Degustazione di vini internazionali a Roma per coinvolgere e mettere in relazione le donne produttrici all’insegna dell’amicizia e delle nuove conoscenze di questo mondo
Una degustazione di vini della Croazia, Ungheria e Lazio presso Palazzo Falconieri a Roma, ha il sapore di rinverdire e promuovere vini della tradizione e continuità territoriale fra i due Paesi europei e la Regione italiana. Una selezione s’intende.
Continuità territoriale che affonda le radici nell’impero romano: lo storico Dione Cassio scrive che nel 299 a.C. furono realizzati numerosi impianti di vitigni lungo il Danubio e il Reno per rifornire di vino le legioni di Roma. L’esercito romano era diventato uno strumento efficace di impianto e coltivazione della vite in tutta Europa.
Il vino come unione tra più Nazioni
C’è un fil rouge che lega la degustazione di Palazzo Falconieri e i territori su citati. Coinvolgere e mettere in relazione le donne produttrici dei vini del Lazio con le colleghe dalla Croazia e dall’Ungheria all’insegna dell’amicizia e delle nuove conoscenze in questo mondo. L’evento si è svolto con il patrocinio dell’Ambasciata d’Ungheria in Italia, dell’Ambasciata di Croazia in Italia, dell’Accademia d’Ungheria in Roma, dell’Ente nazionale croato per il Turismo, e degli Enti del Turismo delle Regioni in Croazia di Međimurje – la contea che storicamente è legata con Paesi confinanti Slovenia, Austria e Ungheria – e di Kaštela – vicino Trogir e Split Dalmazia Centrale, nonché di Ais Lazio- Associazione italiana sommelier.

Hanno partecipato Jasen Mesić, ambasciatore di Croazia; Ádám Zoltán Kovács, ambasciatore d’Ungheria; Zsolt Demko-Belánszky, ambasciatore d’Ungheria presso le organizzazioni alimentari e agricole dell’Onu a Roma; Rudi Grula, direttore Ente del Turismo contea di Medimurje; Nada Marsic direttrice Ente del Turismo Kastela; Marco Sanfilippo, vicepresidente di Ais Lazio; Manuela Zennaro, delegata per il Lazio dell’Associazione nazionale Le Donne del Vino; la Comunità di Sant’Egidio.
Numerosi i vini presenti alla degustazione: ogni Paese è stato rappresentato da 5 aziende produttrici
- Per la Croazia: Contea Međimurje (Croazia del Nord) Tea Dvanajščak Vuković per Vina DK; Tatjana Hažić per Vinska kuća Hažić (Wine house Hažić); Contea di Zadar (Dalmazia del Nord – Sud Croazia) Ana e Dario Fiolić per Vina i likeri Fiolić ; Jadranka Svaguša e Gino Matulić per G&J wine; Kaštela (Dalmazia centrale – zona vicino Trogir e Split – Croazia del Sud) Daniela Vuina per Vinarija Vuina.
- Per l’Ungheria: Villány region, Bock; Szekszárd region, Tűzkő – Antinori; Tokaj region, Patrícius; Juliet Victor ; Balaton region: Konyári.
- Per il Lazio: Marina Perinelli per Casale della Ioria – Piglio; Federica Ciucci per Azienda Agricola Ciucci – Orte; Cristina Piergiovanni per Casale Valle Chiesa – Frascati; Marina Boccia per Vini Vallemarina – Monte San Biagio; Carla Trimani per Colacicchi – Piglio.
Tra i vini presentati, ne analizziamo uno per ogni Paese
Croazia
Per la Croazia, che ha una superficie vitata di 23.500 ettari con una produzione annua di 952.000 ettolitri (Fonte: Assovini), va menzionato per il luogo di produzione (Kaštela-Trogir, Dalmazia centrale), per il vitigno (Zinfandel), per la conduzione famigliare dell’Azienda “Vinarija Vuina” che produce vini di qualità a Kaštel Štafilic, Trogir nella Dalmazia centrale.
La storia della Dalmazia, di cui l’isola Kaštela- Trogir è parte integrante, “è stata prima che una creazione etnica, una creazione unica della cultura mediterranea in una marca di confine la cui bellezza nuda ed enigmatica risente insieme, come i suoi abitanti, della Luna e del Sole” come ha scritto Enzo Bettiza, nato a Spalato.

Una piccola azienda che produce un ottimo Zinfandel insieme ad altri vini per una produzione annua di 25.000 bottiglie, metà delle quali destinate sui mercati degli Stati Uniti, Olanda, Finlandia. A rappresentare l’azienda Daniela Vuina che, oltre a partecipare alla fatica in vigna, assume anche il ruolo di ambasciatrice con uno spiccato senso del marketing.
Il Crljenac Stafileo 2016, dal vitigno Crljenac-Zinfandel (Primitivo), è rosso rubino scuro con riflessi, maturazione 12 mesi in barriques di rovere di Slavonia (Croazia), poi 24 in botti grandi di rovere (Slavonia) da 10 ettolitri. L’affinamento in serbatoi di acciaio inox per 12 mesi, per passare infine in bottiglia per altri 6-12. Con un risultato finale di esplosioni di profumi, dalle spezie orientali alla confettura di sottobosco. Questo vino richiama un altro primitivo eccellente prodotto in Puglia, a Manduria, da Gianfranco Fino, uno dei padri dell’enologia pugliese.
Ungheria
La vitivinicoltura ungherese trova ampio spazio sui mercati internazionali. Sono 65.000 gli ettari per una produzione di 270 milioni di litri all’anno e 32.000 produttori. Le Regioni vinicole sono 6 con 22 distretti vinicoli. Nella regione Tokaj, non soltanto vinicola ma una vera e propria identità nazionale, si produce il Furmint, tra i bianchi più diffusi in Patria e all’estero.

Quello degustato è Patricius Furmint 2021, caratterizzato da una piacevole mineralità e acidità elegante, con profumi di pesca e un tocco di mandorla.
Italia
Per il Lazio, che ha una superficie vitata di 23.500 ettari per una produzione di 1.552.000 ettolitri (fonte Assovini), abbiamo scelto in degustazione Cesanese del Piglio superiore Docg “Zero S” vino biologico senza solfiti dell’Azienda Casale della Ioria di Anagni. Una piccola azienda vitivinicola in provincia di Frosinone, che produce un ottimo Cesanese del Piglio fra le colline di Anagni e Paliano. Le bottiglie annue sono 80.000 su 38 ettari vitati. Un vino caratterizzato dall’alta qualità della materia prima. Cesanese di Affile 100% con macerazione sulle bucce in acciaio per 20 giorni. Affinamento in acciaio. Gradazione alcolica 14%.
Enzo Di Giacomo
Foto © Enzo Di Giacomo, Croazia.info (Trogir in apertura)













