Commissario Sogin, sul nome pantano del Governo

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Il commissariamento della Sogin
Il presidente di Sogin Luigi Perri e l'Ad Emanuele Fontani, commissariati

La faccenda si dipana come in un gioco di specchi, che potrebbe far ritrovare Mite, Mef e Palazzo Chigi, inevitabilmente, in un percorso diverso da come ne era entrato, quello di fare dell’imposizione della gestione commissariale un’azione di trasparenza

Che tutto non fosse filato liscio, sul commissariamento della Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari), lo si poteva ben immaginare visto i trascorsi. Ma che si potesse rischiare di finire, come in un racconto, nel perdere di vista l’altro capo del filo sulla scelta del nominativo per il ruolo di commissario, questo rasenta uno scenario paradossale.

Il ritocco alla norma, dopo l’uscita di alcuni articoli

Fosse stato ancora in vita il grande Andrea Camilleri, che una certa esperienza in commissari, diciamolo pure, ce l’aveva, il ministero della Transizione Ecologica avrebbe potuto contare su un pratico consiglio. A quanto pare, dopo l’uscita di qualche articolo, dove noi per primi, sommessamente, avevamo fatto notare talune stranezze contenute nella norma di commissariamento, qualche ritocco è stato apportato.

I possibili intoppi nati sulla scelta del nome

È comparso il tetto per i compensi dei commissari e la loro durata in carica, che sarà stabilito da un apposito Decreto del Presidente del consiglio dei ministri. Ma la storia del provvedimento sembra essersi trovata di fronte un nuovo capitolo. Quello dell’incognita sulla presunta opzione di Rosaria (secondo i ben informati detta Sara) Romano, dirigente del Mite, per l’incarico di commissario dell’azienda nucleare.

L’aggrovigliato intreccio

Consiglio dei ministri

Un misterioso e assordante silenzio è sceso sulla questione. Probabile che al Mite qualcuno si sia accorto di trovarsi al cospetto di un possibile aggrovigliato intreccio. Che avrebbe creato più di qualche perplessità sulla scelta. L’immaginata soluzione, partorita nei meandri del Palazzo, poi svelata all’opinione pubblica, potrebbe causare più di qualche impaccio al Governo. Mettendo in luce alcune singolarità, come un vero e proprio colpo di scena.

La questione che potrebbe essere eticamente rilevante

L’intuizione o premonizione che al ministero aleggerebbe, evidenzia il timore su una questione che potrebbe essere eticamente rilevante. Un possibile conflitto di interessi di fatto, della dirigente dello stesso Mite, che la renderebbe un problema, anziché una soluzione. La faccenda si dipana come in un gioco di specchi. Che potrebbe far ritrovare Palazzo Chigi, inevitabilmente, in un percorso diverso da come ne era entrato. Fare del commissariamento un’azione di trasparenza.

Quando si impatta con la realtà della vita

Come spesso accade, la vita è intrinseca di vicende umane. Di storie personali che, alcune volte, senza volerlo finiscono per impattare con la realtà delle cose. Così come parrebbe nel caso della responsabile del dipartimento energia del Mite.

L’Accordo di cooperazione Italia-Russia

Si dà il caso che, il 5 novembre del 2003, l’Italia e la Federazione russa conclusero un Accordo di cooperazione, per una cifra di 360 milioni di euro, per lo smantellamento dei sommergibili nucleari radiati dalla Marina militare russa e per la gestione sicura dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito. Accordo, poi ratificato dal Parlamento italiano con la legge n. 160 del 2005 e rinnovato nel 2008, composto da ben 15 articoli.

Alla Sogin l’affidamento delle attività

All’articolo 3 vengono individuati, come organi competenti per l’attuazione da parte italiana, il ministero delle Attività Produttive (l’attuale Sviluppo Economico), per la parte russa, il ministero per l’Energia Atomica (Minatom) e Rosatom, l’azienda di Stato russa per l’energia nucleare. Alla Sogin, che ha una sede permanente a Mosca, sono affidati il coordinamento generale e lo svolgimento delle attività amministrative e operative finalizzate alla realizzazione dei progetti.

