Georgia, il caos per le elezioni ha radici profonde

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Georgia

Dall’invasione russa alla mancata svolta europeista il percorso di Tbilisi è sempre più influenzato dalla guerra in Ucraina

Domenica mattina (27 ottobre 2024) la commissione elettorale centrale in Georgia ha dichiarato che il partito populista e filorusso Sogno Georgiano, che governa il Paese da 12 anni, ha vinto le elezioni legislative con più del 54% dei voti. La coalizione di opposizione filoeuropea, formata da quattro partiti, ha preso il 37,5%.

Da subito i leader dell’opposizione hanno dichiarato che non avrebbero accettato il risultato per via di diverse testimonianze di brogli elettorali e intimidazioni in tutte le Città. Anche la presidente georgiana, Salomé Zourabichvili, si è rifiutata di riconoscere il risultato delle elezioni bollandole come «totalmente falsificate» e puntando il dito su Mosca. «Il Paese è vittima di una operazione speciale russa, una moderna forma di guerra ibrida contro il nostro popolo», ha affermato.

L’ex presidente e leader dell’opposizione georgiano Mikheil Saak’ashvili, al momento in detenzione in una clinica penitenziaria a Tbilisi, che guidò l’incruenta Rivoluzione delle Rose nel 2003, ha indetto proteste antigovernative di massa a seguito delle contestate elezioni legislative. “Ovviamente nessuno dovrebbe entrare in Parlamento! Ora è il momento delle proteste di massa. Dobbiamo mostrare al Mondo che stiamo lottando per la libertà e che siamo un popolo che non tollererà l’ingiustizia”, ha scritto su Facebook.

Anche a Bruxelles l’attenzione è alta

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha inserito la Georgia nell’ordine del giorno del summit informale di Budapest, sottolineando che «queste presunte irregolarità devono essere seriamente chiarite e affrontate».

Parlando in una conferenza stampa, il capo della delegazione dell’Eurocamera, Antonio López-Istúriz White, ha definito le elezioni una «prova dell’arretramento della democrazia» in Georgia. Ma non ha risposto a chi gli chiedeva se ritenesse il voto «rubato», sottolineando che una tale valutazione non rientrava nei compiti della missione.

Intanto il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che si era subito congratulato con il suo omologo georgiano, Irak’li K’obakhidze, per quella che ha definito una «schiacciante vittoria», è atteso a Tbilisi per una visita di due giorni. Appena assunta la presidenza di turno della Ue, nel luglio scorso, si era recato a Mosca per un colloquio con Vladimir Putin e da allora ha continuato a sostenere la necessità di aprire un dialogo con la Russia.

L’alto rappresentante Ue per la Politica estera, Josep Borrell, ha affermato che Orbán «non rappresenta l’Ue» e ha precisato che «il presidente di turno dell’Unione non ha alcuna autorità in politica estera».

Elettori “ricattati”

La Commissione elettorale centrale ha reso noto che Sogno Georgiano ha avuto il 54,08% dei voti, aggiudicandosi 91 seggi sui 150 del Parlamento. La somma dei voti dei quattro Georgiapartiti dell’opposizione che hanno superato la soglia di sbarramento del 5% non va oltre il 37,5%. In un comunicato, la missione di osservatori Osce, Nato e Ue parla di “pressioni sui votanti, particolarmente dipendenti del settore pubblico” che, insieme a “un diffuso controllo degli elettori nel giorno del voto, ha suscitato preoccupazioni circa la possibilità di alcuni di votare senza paura di ritorsioni”.

“Nel 24% delle osservazioni” – si legge ancora nella nota – “la segretezza del voto è stata potenzialmente compromessa dal modo di inserire le schede nelle urne o dall’allestimento dei seggi”. Inoltre, “i rappresentanti di partito, soprattutto di Sogno Georgiano, hanno filmato le operazioni di voto e questo, come osservato, ha avuto un effetto di intimidazione“.

Secondo il premier georgiano K’obakhidze, invece, «uno dei fattori più importanti nell’assicurarsi la vittoria è stato il timore di una guerra. Se avessimo lasciato che l’opposizione arrivasse al Governo, avrebbe portato il Paese in guerra in una settimana». Inoltre, ha ribadito un tema caro alla campagna elettorale di Sogno Georgiano secondo il quale le forze filooccidentali vorrebbero spingere la Georgia a uno scontro con la Russia.

Richiesta di indagini

Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato di sostenere le richieste di approfondimento su eventuali infrazioni. “Condanniamo tutte le violazioni delle norme internazionali e ci uniamo agli appelli degli osservatori internazionali e locali per un’indagine completa su tutte le segnalazioni di violazioni elettorali”, ha dichiarato in un comunicato.

“Le segnalazioni di violazioni legate alle elezioni dovrebbero essere oggetto di un’indagine approfondita“, ha scritto su X un portavoce della Nato.

