Nessuna riforma della Pa senza un buon reclutamento dei dipendenti pubblici

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Un webinar del mondo accademico europeo vuole aiutare il ministero della Funzione pubblica

Dopo gli anni dell’austerità durante i quali il ricambio del personale delle pubbliche amministrazioni era stato pesantemente limitato, il ministro per la Funzione Pubblica Renato Brunetta ha recentemente annunciato l’intenzione di reclutare qualcosa come 140 mila pubblici dipendenti.

Nonostante ciò possa sembrare una buona notizia, esperti e mondo accademico considerano che sia un’occasione da prendere però con le molle. Perché il successo o meno di questa iniziativa dipenderà dal modo e dalle procedure della selezione. Perché se questi 140 mila pubblici funzionari venissero reclutati utilizzando sistemi selettivi non adeguati, lo pagheremmo per i prossimi 40 anni. Durante i quali non saremo in grado di migliorare la nostra pubblica amministrazione.

Un webinar il 26 maggio per sapere come funziona in Europa

Uno sguardo alle esperienze di altri Paesi europei può sicuramente ispirare il Governo, come ben sa Mario Draghi, ad utilizzare modalità selettive innovative e moderne che potrebbero essere molto utili all’Italia. Senza costringere nessuno a reinventare la ruota né ad utilizzare metodi del secolo scorso.

Renato Ruffini

Ed è lo scopo che si è prefissato Renato Ruffini, dell’Università degli Studi di Milano, nell’organizzazione di un webinar zoom, che avrà luogo alle ore 11 del 26 maggio. Titolo della videoconferenza sarà appunto “Il reclutamento nelle Pubbliche Amministrazioni: una prospettiva comparata”.

Tra gli oratori, tutti di primo piano e moderati da Ruffini,  rappresentanti della celebre ENA, la Scuola Nazionale d’Amministrazione francese (François La Farge),  l’European Institute of Public Administration (Carla Cotroneo), la Scuola della Pubblica Amministrazione di Kehl am Rhein (Ewald Eisenberg), l’Università di Firenze “Cesare Alfieri” (Massimo Balducci) e l’Università Ca’ Foscari di Venezia (Stefano Campostrini).

L’intervista a Massimo Balducci

Le università partecipanti al webinar del 26 maggio.

Facilitatore di questo evento, capace di mettere insieme l’ENA, l’EIPA, la Scuola di Kehl e Ca’ Foscari, è stato il professore Massimo Balducci, che abbiamo intervistato per Eurocomunicazione.

Perché questo seminario?

«Il momento è veramente critico. Il reclutamento è forse la fase cruciale di ogni amministrazione. Se recluto i funzionari dotati delle giuste competenze sarò in grado di affrontare i problemi. Altrimenti sarò paralizzato.

L’auspicio è che le esperienze degli Stati membri dell’Ue possano ispirare i cambiamenti necessari ai meccanismi di selezione dei nostri pubblici funzionari, sia per garantire il reclutamento di personale adeguato che per abbreviare i tempi oggi necessari per l’espletamento dei concorsi».

Che scopi si prefigge?

«Quello di sensibilizzare gli operatori delle istituzioni italiani al problema e far loro percepire che ci sono modalità di operare diverse dalle nostre prassi. Uscire dalle nostre prassi e rifarsi ad esperienze di altri Stati Membri può essere un esercizio utile».

Quali sono i problemi principali della pubblica amministrazione italiana?

«Schematicamente sono quattro. Il primo è che si confonde la funzione con il funzionario. Il secondo, che mancano i processi. Il terzo che si separa la gestione delle attività da quella contabile e infine che tutta la pubblica amministrazione è pervasa da una cultura esclusivamente giuridica, mancando di professionalità tecniche».

Cosa rende difficile il reclutamento in Italia dei dipendenti della PA?

«Il meccanismo del concorso, che parte solo dopo che si è creata la vacanza. Quindi per tutto il tempo che dura il concorso il posto resta scoperto e si fa fronte a questa carenza con dei precari. Il fatto che si recluta cercando la persona adatta ad una mansione e non una persona con delle competenze, tra le quali quelle richieste dalla mansione. Questo rende poi la mobilità molto problematica».

Massimo Balducci

Quali sono le principali differenze con gli altri Paesi europei?

«Le buone amministrazioni hanno processi, separano la funzione dal funzionario e tengono insieme la gestione e la contabilità».

Quali sono i profili più richiesti dalla pubblica amministrazione italiana?

«Finora si sono cercati quasi esclusivamente profili giuridici. Sarebbero invece necessari profili tecnici».

Si prevede di estendere il reclutamento anche ai cittadini di altri Paesi Ue?

«La normativa già lo prevede. Troppo spesso capita però di leggere bandi di concorso aperti solo ai possessori della cittadinanza italiana».

 

Alessandro Butticé

Foto © Fondazione Francesco Fabbri, Ministero della Funzione Pubblica, ENA, Università Ca’ Foscari, Università di Milano, Università di Firenze, EIPA

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