Raccontare Todi e l’Umbria attraverso il vino

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Presentato a Roma l’universo mondo della Cantina Todini. Intervista alla proprietaria

Nel cuore dell’Umbria, al centro del triangolo formato da Foligno, Spoleto e Orvieto, sta Todi: piccola cittadina di origine etrusca poi colonia romana, che ha trovato un notevole sviluppo nel Medioevo. Fu tra le prime città a costituirsi in libero comune, raggiungendo in quel periodo storico il culmine del suo splendore e della sua potenza.

Umbria, una costellazione di città in altura. «Dall’alto si contemplano paesaggi come patinati, conche di un verde argenteo, colline che scendono lentamente a valle recando torri, campanili, basiliche, monasteri. Tramonti limpidi, di un rosso privo di eccessi, sfumano sulle rocche e sugli oliveti, tra suoni di campane e rondini. L’aria leggera dà un senso di euforia fisica» ha scritto Guido Piovene nel suo intramontabile “Viaggio in Italia”.

Sta in questa mirabile descrizione dell’Umbria del giornalista e scrittore vicentino la Tenuta Todini, in località Rosceto, frazione del Comune di Todi. Una realtà che si articola su 1.000 ettari di superficie con un progetto (We Are Todini) che include la cantina realizzata di recente, 70 ettari vitati (Grechetto di Todi, Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay, Trebbiano Spoletino, Verdicchio e Viognier), e accoglienza enoturistica con strutture ricettive. Con lo sguardo compiaciuto della proprietaria di fronte a così tanta bellezza.

«Il format nasce tre anni fa da un banale racconto. Il mio cognome è Todini e vengo da Todi» – spiega Luisa Todini, imprenditrice, eurodeputata di Forza Italia dal 1994 al 1999, consigliere di amministrazione della RAI dal 2012 al 2014, presidente di Poste italiane dal 2014 al 2017 – «Quando ero al Parlamento europeo temevo che Todi non fosse conosciuta, invece mi chiedevano notizie sulla città. We Are Todini è un format in cui si assaggia del buon vino, si mangia dell’ottimo cibo, si passeggia tra le vigne. E sullo sfondo il meraviglioso skyline di Todi».

La Tenuta produce interessanti vini bianchi e rossi, con il grechetto di Todi (“Bianco del Cavaliere”, “Laudato”) e sangiovese (“Rubro”, “Consolare”) a fungere da stella cometa. Vini identificativi di un territorio, della volontà di un rinnovamento della produzione vitivinicola fortemente voluto dalla “ragazza di Todi”, che ha preso le redini dell’Azienda dopo la scomparsa del padre, Franco Todini.

Con il progetto We Are Todini è come se stia lasciando il mondo rurale per entrare nel mondo della sperimentazione e valorizzazione della propria vitivinicoltura. «Il mondo rurale rimane, non è alternativo a quello che può essere una sperimentazione» – risponde a Luisa Todini a Eurocomunicazione – «Sperimentare nuove attività nella viticoltura non vuol dire abbandonare quello che è fortemente rurale».

Perché l’esigenza di questo rinnovamento con la valorizzazione del Grechetto di Todi e del Sangiovese? «Sono i gioielli di famiglia, il grechetto in particolare. Ma il sangiovese con le nostre terre, il nostro sole, con le nostre mani, con le nostre idee diventa un altro sangiovese» spiega con il sorriso Todini.

La valorizzazione e promozione del grechetto può avere lo stesso effetto enoturistico che il sagrantino ha avuto per Montefalco? «Sicuramente il grechetto può essere come il sagrantino, forse anche più del sagrantino, perché può incontrare ancora più palati. Abbiamo un prodotto altrettanto buono e bisogna lavorarci per valorizzarlo».

È in programma un aumento degli ettari vitati per il grechetto e sangiovese? Quali i programmi di sviluppo dell’Azienda? «No, sono sufficienti quelli che abbiamo» – precisa Todini – «Gli sviluppi sono nel racconto di We Are Todini. La mia idea non è sviluppare solo la parte vitivinicola, enogastronomica o di accoglienza, ma raccontare al meglio l’insieme, il territorio, questo spazio di territorio. Entro nella Tenuta e sto in We Are Todini e mi sento Todini. Chi entra nella Tenuta entra nell’Umbria raccontata con gli occhi Todini».

Fatturato, dell’azienda vitivinicola, mercati di riferimento e percentuali di commercializzazione. «Fatturato è di 400/500 mila euro solo della Cantina. Il 65% dei nostri vini viene esportato in Cina, Spagna, Svizzera, Regno Unito, Danimarca e Belgio. Stiamo lavorando sul mercato statunitense. Il resto in Italia».

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo, Cantina Todini

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