Il ruolo del Comitato direttivo paritetico

Nell’articolo 4 dell’accordo, viene anche prevista la costituzione di un Comitato direttivo paritetico, a livello governativo. Formato da due rappresentanti per ognuna delle due parti, con l’eventuale supporto di esperti. Il compito del comitato è di vigilare sull’andamento complessivo dell’accordo e proporre eventuali modifiche. Approvare i singoli progetti che vengono selezionati e dirimerne, ove possibile, eventuali controversie.

Il dirigente del Mise, in pensione, poi a capo del Comitato

Il commissariamento della Sogin
Il ministro del Mite, Roberto Cingolani

Proprio sul comitato direttivo ecco il sorprendente coup de théâtre, che potrebbe mettere a disagio il titolare del dicastero della Transizione Ecologica. Infatti, parrebbe che a capo del fatidico comitato ci sia stato, e forse vi potrebbe ancor essere, con decreto di nomina del Mise risalente al 2014, una persona molto apprezzata dalla stessa Romano, Giovanni Battista Narbone.

La prassi ricorrente del richiamare qualcuno in quiescenza

Secondo alcune voci, molto vicina a questa, parrebbe, alla stregua di un familiare. Narbone, in pensione da alcuni anni dal Mise dove aveva ricoperto il ruolo di dirigente, già nel 2015, con ministro Federica Guidi e capo di gabinetto, Vito Cozzoli, avrebbe ottenuto qualche consulenza presso la RSE Spa. Plausibile che sia una prassi ricorrente questa, del richiamare personale in quiescenza.

Quando si dice che sono sempre i migliori a lasciarci

Ma comunque non si può fare a meno di chiedersi, da comuni mortali, perché in una società pubblica, di diretta dipendenza del Mise, si debba, per forza di cose, ricorrere ad un suo ex dirigente per avere dei pareri? Come dire che, siccome, all’interno non vi fosse nessuno, altrettanto competente, e dato che sono sempre i migliori a lasciarci, si sia ricorso alla pratica del richiamo sotto altra forma. Chapeau!

Le perplessità sulla nomina

Il commissariamento della Sogin
Il ministro del Mef, Daniele Franco

Nelle ultime due settimane, da quando è filtrata l’ipotesi del nome della Romano, per il ruolo di commissario della Sogin, alcune perplessità si sono sollevate da più parti. Certo non dovute sulla persona, ma per una questione di opportunità sul ruolo rivesto da quest’ultima. Al punto da chiedersi se il ministro Roberto Cingolani (Mite) realmente possa mai avallare, in concerto con il ministro Daniele Franco (Mef) e Palazzo Chigi, questo passo.

Il dipartimento energia del Mite avrebbe avuto un ruolo di controllo

Se non altro perché potrebbe apparire incomprensibile all’opinione pubblica. Nello specifico agli italiani, finanziatori di fatto della Sogin, tramite la bolletta elettrica. Un piccolo dettaglio. Che chi avrebbe dovuto badare all’azienda, avendone le competenze specifiche come il dipartimento energia del Mite, nella gestione dei rifiuti nucleari, monitoraggio e coordinamento tecnico, sarebbe dovuta essere, probabilmente, proprio la Romano.

Eppure era stato lanciato l’allarme che qualcosa non andava in Sogin

Tutto questo, nonostante i continui campanelli d’allarme lanciati, fin dal 2020, dagli organi di stampa, interrogazioni parlamentari ed esposti del Codacons, alle quali qualcuno sembrerebbe aver voluto fare più orecchie da mercante e nascondere la polvere sotto il tappeto, che agire in modo tempestivo e appropriato.

Il nesso tra la Romano e il dirigente della Sogin non permetterebbe la discontinuità

Il dirigente Sogin, Ivo Velletrani, che durante una riunione del tavolo della trasparenza, in Basilicata, fu ripreso mentre faceva il punto della situazione.

A tutto questo, se si aggiunge il particolare che chi si possa essere interfacciato con la stessa Romano, da molti anni, sia stato un dirigente della Sogin, Ivo Velletrani, preposto ai rapporti istituzionali e regolatorio, qualcosa farebbe pensare che in questo ambito più cose non abbiano funzionato tra i due, dato i risultati ai giorni nostri. Stando a quel criterio definito di discontinuità, in una reale imposizione della gestione commissariale come potrebbe aver luogo questa, se i protagonisti principali sono sempre gli stessi?

