Repubblica d’Irlanda, l’8 febbraio si vota: in testa centristi e sinistra

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La Repubblica d’Irlanda voterà l’8 febbraio. Domenica 2 febbraio la televisione pubblica RTÉ ha trasmesso gli aggiornamenti sulle proposte dei sette maggiori partiti: Fine Gael (liberali) Fianna Fáil (centristi), Sinn Féin (sinistra repubblicana), Greens (progressisti), Labour (progressisti), Solidarity-People Before Profit (sinistra radicale), Social Democrats (sinistra). Il 20 gennaio 2020 il ministro degli Esteri e vicepremier Simon Coveney (Fine Gael) ha chiarito che il Regno Unito dovrà assicurare reciprocità di condizioni tra Ue e Uk (level playing field), in caso contrario dazi e tariffe saranno inevitabili (così ha risposto ad affermazioni di Sajid Javid, politico UK contro allineamenti all’Unione europea). La fermezza europeista porta consenso al premier centrista Leo Varadkar (Fine Gael) che difende l’apertura del confine con la provincia autonoma dell’Irlanda del Nord. Lo Sinn Féin ha promesso la realizzazione di 100.000 abitazioni (di cui almeno un terzo popolari) e il Solidarity-People Before Profit ha insistito sulla tassazione delle grandi ricchezze. Giovedì 30 gennaio un sondaggio del Business Post/Red ha fornito dei dati preoccupanti per i due partiti centristi: il partito del primo ministro, il Fine Gael, perderebbe altri due punti scendendo al 21%o, superato dal Fianna Fáil, che si troverebbe al 24 (due punti in meno rispetto a precedenti sondaggi che indicavano una crescita costante sul lungo periodo per la lista guidata da Micheál Martin) però la notizia più rilevante è l’apparente crescita della sinistra repubblicana, lo Sinn Féin (che aggancerebbe il Fianna Fáil al 24 per cento) 5 punti percentuali più dei precedenti sondaggi, in cui già lo SF aveva fatto un balzo di 8 punti.

I due grandi partiti del centro, che si trovavano fino ad ora uno al Governo e uno al di fuori, sia pure avvicinati da un accordo di responsabilità, il “Confidence and Supply stavolta potrebbero in teoria finire tutti e due all’opposizione e questa sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica d’Irlanda. A quanto sembra, un grosso errore del Fine Gael e del Fianna Fáil è stato trascurare i temi concreti su cui inizialmente si erano dati battaglia per imbarcarsi invece in una lite su quale dei due gruppi politici sarebbe più pronto a rifiutare di governare assieme alle liste della sinistra radicale, soprattutto con lo Sinn Féin: questo sabato mattina, un video girato dal Fine Gael per attaccare il Fianna Fail e intitolato “will you go into government with Sinn Féin?” (nel filmato una serie di esponenti del Governo rispondeva negativamente alla domanda retorica) è stato subito imitato ironicamente: avversari del governo, come il Labour e il Green Party hanno rediretto l’attacco contro il Fine Gael lanciando frasi del tipo “will Fine Gael stop wasting public money?” oppure “any chance of a bit of climate action”? e rispondendo a loro volta con una negazione. Il Fine Gael ha criticato tale comportamento, ma gli interessati hanno respinto la critica, dichiarando che il video iniziale era stato elaborato dal partito di Governo ed affermando che a loro giudizio il Fine Gael ha impiegato una campagna negativa contro Labour e Greens e contro le sinistre radicali (Sinn Féin, PbP, Sd e candidati indipendenti) oltre che verso l’avversario e concorrente centrista, il Fianna Fáil.

Occorre ricordare che le seconde e terze preferenze (permettendo agli elettori scelte “secondarie”, in favore di partiti superati da altri nelle prime preferenze dei votanti) frequentemente determinano il risultato finale delle forze politiche in termini di numero di eletti per ogni lista nella Repubblica. Ad esempio, gli elettori liberali del Fine Gael potrebbero esprimere propensioni ambientaliste attraverso le seconde e terze preferenze, oppure i centristi del Fianna Fáil potrebbero sostenere una redistribuzione economica (sempre attraverso le scelte ulteriori a disposizione una volta espresso il primo voto) oppure, ancora, i votanti potrebbero prediligere un determinato partito ma anche volere poi “premiare” candidati molto attivi, privi di partito, un atteggiamento che – date le caratteristiche estremamente “territoriali” della legge elettorale – arriva ad influire perfino sulla “fedeltà” o meno ai simboli. Bisogna considerare anche che i sondaggi hanno più volte sovrastimato in proporzioni consistenti la sinistra repubblicana dello Sinn Féin, sottovalutando invece i risultati delle liste minori della sinistra radicale, sottostimato di recente anche il centro liberale del Fine Gael e sottovalutato (in modo evidente in alcune consultazioni) il successo dei candidati indipendenti dai partiti, oltre ad attribuire per lungo tempo al Fianna Fáil un consenso ridotto rispetto a quello invece ottenuto in voti reali e in termini di rappresentanti eletti.

