Trump esorta Putin a fermarsi e punta il dito contro Zelensky

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Incerto un incontro tra il capo della Casa Bianca e la presidente della Commissione europea per cercare di raggiungere un accordo commerciale

Donald Trump torna a farsi sentire sulla guerra in Ucraina e lo fa con toni duri nei confronti di entrambe le parti in conflitto. In un post pubblicato su Truth Social, il presidente alla Casa Bianca ha condannato apertamente i recenti bombardamenti russi su Kiev, costati la vita a nove civili, definendoli “non necessari” e “in un momento molto sbagliato”.

Vladimir, fermati. Cinquemila soldati a settimana stanno morendo, chiudiamo questo accordo di pace”, ha scritto, rivolgendosi direttamente al presidente russo. Un appello che si inserisce in un momento di crescente tensione sul fronte ucraino, aggravato dal rifiuto da parte di Kiev di una proposta di compromesso che avrebbe lasciato alla Russia la Crimea in cambio della restituzione di altri territori occupati e della cessazione dei combattimenti.

Ma il presidente non risparmia critiche nemmeno al leader ucraino Volodymyr Zelensky, definito «l’interlocutore più difficile» tra i protagonisti del conflitto. «Pensavo che sarebbe stato più semplice trattare con lui, ma si è rivelato più ostinato di Putin», ha dichiarato Trump durante un’intervista dallo Studio Ovale, aggiungendo che la Russia sembrerebbe ora più disposta a trovare un’intesa. «Penso che abbiamo un accordo con Mosca. Ora dobbiamo vedere se è possibile averne uno anche con Kiev». Sulla stessa linea anche il vicepresidente JD Vance, che ha lanciato un monito diretto all’Ucraina: «Ora tocca a loro dire sì. In caso contrario, gli Stati Uniti sono pronti a lasciare il processo di pace».

La posizione espressa da Trump e dai vertici repubblicani rischia di riaccendere il dibattito internazionale sulla gestione del conflitto e sul ruolo della diplomazia statunitense, in una fase in cui il fronte del dialogo appare sempre più fragile.

Possibile incontro

I funerali di Papa Francesco, in programma per domani (26 aprile 2025) a Roma, potrebbero trasformarsi in un’occasione di alto profilo anche sul piano diplomatico. La Commissione europea sta infatti valutando la possibilità di un incontro tra la presidente Ursula von der Leyen e il capo della Casa Bianca, Donald Trump, nel contesto delle celebrazioni funebri che si terranno nella Capitale italiana. A riferire è Paula Pinho, portavoce dell’esecutivo comunitario, nel corso del consueto briefing con la stampa a Bruxelles. «Al momento non vi è alcuna conferma ufficiale, ma nel caso ci fossero sviluppi, provvederemo a informarvi tempestivamente», ha precisato.

Secondo quanto comunicato, la partecipazione della presidente von der Leyen alla cerimonia funebre rappresenta il motivo principale del viaggio in Italia. Tuttavia, l’ipotesi di un colloquio bilaterale con il presidente statunitense non è esclusa. «Non escludiamo che possa esserci uno scambio diretto con il presidente Trump» – ha aggiunto la portavoce – «sebbene, al momento, non ci siano dettagli concreti».

Si cerca di evitare una nuova guerra commerciale

Un eventuale incontro tra i due leader potrebbe rivelarsi strategico per i fragili equilibri commerciali tra Unione europea e Stati Uniti. Sebbene la riunione non sia ancora ufficialmente confermata, l’appuntamento si profila come un’opportunità chiave per affrontare la crescente tensione sul fronte dei dazi doganali.

Washington ha recentemente minacciato nuove tariffe sulle esportazioni europee, colpendo settori nevralgici come l’automotive, l’acciaio, l’alluminio e i prodotti alcolici – in particolare vini e champagne – in risposta alle misure europee già attive nei confronti del whisky americano. Le prospettive di un’escalation commerciale hanno già avuto ripercussioni sensibili sui mercati europei, con perdite miliardarie in termini di capitalizzazione azionaria.

Bruxelles, dal canto suo, ha reagito con fermezza. La Commissione ha attivato lo TrumpStrumento anticoercizione“, un meccanismo volto a contrastare pratiche commerciali ritenute aggressive, e ha rilanciato la proposta di un accordo “zero-for-zero”, che prevede la reciproca eliminazione dei dazi su beni industriali. Un faccia a faccia potrebbe rappresentare il primo passo verso la distensione, aprendo uno spiraglio per ricostruire il dialogo transatlantico su basi di equità e reciprocità.

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha lasciato intendere che un vertice bilaterale non sarebbe nei piani, anche per ragioni logistiche. «È molto complicato organizzarlo», ha sostenuto rispondendo ai giornalisti a margine della commemorazione di Papa Francesco a Montecitorio. «Come si fa a tenere un vertice subito dopo un funerale, con Trump che si muove con decine di auto al seguito?».

La tregua

La Casa Bianca ha annunciato una sospensione temporanea di 90 giorni sulle nuove tariffe previste per le importazioni europee, definendola una “finestra cruciale” per il dialogo. L’iniziativa è stata presentata come un’apertura diplomatica: durante questo periodo, i Governi stranieri saranno invitati a recarsi a Washington per incontrare il presidente Trump e cercare un’intesa che possa scongiurare una escalation commerciale.

Tuttavia, restano forti dubbi sulla reale equità del compromesso offerto. Le condizioni restano poco trasparenti e crescono le preoccupazioni che l’accordo possa risultare sbilanciato a favore degli interessi statunitensi. Il sospetto, condiviso in ambienti europei, è che si tratti più di una strategia negoziale per guadagnare tempo e pressione, piuttosto che di una vera volontà di conciliazione.

Bruxelles osserva

Nonostante la Commissione europea detiene l’esclusiva competenza in materia di politica commerciale, finora non si è registrato alcun contatto diretto tra Trump e la von der Leyen. Una circostanza che non sembra però influenzare l’ottimismo mostrato dal leader americano. «Sono certo che ci sarà un accordo commerciale, al cento per cento», ha dichiarato il presidente statunitense durante un incontro ufficiale con il premier italiano Giorgia Meloni, svoltosi a margine delle commemorazioni per la morte di Papa Francesco. «Lo vogliono davvero tanto e sono convinto che troveremo un’intesa. Ma sarà un accordo equo», ha sottolineato, lasciando intendere che l’iniziativa spetterebbe in primo luogo all’Unione europea.

Le pressioni per raggiungere un’intesa sono forti su entrambi i fronti, ma le motivazioni divergono. Per Bruxelles si tratta di evitare le gravi ricadute economiche che deriverebbero dall’introduzione di nuovi dazi sulle esportazioni europee, in particolare nei settori dell’auto, dell’acciaio, dell’alluminio e dei prodotti agricoli. Per Washington, invece, un’intesa potrebbe rappresentare un segnale rassicurante per i mercati internazionali, oltre che un’importante vittoria politica per Trump in un momento delicato sul fronte interno.

In questo contesto, l’assenza di un dialogo diretto appare significativa, mentre gli equilibri tra potenze economiche si giocano anche sul terreno della diplomazia personale.

 

George Labrinopoulos

Foto © NDTV, Euronews, FASI.biz,

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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