Peppino Impastato il giovane che pagò con la vita la sua lotta alla Mafia

0
1678
Peppino Impastato

“La Mafia uccide il silenzio pure” Impastato e Moro, due destini incrociati

L’Italia a cavallo degli anni 70/80 è caratterizzata da un clima di estremizzazione della dialettica politica che portò a non poche rivolte di piazza e ad atti di terrorismo.

Nota è la strage di Piazza Fontana e dell’ordigno che esplose sulla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano, causando numerose vittime e feriti. Episodio universalmente riconosciuto come innesco degli Anni di piombo e della Strategia della tensione.

In questo clima di inquietudine a Cinisi, un piccolo paese in provincia di Palermo, c’era un giornalista che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la Mafia: Peppino Impastato. Il cui anniversario della scomparsa ricade il 9 maggio.

Chi era Peppino Impastato

Giuseppe, questo il nome all’anagrafe nasce il 5 gennaio 1948 a Cinisi da una famiglia con stretti legami mafiosi. Il padre era membro dell’organizzazione criminale, tanto che venne mandato al Confino da Mussolini come volevano leggi fasciste, e una zia sposò il boss Cesare Manzella.

Peppino da sempre prese le distanze dai contatti mafiosi della famiglia entrando spesso in contrasto col padre che lo cacciò di casa.

Impegno politico

In seguito alla rottura paterna intraprese un’attività politicoculturale di sinistra. Si unì al Partito socialista italiano di Unità Proletaria (PSIUP) e fondò il giornalino L’idea socialista. Successivamente prese parte alle attività formative de Il Manifesto e di Lotta Continua con un ruolo da dirigente.

La Radio

Nel 1977 si procura antenna, mixer e fonda “Radio Aut”, radio libera autofinanziata nota per essere stata il suo strumento di denuncia nei confronti dei delitti e degli affari mafiosi che si svolgevano tra Cinisi e Terrasini, altro comune palermitano.

Andava in onda due volte al giorno, alle 20 e alle 23 con il “Notiziario di Radio Aut, giornale di controinformazione radiodiffuso” in cui si riportavano alcune notizie prese dai vari giornali.Peppino Impastato Radio Aut

Il palinsesto non era molto ricco di contenuti e la musica trovava grande spazio. In seguito con i programmi “Onda Pazza a Mafiopoli” e la “Stangata” cominciò a prendere di mira in maniera satirica la Mafia e la politica.

Il suo obiettivo preferito era Gaetano Badalamenti da lui ribattezzatoTano Seduto”: un capomafia con un ruolo di primo ordine del traffico di droga internazionale che esercitava il controllo sull’aeroporto.

Non diede mai peso alle minacce e alle continue pressioni della comunità locale. Nel 1978 si candida con la Democrazia Proletaria per le elezioni comunali.

L’omicidio

Per ordine di Badalamenti la notte del 9 maggio viene assassinato, in piena campagna elettorale. Il corpo, trovato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, adagiato su una carica di tritolo come stratagemma ordito dai criminali per infangarne il nome e distruggerne l’immagine facendolo passare per suicida.

Stampa, magistratura e forze dell’ordine inizialmente sostennero la tesi del suicidio. Solo grazie alla costanza del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta, dopo anni di battaglie, viene alla luce la verità dei fatti.

Quello stesso 9 maggio 1978 in via Caetani a Roma, fu ritrovato il corpo esanime dell’ex presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse. Una tragedia che segnerà per sempre il nostro Paese.

 

Gianfranco Cannarozzo

Foto © Antimafiaduemila, PalermoToday

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui