“Il carnevale a tavola”, l’accademia italiana della cucina a Sofia

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Carnevale

Intervista alla delegata della città bulgara, Penka Nesheva che ci spiega come funzionano gli incontri dedicati alla cucina nel Mondo

Nei giorni scorsi la delegazione di Sofia, una delle 67 all’estero dell’Accademia italiana della cucina, si è raccolta in una riunione conviviale per festeggiare il carnevale presso il ristorante “Da mamma Carla & Fabio” e degustare sapori tutti nostrani.

Per raccontare cos’è e di cosa si occupa l’Accademia italiana della cucina abbiamo intervistato la sorridente delegata di Sofia, Penka Nesheva.

Dottoressa, ci racconta cos’è l’accademia italiana della cucina?

«Si tratta di un’istituzione culturale fondata a Milano 1953 da Orio Vergani».

«L’accademia ha degli obiettivi che persegue grazie alle attività promosse dalle delegazioni in Italia e all’estero, rivolte alla tutela e alla valorizzazione della cucina italiana nel Mondo».

Questa serata a cosa è dedicata?

«Tra le tante attività promosse dalle delegazioni c’è la riunione conviviale, come quella a cui stiamo partecipando stasera per festeggiare il Carnevale»

«Il tema è: “Il Carnevale della Tavola”. Faremo un viaggio culinario: geografico da nord a sud e storico nel medioevo e carnevali di epoca romana. Presentando la diversità dei piatti tradizionali di carnevale da Regione a Regione. Naturalmente, la dovuta attenzione sarà riservata ai dolci di carnevale, influenzati dall’aroma di frappe e castagnole preparati da Mamma Carla. La celebrazione di questa festività sta diventando una tradizione per la nostra delegazione, che celebriamo ormai da tre anni».

«Un’occasione d’incontro e di scambio d’idee tra gli accademici, soprattutto, un momento di approfondimento dello stato della ristorazione del proprio territorio».

Come vengono organizzate queste cene?

«Prima della riunione con i commensali, viene scelto un ristorante nella zona della propria delegazione, proponendo e concordando con lo chef un determinato menu attenendosi alla diversità delle tradizioni e della cultura della zona».

C’è un rito di passaggio tra le edizioni?

«Certo. Ogni anno a ottobre una cena ecumenica pone fine a tutte le riunioni conviviali che ricominciano poi il mese successivo».

«La cena ecumenica è un evento che si tiene nello stesso giorno per tutte le delegazioni e ha il fine di celebrare il tema dell’anno corrente».

«Durante questo incontro viene presentato un libro che racchiude il lavoro svolto dalla delegazione in un intero anno».

Ogni anno l’Accademia sceglie un tema su cui sviluppare le attività, qual è quello di quest’anno?

Carnevale«”La tavola del contadino“: frugale nei giorni di lavoro, ma ricca nei giorni di festa e nelle ricorrenze agricole. Essa include sia i prodotti della terra che quelli della trasformazione del latte».

Quante volte ci si incontra con i membri della delegazione?

«I nostri incontri accademici sono almeno 6 all’anno. Purtroppo le attività dell’Accademia si sono fermate in questi due anni, a causa dell’emergenza Covid19, ma i membri della delegazione stanno lentamente cercando di tornare alla normalità, hanno tanta voglia di rimettersi in gioco e di continuare a promuovere la tradizione culinaria italiana in Italia e nel Mondo».

C’è qualcosa di caratteristico per l’attività delle delegazioni all’estero?

«Sì, questa è la settimana della cucina italiana nel Mondo, che si svolge ogni anno nella terza settimana di novembre. Si tratta di un’iniziativa del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, l’Accademia è partner istituzionale. Per noi, questo è uno degli eventi più significativi dell’anno. Invitiamo chef dall’Italia, organizziamo masterclass per studenticooking show, tavole rotonde, forum e tanti altri eventi dedicati alla cucina italiana».

 

Cecilia Sandroni

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