Immigrazione: esiste una soluzione?

Che il problema dell’immigrazione sia, soprattutto in questo momento di crisi economica, pressante è ovvio. Quali soluzioni adottare, è un tema controverso e attualmente in dibattito. Se le soluzioni adottate siano da considerarsi rispettose dei diritti umani e della dignità della persona, è una considerazione da fare ex ante, non ex post.

Quando si parla di immigrazione si tende a storcere il naso. La discussione presto si divide fra coloro che inveiscono contro gli immigrati e quelli che difendono i poveri derelitti che arrivano (se fortunati) sulle nostre coste.

E’ possibile scrivere di immigrazione scevri da tutta questa retorica? E’ quello che proveremo a fare.

 

Partiamo dalle premesse.

 

I numeri: secondo l’Istat nel 2013 le immigrazioni dall’estero sono state 307 mila. Nello stesso anno, quasi 400 i morti annegati in prossimità della costa.

Gli stranieri irregolari presenti sul suolo italiano sono circa 300.000 mila; al primo posto per arrivi irregolari c’è la Gran Bretagna, secondo posto Germania, terzo Spagna e quarto Italia.

Gli stranieri regolarmente presenti sono circa 5 milioni: è la Germania il paese Ue con il maggior numero di stranieri residenti, circa 7milioni di persone. Segue la Spagna e poi l’Italia.

Gli stranieri contribuiscono al PIL italiano per quasi l’11%. Dunque non siamo il solo Paese a dover affrontare l’emergenza clandestini.

 

Two_Russian_immigrants_disembarking_from_a_ship_at_Brisbane_in_1931Il diritto internazionale: La Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, all’art.33, sancisce il principio di non-refoulement prevedendo che «Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche». La Convenzione per il diritto marittimo (UNCLOS) inoltre, afferma che è dovere di ogni Stato firmatario prestare soccorso a persone in mare in evidente stato di difficoltà e provvedere al loro salvataggio, specialmente se si tratta di uno stato costiero. Principio reiterato nella Convenzione della ricerca e salvataggio in mare firmata ad Amburgo nel 1979.

 

La normativa europea: per i Paesi particolarmente colpiti dal fenomeno migratorio, l’Unione europea ha messo a disposizione quattro strumenti: il programma Triton gestito dalla Frontex (Agenzia che si occupa del coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati della Ue e l’implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l’Unione europea per la riammissione dei migranti extracomunitari respinti lungo le frontiere) , i Rabits (squadre di rapido intervento alla frontiera), assistenza finanziaria e supporto per le procedure di asilo.

 

2006-2010_imm_rateL’immigrazione irregolare come detto prima è presente non soltanto in Italia, ma anche negli altri Paesi europei. Alcuni di questi Paesi hanno adottato politiche dure consistenti in muri fisici per impedire l’ingresso alla popolazione.

La Grecia aveva progettato un muro di 120 chilometri, largo 30 metri e profondo sette chilometri al confine con la Turchia. «Abbiamo superato già il limite dell’accoglienza – ha detto il ministro per l’Ordine pubblico Christos Papoutsis – e dobbiamo fare i conti con il popolo greco». Dal 2007 al 2011 più di 500.000 immigrati irregolari sono passati attraverso il confine dell’Evros. Considerato poi troppo dispendioso, il progetto è stato modificato in una doppia barriera di reticolato e filo spinato.

In Spagna, alla  frontiera tra il Maghreb e l’Europa, le città di Ceuta e Melilla sono stata sigillate da una barriera metallica doppia e lunga 9,7 chilometri, alla cui sorveglianza sono state poste telecamere termiche, torri di vigilanza e sensori. Ciò nonostante, tra il 2004 ed il 2013 circa 28.000 immigrati sono riusciti a penetrare ne territorio spagnolo. Schivando i proiettili.

 

Asylstafetten_2013_03Questo è lo stato delle cose. Traete le vostre conclusioni, evitando la retorica.

Il processo appare piuttosto complicato: l’immigrazione irregolare è di sicuro un’emergenza, un dispendio per lo Stato che aggrava la situazione finanziaria, un problema sociale, a volte sanitario. Questi fatti sono l’evidenza.

E’ altrettanto evidente che costruire muri non è una soluzione, perché dispendioso, inutile e, alla fine, un provvedimento di breve periodo. Inoltre, circa vent’anni fa con l’esultanza di tutto il mondo, o quasi, un muro è stato abbattuto. Ben poco tempo dopo siamo di nuovo qui a parlare di nuove recinzioni.

Da una parte la legge, il buon senso, la pietà, dall’altra le contingenze di uno Stato. Come risolvere il problema?

Aufenthaltsgestattung-BeispielNel breve periodo, c’è poco che si possa fare. Maltrattare coloro che arrivano non dissuaderà altri dal compiere lo stesso cammino. Il problema pretende di essere risolto a monte, attuando nei Paesi di maggior emigrazione.

Chi non scapperebbe da una guerra? Attenzione, questa domanda non è retorica, ma attuale: fino al 31 gennaio 2015, gli Stati coinvolti in guerre sono circa 65, oltre 600 tra milizie e gruppi separatisti.

Il mondo è in guerra. Risolvere questa causa primaria potrebbe facilitare tutto il resto. Si tratta di sacrificare interessi per risolvere problemi. Si è disposti a farlo?

 

Ilenia Maria Calafiore

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