Molti tra i 3,7 milioni di georgiani hanno considerato il voto di sabato come un referendum sull’opportunità di entrare nell’Ue, dal momento che Bruxelles ha sospeso a tempo indeterminato il processo di adesione della Georgia all’Unione a causa di una “legge sull’influenza straniera” di stampo russo approvata a giugno. A pesare sulla richiesta permane anche la fragilità delle Istituzioni democratiche e la scarsa trasparenza del sistema economico, che ha portato Bruxelles a rifiutargli lo status di Paese candidato (a differenza di Ucraina e Moldavia) limitandosi al riconoscimento della “prospettiva europea” di Tbilisi.

 

Storia

Sogno Georgiano governa la Nazione dal 2012 ed è stato fondato dal miliardario Bidzina Ivanishvili, che ha la gran parte dei suoi interessi finanziari in Russia ed è sempre stato allineato alle posizioni del regime di Mosca. Nato come partito di orientamento socialdemocratico, negli ultimi anni si è avvicinato al Cremlino e ha adottato modalità di Governo sempre più autoritarie. Dopo mesi di tentativi, lo scorso maggio, il Parlamento controllato da Sogno Georgiano aveva approvato la cosiddetta “legge sugli agenti stranieri”, una norma molto simile a quelle approvate in Russia per silenziare l’opposizione, che obbliga le Ong che ricevono fondi stranieri a iscriversi in uno speciale registro.

La legge era stata fortemente contestata dalla popolazione e aveva scatenato proteste molto partecipate, appoggiate anche dalla presidente della Repubblica, che aveva cercato, invano, di bloccarla. La situazione aveva portato molti a pensare che a questa tornata elettorale, per la prima volta, l’opposizione avesse una vera possibilità di vittoria. Ciò anche perché quasi la totalità della popolazione georgiana è favorevole a un’entrata del Paese nell’Unione europea, cosa a cui Sogno Georgiano è sempre meno interessato. Nell’ultimo periodo i leader del partito hanno iniziato a riferirsi alle Istituzioni europee e all’opposizione come al “partito globale della guerra”.

Durante la campagna elettorale questo allontanamento dall’Unione (e avvicinamento alla Russia) era spiegato alla popolazione come una necessità di rimanere neutrali in seguito all’invasione dell’Ucraina nel 2022. Inoltre, nelle scorse settimane, gli attivisti di Sogno Georgiano hanno tappezzato Tbilisi con manifesti che mostravano Città ucraine ridotte in macerie affiancate a idilliaci paesaggi georgiani, con la scritta “Scegliete la pace, non la guerra“. (Foto in evidenza, ndr).

L’invasione russa

Dopo mesi di tensione alimentate da Mosca nell’agosto del 2008 un scontro tra le truppe di Tbilisi e le forze separatiste appoggiate dal Cremlino nel territorio georgiano nell’Ossezia del Sud diedero inizio all’invasione russa, che si estese rapidamente anche all’Abkhazia. La guerra durò cinque giorni, ma fu molto violenta. Morirono più di duecento soldati e trecento civili, costringendo migliaia di georgiani a lasciare le zone in cui vivevano.

Dopo la guerra la Russia riconobbe l’indipendenza degli Stati fittizi dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, inviando truppe permanenti per rafforzare la sua impronta militare nel Caucaso meridionale. Ancora oggi il 20% della Georgia rimane occupato da soldati russi e forze filorusse e, nonostante il miglioramento delle relazioni, il Cremlino continua a usare la sua presenza militare per intimorire.

Poche conseguenze

Questo conflitto è ampiamente riconosciuto come un punto di riferimento nella transizione dall’era della cooperazione tra la Russia postsovietica e l’Occidente a un clima di relazioni sempre più tese, ma all’epoca la reazione all’aggressione della Georgia si rivelò estremamente debole. Mosca non subì grosse conseguenze e, addirittura, il cessate il fuoco negoziato dall’allora presidente francese Nicolas Sarkozy per conto dei leader dell’Unione favorì gli interessi russi. Un anno dopo gli Stati Uniti della nuova amministrazione di Barack Obama si affrettarono a chiedere un reset delle relazioni con il Cremlino, celebrato con la stretta di mano tra Obama e Medvedev (all’epoca presidente russo) al G20 di Londra dell’aprile 2009. Successivamente la Germania continuò a sviluppare il gasdotto Nord Stream (inaugurato nel 2011) e a progettarne il raddoppio, aumentando insieme all’Italia la dipendenza dal gas russo.

Sei anni dopo la Russia ha intrapreso una campagna militare contro l’Ucraina – anch’essa colpevole di cercare la sicurezza della Nato e le opportunità dell’Unione europea – occupando la Crimea e scatenando la guerra civile nel Donbass riesumando il copione del genocidio da parte del Governo locale contro la popolazione russofona (già visto in Georgia), fino all’invasione su vasta scala di due anni fa.

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Ginevra Larosa

Foto © JAMnews, Sputnik, YouTube, Kvirispalitra.ge

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