                               Gary Gannon

I problemi quotidiani sono comunque il campo sul quale ci si contende il sostegno della popolazione. I Social Democrats hanno presentato piani per congedi parentali di dodici mesi: nel caso di Dublin Central (dove la indipendente Maureen O’ Sullivan non è più candidata) potrebbe essere Gary Gannon ad attirare delusi del Labour e di altre liste tradizionali, mentre, sempre per i Social Democrats, collocati politicamente tra le sinistre radicali ed i progressisti, Jennifer Whitmore può farcela a Wicklow. Il dibattito si intensifica: gli investimenti voluti dal Fine Gael hanno incrementato l’offerta di alloggi, però la domanda è galoppante. Dal 2008 in poi gruppi finanziari hanno acquistato (a basso prezzo) enormi quantità di fabbricati, nel quadro del risanamento dei conti pubblici, ora le nuove costruzioni sono “per il mercato” e sopra le possibilità di molti. Un giovane candidato del Solidarity-People Before Profit, Emmet Smith, è uno degli irlandesi trasferitisi all’estero dopo la crisi economica del 2008 e ha detto che, se non eletto nel Cavan-Monaghan, tornerà in Australia, dove ora lavora nell’edilizia. I Greens, guidati da Eamon Ryan, pensano che la Repubblica d’Irlanda – molto esposta ai cambiamenti climatici – abbia l’occasione di scommettere prima di altri Paesi sulla riconversione ecosostenibile dell’economia, costruendosi un futuro competitivo.

In coincidenza con l’allontanamento istituzionale del vicino Regno Unito dall’Unione europea e quindi anche da Dublino, l’attualità si fa sentire: in questo fine settimana ci sono state manifestazioni in diverse zone (Louth, Cavan, Armagh, Donegal, Fermanagh, Monaghan, Newry, Donegal) sparse attorno al confine tra Repubblica e Irlanda del Nord, chiedendo all’Uk il rispetto dei protocolli che scongiurano il ritorno a frontiere rigide, le quali intralcerebbero lo sviluppo armonico dell’isola e la vita nelle contee attraversate da eventuali nuove dogane. La provincia autonoma dell’Irlanda del Nord nel referendum (UK) del 2016 ha votato Remain a differenza dell’Inghilterra e i settori dell’agricoltura e del commercio affermano che qualsiasi forma di Brexit ostacolerà le imprese e frenerà l’occupazione. L’iniziativa è stata organizzata dal gruppo civico Borders Community Against Brexit e dallo Sinn Féin: la sinistra repubblicana rilancia il referendum per l’Irlanda unita e dichiara che ciò eviterebbe all’Ulster il rischio di finire fuori dalla UE e di allontanarsi dalla Repubblica.

                Micheál Martin

Riguardo agli scenari relativi al dopo-elezioni, la sinistra radicale teme la ripetizione del 2016, quando i due grandi partiti centristi si accordarono: il Fine Gael varò un governo di minoranza, il Fianna Fáil era all’opposizione però si asteneva in situazioni critiche. L’equilibrio tra i due grandi partiti centristi FG ed FF probabilmente si ripeterà, ma rispetto al 6 maggio 2016 quando riuscì l’accordo “Confidence and Supply” ora l’atmosfera è cambiata: Micheál Martin, leader del Fianna Fáil, il 20 gennaio 2020 ha dichiarato alla SIPO (Standards in Public Office Commission) che il Fine Gael approfitta di un eventi della Industrial Development Agency (IDA) per attaccare il FF, suggerendo che se vincitore non completerebbe il National Broadband Plan richiesto dalle imprese ed accelerato dal governo FG. Molto comunque dipenderà dalle proporzioni dei partiti minori, come Solidarity-People Before Profit e Social Democrats (possibile sorpresa). Ci sono contrasti a sinistra: Mary Lou McDonald, la quale è leader dello Sinn Féin, afferma che per cambiare il Paese parlerà con tutti, invece Richard Boyd-Barrett che guida il Solidarity-People Before Profit gli rimprovera di cercare alleanze con i centristi del FG e del FF, fino a oggi accusati dalla sinistra radicale (Sinn Féin incluso) di molti problemi del Paese. Altri progressisti, come Greens e Labour, dialogheranno soprattutto con Social Democrats e con gli indipendenti e potrebbero poi negoziare una agenda con i due partiti centristi. I Greens sono raddoppiati nelle europee e amministrative del 24 maggio 2019 e molti li considerano indispensabili per formare il prossimo esecutivo. Anche se le contee nella Repubblica sono ventisei, le circoscrizioni elettorali sono quaranta, ognuna delle quali regge, in proporzioni variabili, svariati seggi (la Camera avrà 160 seggi in questa legislatura, due in più rispetto alla precedente, a causa della crescita della popolazione).

                   Pádraig O’Sullivan

Il Fianna Fáil è forte nel Sud del Paese e lo ha dimostrato nelle recenti elezioni suppletive (il 29 novembre 2019 si è votato in 4 collegi del Parlamento per rimpiazzare i neoeletti alle Europee: Dublin Fingal, D.Mid-West, Cork N.C, Wexford) nell’area di Cork North-Central, tra dibattiti sulla sanità e la viabilità. L’insegnante di storia Pádraig O’Sullivan ha portato il Fianna Fáil al 28 per cento, nonostante l’altro partito repubblicano, lo Sinn Féin abbia raggiunto il 19,7 con Thomas Gould, attivo da tempo sul diritto all’abitare. Notevole è stato anche il 21,1 per cento di Colm Burke, Fine Gael,  ex-sindaco di Cork: ha preso slancio in zone rurali, dove in questi anni sono stati completate scuole ed infrastrutture. La circoscrizione a nord del fiume Lee include quartieri popolari, zone benestanti e suburbane, frazioni rurali. La scorsa primavera le statistiche sui prezzi a Cork hanno preso ad inseguire stabilmente dinamiche (che invece nella capitale erano note da più di un lustro) l’incremento del 10 per cento del costo degli affitti (su base annuale a fine 2019) è più alto della media nazionale, anche se i dati descrivono una situazione relativamente gestibile rispetto ai problemi di Dublino, dove gli aumenti nel valore degli immobili sono stati a doppia cifra almeno dal 2013. Il Fianna Fáil aveva molto da perdere, da Cork veniva Jack Lynch, amato esponente del partito centrista e giocatore di hurling che (dopo il ritiro del premier Seán Lemass nel 1966) fu protagonista della politica irlandese fino alla fine degli anni Settanta: la città è una roccaforte del partito centrista, tanto che è diffusa l’opinione che due suppletive perse dal FF nel 1979 in due collegi (Cork North Central e Cork North East) abbiano accelerato, all’epoca, l’uscita di scena di Lynch. Il seggio assegnato il 29 novembre 2019 era vacante dall’elezione (24 maggio 2019) all’Europarlamento del deputato FF Billy Kelleher (riconfermato, nel 2016, con un consenso sufficiente a far passare un ulteriore collega di partito).

I partiti progressisti (Greens, Labour) e la sinistra radicale (Sinn Féin, Solidarity-People Before Profit) più il resto della sinistra (Independents4Change, Social Democrats e candidati indipendenti) considerano una ipotetica alleanza a sinistra (come a Dublin Mid-West e Dublin Fingal). Il sistema proporzionale della Repubblica consente tre preferenze: se la prima non si avvicina al quorum (o la quota è raggiunta) si guardano la seconda e terza (che permettono anche di assegnare seggi). A Cork North Central nonostante il buon risultato dello SF sono stati visibili anche Solidarity-People Before Profit (Fiona Ryan con il 4,4 per cento) e Social Democrats (2,5 con Sinéad Halpin). Tra i partiti progressisti, il Labour ha avuto un buon riscontro (9,7 con John Maher) ed i Greens sono ben presenti (7,4 per cento di consensi per Oliver Moran) poco sotto al 4 per cento Finian Toomey, candidato di Aontú, lista uscita dallo Sinn Féin. Tutto questo sempre a Cork North Central. Proprio nella parte meridionale del Paese, il Fine Gael ha al suo attivo nuove infrastrutture, pianificate per mettere il Paese al passo della capitale, un riequilibrio di cui Cork sarebbe il fulcro. Giovedì 30 gennaio, a New Ross, è stata aperta al traffico una strada di collegamento (che accorcia di mezz’ora il tragitto sulla N25, tra Cork e Rosslare) incluso il ponte più lungo di Irlanda (887 metri sopra il fiume Barrow) tra le contee di Wexford e Kilkenny: quest’ultima infrastruttura è intitolata a Rose Fitzgerald Kennedy (madre del celebre ex presidente Usa). Nel Sud della Repubblica sono state completate molte opere: nel 2019 il bypass di Enniscorthy ha perfezionato la connessione con la M11 e miglioramenti hanno toccato la N25 e la N30. Avanzano gli effetti di piani tracciati dal Transport Infrastructure Ireland, del Wexford County Council e del Kilkenny County Council.

