Turchia, campagna elettorale incentrata sulla Palestina

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Turchia

İmamoğlu definisce Hamas un’organizzazione terroristica mentre Erdoğan è alle prese con il “genocidio di Israele”

Tutto indica che la battaglia per la presidenza turca sia iniziata dopo le recenti elezioni municipali. Le posizioni dei kemalisti e il modo in cui reagiscono alle azioni e alle parole del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan, sono indicative del cambiamento di clima nelle fila del Partito popolare repubblicano (CHP) da quando Ozgur Ozel ha assunto la presidenza e la guerra di Israele contro Hamas a Gaza è l’ultimo campo in cui il popolarissimo sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, si sia schierato con la linea del Governo.

Fidan: «Parteciperemo al caso di dichiarare genocidio le azioni di Israele»

Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha affermato che il suo Paese ha deciso di unirsi formalmente alla causa legale che il Sudafrica ha aperto contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia (ICJ).

Parlando in una conferenza stampa congiunta ad Ankara con il suo omologo indonesiano Retno Marsudi, Fidan ha annunciato che la Turchia presenterà una richiesta formale per intervenire nel caso contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia. «Speriamo che con questo passo, il procedimento si muova nella giusta direzione», ha dichiarato il ministro. Il Sudafrica ha presentato una denuncia accusando Israele di aver violato la Convenzione sul genocidio con la guerra di Gaza. Israele nega con veemenza che le sue azioni – che includono attacchi a ospedali, ambulanze e un blocco umanitario – costituiscano una violazione della Convenzione sul genocidio.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha descritto le azioni del Paese come crimini di guerra e genocidio e ha affermato che Hamas, che è considerata un’organizzazione terroristica da Israele, Usa e Unione europea, è un gruppo che combatte per la liberazione dei suoi territori e del suo popolo.

İmamoğlu: «Hamas è un’organizzazione terroristica»

Ekrem İmamoğlu, membro del principale partito di opposizione CHP e sindaco per la seconda volta a Istanbul, è ampiamente considerato il politico dell’opposizione più popolare in Turchia ed è visto come la carta forte in mano ai kemalisti nel loro tentativo di conquistare la più alta carica della Turchia. Durante un’intervista con la Cnn ha affermato che qualsiasi gruppo che uccide un gran numero di persone è un’organizzazione terroristica.

«Hamas, naturalmente, ha compiuto un attacco in Israele di cui ci rammarichiamo profondamente e qualsiasi struttura organizzata che compie atti terroristici e uccide persone in massa è considerata un’organizzazione terroristica da noi», ha affermato. Naturalmente, volendo evitare confusione tra il pubblico fanatico che è per lo più in Turchia a favore della Palestina (e in numero leggermente minore a favore della stessa Hamas), İmamoğlu si è affrettato a evidenziare le ingiustizie subite dai palestinesi da parte di Israele evidenziando il loro «trattamento brutale» da parte di Israele.

Il campo di Erdoğan all’offensiva

TurchiaIl portavoce del Partito per la giustizia e lo sviluppo (AKP) Omer Celik ha criticato İmamoğlu per i suoi commenti, dichiarando che erano «completamente sbagliati». Il partner politico di Erdoğan, leader dei Lupi grigi e presidente del Partito del movimento nazionalista (MHP), Devlet Bahçeli, ha affermato che il commento di İmamoğlu su Hamas significava che stava voltando le spalle ai bambini uccisi.

Jürter Ozcan, portavoce del CHP negli Stati Uniti, ha dichiarato a Media Line di aver precedentemente definito Hamas un’organizzazione terroristica, così come il nuovo leader del partito, Ozgur Ozel, lasciando intendere che questa è ora la posizione ufficiale del partito.

Lo scontro frontale con Erdoğan è una dichiarazione per la presidenza

È logico che il commento di İmamoğlu fossero rivolti principalmente a un pubblico internazionale, poiché il sostegno sconsiderato a Hamas all’interno della Turchia, a livelli che spesso raggiungono anche il “non importa cosa” proclamato da Erdoğan, non aiuterebbe la sua popolarità e darebbe un’altra spinta al presidente turco per iniziare a caratterizzarlo come untraditore della Turchia“, “traditore dell’Islam” e altri slogan simili con cui vengono scherniti coloro che non aderiscono alla linea dell’AKP. Questo è il motivo per cui le dichiarazioni erano rivolte alla comunità internazionale.

D’altra parte, İmamoğlu sembra essere sulla buona strada per la più alta carica della Turchia, poiché esce allo scoperto e parla in un momento così critico contro la linea del Governo, soprattutto perché il ministro degli Esteri ed ex capo del MIT ha dichiarato il tentativo di etichettare le azioni di Israele a Gaza come un genocidio. Deve essere finalizzato a dimostrare che è in grado di giudicare la politica estera del suo Paese o addirittura di plasmarla. Le sue parole mostrano agli osservatori esterni che lui sarebbe una soluzione più razionale rispetto al brusco e fanaticamente islamista Erdoğan, in quanto ha collocato Hamas nel quadro generale che caratterizza un terrorista e non ha fatto qualche pomposa dichiarazione, come Erdoğan fa di solito quando si tratta di lui e della Turchia, ignorando ciò che dicono le leggi e le norme internazionali.

 

George Labrinopoulos

Foto © Risk Intelligence, Wired Italy, AB Baskanligi, Yeni Arayis

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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