L’incognita dei nomi presenti nel Comitato di cooperazione

Dulcis in fundo, la questione del famoso comitato di cooperazione Italia–Russia esposta dapprima, farebbe nascere più di qualche titubanza. Soprattutto se, per caso, si dovesse verificare la circostanza che a farne parte, oltre a Narbone come presidente, vi potrebbe essere, come membro, la stessa Romano. Beh, che dire! Non resta che attendere le sagge decisioni di Palazzo Chigi. Anche se più di qualche dubbio continua a permanere.

Gli effetti da scongiurare

Infatti, non vorremmo che qualcuno al Mite pensasse che, dato che la Sogin tratta materia in cui l’atomo la fa da padrona, proprio come avviene per questo elemento che si aggrega con unità stabili come le molecole, si possa allo stesso modo fare una bella aggregazione. Dando luogo ad un’ennesima grandiosa carica negativa all’interno della società nucleare. Come se i risultati di un recente passato non fossero bastati. Alla luce di tutto ciò, per uscire dall’impasse non è escluso che, alla fine della fiera, Palazzo Chigi possa puntare sulla figura di un manager puro o di un generale. Magari della Guardia di Finanza. Sui nomi vige il totale riserbo, o quasi.

 

Alessandro Cicero

Foto @ Startmag.it; presidenza.governo.it; parstoday.com; ricerca2.unibs.it; omniacon.it; greenreport.it; guidafinestra.it; Eurocomunicazione.com

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Alessandro Cicero
Alessandro Cicero è nato in Africa settentrionale, da genitori italiani di origine siciliana, si è trasferito da piccolo nella città di Salerno, oggi vive a Roma, svolge la sua attività tra la capitale e Londra. Scrive su alcune testate giornalistiche nazionali e su un organo di informazione europeo ed internazionale incentrato su tematiche politiche, economiche, industriali e su argomenti sociali e del lavoro inerenti il Parlamento Europeo e i rapporti con gli Stati membri ed esteri. È, inoltre, impegnato nella cura di rapporti istituzionali internazionali e di interfaccia con i media, creando campagne di stampa e cura dell’immagine istituzionale. Ha maturato esperienze nell’ambito del public relations, relations intelligence, crisis management e strategie digitali, corporate communication & public affair. È stato impegnato nello sviluppo e nella cura della comunicazione e delle relazioni esterne, anche in campagne di comunicazione elettorali internazionali. È stato consulente per l’elezione a Presidente della Repubblica di un importante Stato africano conseguendo la nomina, nell’ambito di quella specifica coalizione, di Consigliere per le Pubbliche Relazioni, Relazioni Istituzionali, Commerciali, Economiche per la Comunicazione in Italia e presso le Istituzioni Europee a Bruxelles. Ha fondato e diretto, come direttore editoriale, un settimanale nazionale sia cartaceo che online, ha scritto su alcune testate nazionali ed europee, ha partecipato come commentatore in alcune trasmissioni televisive come RaiNews24, Uno Mattina Rai, Rai Radio 1, Rai 2, intervistato su TG1 economia Rai. Tra le varie esperienze è stato osservatore per le elezioni presidenziali in Ucraina, nelle quali fu eletto Viktor Yushchenko e alcuni anni prima osservatore e corrispondente per le elezioni presidenziali in Albania, che portarono all’elezione di Sali Ram Berisha. Ha operato nel settore mass media, editoria e comunicazione in joint venture con la tedesco-romena Roumanainvest, il primo gruppo televisivo privato in Romania. Ha svolto incarichi nell’ambito del settore Ambiente ed Energia È stato cofirmatario, assieme all’amministratore delegato dell’Enel dell’epoca, Alfonso Limbruno e al Direttore Generale, Claudio Poggi, del Contratto Nazionale di Lavoro del Settore Elettrico nell’ambito delle relazioni industriali. Come editorialista e appassionato della materia, ha scritto e rilasciato anche interviste su organi nazionali d’informazione su temi di energia, ambiente, industria e riorganizzazione aziendale e di settori industriali, in particolare su aziende come ENI, Enel e Sogin.

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