. Un nuovo accordo, in sostituzione di quello del 1999 era stato ipotizzato tra le due parti, tuttavia adesso si sta valutando se esso sia da negoziare oppure no.

Yerevan dovrà scegliere da che parte schierarsi data l’incompatibilità delle due Unioni. La Federazione russa è un alleato importante per l’Armenia nella risoluzione dello scontro del Nagorno-Karabakh, dato che Mosca ha sempre fornito armi o truppe per rafforzare la posizione armena. Tuttavia, la Russia rappresenta in ogni caso uno “scomodo” vicino per uno Stato così piccolo. Mosca inoltre, non vuole inimicarsi troppo Baku a considerazione del suo crescente valore geopolitico, quindi è improbabile che decida di risolvere una volta per tutte il conflitto prestando la sua potenza all’Armenia. D’altro canto la membership dell’Unione Euroasiatica, grazie all’abolizione dei dazi, è sicuramente da un punto di vista economico più appetibile in termini di benefici dell’Unione Europea.

Nonostante tutte queste considerazioni la collaborazione con l’Europa viene implementata: solo nel 2014 infatti è stata creata una procedura di facilitazione per l’ottenimento del visto d’entrata in Armenia per i cittadini comunitari. Gli aiuti economici da parte di Bruxelles però sono notevolmente diminuiti: dai 285 milioni di euro nel quinquennio 2007-2013, a 140 milioni del 2014-2017. Oltre agli aiuti elargiti attraverso programmi nazionali, vi sono anche percorsi paralleli di tipo tematico come, ad esempio, lo Strumento europeo per la democrazia e i Diritti umani.

Serzh_Sargsyan_official_portrait_from_president-amL’Armenia è un Paese in forte cambiamento: importanti riforme strutturali sono state avviate nel 2012 in seguito alle elezioni presidenziali che hanno conferito lo scranno più alto a  Serzh Sargsyan, una riforma della costituzione è in atto e importanti negoziati sulla risoluzione definitiva del conflitto del Nagorno-Karabakh sono stati iniziati.

Yerevan sta mantenendo una situazione di equilibrio tra Mosca e Bruxelles, atteggiamento che segue i desideri della popolazione armena; ci vorrà tutta l’abilità del governo per riuscire a mediare fra le due Unioni, ammesso che non si arriverà una prova di fiducia da una delle parti o a una incompatibilità completa. E forse l’Unione europea dovrà decidere se vale la pena continuare a lottare per avvicinare l’Armenia o se, in fondo, la perdita potrebbe non essere così costosa.

Ilenia Maria Calafiore

Foto © Wiki e Creative Commons

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