In vista del voto sabato 8 febbraio, il Governo Fine Gael si trova a maneggiare il tema scomodo dell’ordine pubblico: il 13 gennaio 2020, il dramma annoso delle faide criminali in alcune aree della capitale (oltre che a Drogheda e altre città) è riemerso bruscamente quando alcuni ragazzi hanno trovato dei resti umani nella periferia nord di Dublino, ritrovamento cui ha fatto seguito, il 15 gennaio, quello di altri reperti in una automobile bruciata in un’altra area settentrionale della capitale: gli inquirenti hanno appurato che la vittima era un ragazzo coinvolto in fenomeni malavitosi e si sono convinti che la ragione del macabro trasporto (il crimine era avvenuto altrove) non fosse da ricercarsi in tentativi di distruggere prove, ma nella volontà di intimidire avversari”, dimostrata da sempre più frequenti esibizioni online di attacchi contro i “concorrenti” nell’ambiente criminale in Irlanda, alimentando un circolo di ostilità che moltiplica gli avvenimenti cruenti. Il 21 gennaio 2020, la Garda Representative Association (GRA) ha lamentato un sottodimensionamento dell’organico delle Emergency Response Units (ERU) risultato in lunghe attese a Drogheda dopo la richiesta – da parte di agenti alle prese con scontri tra malviventi – dell’intervento di unità armate. Il comunicato ha sollecitato una maggiore attenzione per l’equipaggiamento (i giubbotti antiproiettile in alcuni casi risulterebbero privi di garanzia che consente di usarli a lungo). Il 29 gennaio 2020, a Wexford, due uomini – a bordo di una bmv poi abbandonata e data alle fiamme – hanno sparato contro un’auto della polizia.

Attualmente, a livello nazionale, oltre ai quattro partiti maggiori che per i sondaggi recenti sarebbero temporaneamente posizionati in questo ordine: FF (24 per cento) Sco SF (24), FG (21), Greens (8), ci sono gli altri, che andrebbero dal 5 per cento in giù, ma potrebbero lo stesso riuscire a far eleggere diversi loro rappresentanti, data la struttura territoriale della legge elettorale: per lo stesso motivo, potrebbero passare anche parecchi candidati senza partito, molti dei quali gravitano verso la sinistra radicale, pure se la somma in percentuale del loro consenso sarebbe limitata al 12 per cento. Non va trascurato un dato a favore dei liberali centristi del Fine Gael del Premier Leo Varadkar (nel lungo periodo in testa nelle rilevazioni sulle preferenze elettorali) e che è la fiducia nello sviluppo imprenditoriale, che nell’insieme pare reggere bene. Uno studio dell’ ESRI (Economic and Social Research Institute) reso noto il 12 dicembre 2019, prevede che l’economia della Repubblica nel 2020 possa crescere almeno del 3,3 per cento, un ritmo che – sebbene quasi dimezzato rispetto al 2019 – rimane positivo nell’opinione generale, anche a causa di una consapevolezza generale sui fattori esterni che frenano le imprese, a partire dalle tensioni internazionali sui dazi (Usa-Cina e Usa-Ue) fino ad arrivare al rallentamento previsto in Stati Uniti, Cina, Germania, passando per vicende che impattano più da vicino sul Paese: il prevedibile “disallineamento” regolamentare del vicino Regno Unito rispetto all’Unione europea, rende in parte incerto il mercato dell’isola (inclusa la provincia autonoma britannica nell’Irlanda del Nord, che – sia pure in modo molto diverso dal resto dell’UK – dipende da Londra, a differenza di Dublino che continuerà a far parte della Unione europea).

 

Aldo Ciummo

Foto e video © Eurocomunicazione,

 

 

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