Il 27 gennaio 1945 veniva liberato il campo di Auschwitz-Birkenau dove i nazisti uccisero oltre 1 milione di ebrei
Memoria condivisa, metabolizzata, strada maestra per un percorso di pace. Per non dimenticare il male che l’uomo fa al suo simile. Ricordare come richiamo alla propria memoria. «Solo conservando la memoria di un passato, che non potrà mai esser compreso veramente fino in fondo, potremo coltivare la speranza di una riconciliazione tra coloro che sono stati separati» ha scritto Gershom G. Scholem.
Il 27 gennaio 1945, giorno della liberazione di Auschwitz da parte dei soldati sovietici, era di sabato, shabbat, il giorno di riposo e di preghiera per gli ebrei.
Istituzione della giornata dedicata
Con la legge n. 211 20 luglio 2000, lo Stato italiano istituisce il “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Alla Camera 443 deputati votano a favore, nessuno contro. Quattro si astengono: il filosofo Lucio Colletti, l’ex ministro della Difesa Cesare Previti, l’ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso tutti, di Forza Italia. E l’ex esponente della sinistra alternativa Giulio Savelli editore, eletto nelle file di Forza Italia e poi passato al Ccd.
L’articolo 1 della Legge che istitutiva del “Giorno della Memoria” recita: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, come “Giorno della Memoria”. Al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte. Nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita ne hanno salvate altre e protetto i perseguitati».
È un atto di riparazione, di giustizia per cancellare la vergogna delle leggi razziali del 1938. Sono gli anticorpi contro il dilagare del fenomeno negazionista. “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo (…) Non bisogna ricadere nella tragedia del passato: “Alla fine di certe ideologie c’è sempre il lager”, ha scritto Primo Levi.
La memoria per conservare i ricordi di esperienze compiute; la memoria collettiva come archivio storico del passato di un popolo. Ed è sin troppo banale affermare che i gruppi che perdono la loro memoria perdono anche la loro identità.
Fonte Reuters
Bisogna intendersi sul termine olocausto, che indica un sacrificio religioso. Quanto messo in atto nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Majdanek, Chelmno, Sobibor, Treblinka, Belzec, Dachau, Bunchenwald, Mauthausen, Bergen-Belsen, non è stato un sacrificio religioso, bensì lo sterminio di un popolo. «Del popolo ebraico rimarrà soltanto qualche resto tra coloro che hanno trovato rifugio. Ora siete al corrente e tenete tutto questo per voi. In un lontano futuro, potremmo forse porci il problema se dire qualcosa di tutto ciò al popolo tedesco» ha dichiarato Heinrich Himmler nel suo discorso pronunciato a Posen (Polonia), il 6 ottobre 1943.
Capo delle SS e ministro dell’Interno del Terzo Reich, Himmler (la pronuncia suona come una sferzata) è stato l’artefice principale della “soluzione finale” degli ebrei nei campi di sterminio.
Il campo di concentramento principale
Auschwitz, complesso di edifici costruiti nei pressi della cittadina polacca di Oswiecim a 60 chilometri da Cracovia, era formato da:
- Auschwitz 1, campo principale o “Stammlager”;
- Auschwitz-Birkenau, campo di sterminio, la più importante struttura della morte mai concepita a memoria d’uomo;
- Auschwitz-Monowitz, dedicato all’industria dove veniva utilizzata manodopera rappresentata dagli internati.
Oltre 5 milioni di ebrei vengono sterminati nei campi della morte, 1.100.000 dei quali ad Auschwitz!
L’olocausto era inimmaginabile prima così come lo era anche quando era già in corso.
Liliana segre
In questi giorni che precedono il Giorno della Memoria, si stanno svolgendo le votazioni per il 13° presidente della Repubblica italiana. Tra i nomi che sono stati fatti c’è anche quello di Liliana Segre, deportata ad Auschwitz insieme al padre Alberto alla fine di gennaio 1944. Aveva 13 anni. Fu l’unica sopravvissuta e oggi testimonia l’orrore dei campi. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’ha nominata senatrice a vita il 19 gennaio 2018 «per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale».
Giovanni Paolo II
Vorrei chiudere questa riflessione sul “Giorno della Memoria”, riportando quanto pronunciato nella sua omelia da Giovanni Paolo II durante il pellegrinaggio al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau il 7 giugno 1979: «Mi inginocchio su questo Golgota del mondo contemporaneo, su queste tombe, in gran parte senza nome, come la grande tomba del Milite Ignoto. Mi inginocchio davanti a tutte le lapidi che si susseguono e sulle quali è incisa la commemorazione delle vittime di Birkenau nelle seguenti lingue: Polacco, Inglese, Bulgaro, Zingaro, Ceco, Danese, Francese, Greco, Ebraico, Yiddish, Spagnolo, Fiammingo, Serbo-Croato, Tedesco, Norvegese, Russo, Rumeno, Ungherese, Italiano. Auschwitz è un tale conto con la coscienza dell’umanità attraverso le lapidi che testimoniano le vittime di questi popoli che non lo si può soltanto visitare, ma bisogna anche pensare con paura a questa che fu una delle frontiere dell’odio».
Enzo Di Giacomo
Foto Wikipedia, Reuters, Ugei













