Italia mediatrice sull’asse transatlantico

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Meloni

Meloni attesa a Washington per affrontare il nodo dazi come rappresentante dell’Unione, ma convinta che il mercato europeo debba consolidarsi

L’Italia si candida a svolgere un ruolo di ponte tra Europa e Stati Uniti in un momento delicato per gli equilibri commerciali globali. Il prossimo 17 aprile, il premier Giorgia Meloni incontrerà il presidente Donald Trump a Washington per affrontare in maniera diretta la questione delle tariffe doganali imposte dagli Usa ai prodotti europei, con particolare attenzione a quelli italiani.

L’iniziativa nasce dalla volontà di Roma di tutelare i propri interessi economici in un contesto internazionale sempre più segnato da tensioni protezionistiche. Meloni ha espresso forte preoccupazione per l’impatto che l’inasprimento dei dazi potrebbe avere su settori strategici per il Made in Italy, come la componentistica automobilistica e l’agroalimentare di qualità. Pur rappresentando “solo” il 10% dell’export nazionale, le esportazioni verso il mercato statunitense restano un asset fondamentale per centinaia di imprese italiane, soprattutto piccole e medie, che rischiano di essere danneggiate da un irrigidimento delle politiche commerciali americane.

L’obiettivo dell’incontro non sarà solo quello di difendere i prodotti italiani, ma anche di favorire un dialogo più costruttivo tra Bruxelles e Washington, partendo dalla posizione dell’Italia come interlocutore credibile, forte di relazioni consolidate su entrambi i fronti. Meloni intende promuovere un approccio negoziale improntato al realismo e alla cooperazione, nel tentativo di evitare una pericolosa spirale di ritorsioni commerciali che finirebbe per indebolire l’intero tessuto produttivo europeo.

Il faccia a faccia con Trump potrebbe dunque segnare un passaggio chiave per ristabilire un clima di fiducia reciproca e riaffermare il valore della stabilità economica transatlantica, in un momento in cui le priorità internazionali — dalla sicurezza energetica alla difesa comune — richiedono coesione, non divisione. L’Italia si muove quindi non solo per proteggere i propri interessi, ma anche per rilanciare un’idea di Europa protagonista, capace di negoziare da pari con i suoi principali partner.

Un confronto a tutto campo

In vista dell’incontro bilaterale gli esponenti di primo piano dell’esecutivo – dal ministro della Difesa Guido Crosetto al titolare del dicastero dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – sottolineano con chiarezza che sul tavolo non vi sarà soltanto il tema, pur centrale, delle tariffe doganali. Il colloquio si preannuncia infatti come un confronto articolato, che spazierà dai principali dossier di politica internazionale alla cooperazione strategica in ambiti sensibili come energia, difesa e sicurezza globale.

In particolare, verrà riaffermata la necessità di un sostegno costante all’Ucraina, nel contesto della stabilità dell’Europa orientale. Non a caso, la questione è stata recentemente anche al centro di un colloquio bilaterale tra il premier Meloni e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, a conferma della volontà italiana di mantenere alta l’attenzione sul conflitto e di promuovere una risposta comune, coesa e duratura da parte dell’Occidente.

Anche le tensioni in Medio Oriente, il futuro delle politiche energetiche europee e il rafforzamento della cooperazione industriale in ambito militare saranno oggetto di discussione. L’Italia, in tal senso, intende promuovere un approccio multilaterale che metta al centro il dialogo, l’equilibrio tra esigenze economiche e strategiche, e il principio di solidarietà euroatlantica. Il confronto con gli Stati Uniti rappresenta dunque un’opportunità per rilanciare il ruolo dell’Italia come interlocutore affidabile, capace di favorire soluzioni condivise in un momento di forti turbolenze globali.

In accordo con tutti

Secondo il vicepremier, ministro dei Trasporti e segretario della Lega, Matteo Salvini, la missione di Meloni negli Usa sarà «delicata, non c’è niente di semplice, ma fortunatamente abbiamo buoni rapporti con tutti»

«Il viaggio della premier va sostenuto da tutti» afferma il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.

«Noi guardiamo solo l’interesse nazionale ed europeo che ovviamente difendiamo», rilancia il ministro delle Politiche agricole, Francesco Lollobrigida.

Un incontro bilaterale quello tra il capo dell’esecutivo e il presidente americano che, nelle intenzioni della maggioranza, servirà a rafforzare il patto atlantico, e che Bruxelles guarda con favore. “La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen e il premier, Giorgia Meloni, sono state in contatto regolare”, ha fatto sapere la Commissione europea.

Sfida complessa

Il premier italiano si rivolge direttamente alle categorie produttive nel corso del suo incontro, invitando «ognuno a fare la sua parte» perché «la sfida è complessa. Niente allarmismi o panico, serve fare fronte comune. Forti della nostra ritrovata credibilità, forti di una politica di bilancio che è stata estremamente seria e che diciamo non ha gettato soldi dalla finestra, e chiaramente con questo quadro di riferimento, quello che io vorrei fare è sottoporre alle categorie produttive, al mondo del Made in Italy e a tutte le organizzazioni datoriali e sindacali, un nuovo patto per fare fronte comune rispetto alla nuova delicata congiuntura economica che stiamo affrontando».

Secondo quanto riferito da fonti governative, Meloni ha espresso con chiarezza la necessità per l’Unione europea di riconsiderare in profondità il proprio approccio normativo in un contesto internazionale sempre più complesso. «Se l’Europa pensa di poter superare questa fase storica continuando a ignorare la realtà dei fatti o insistendo su una logica di iperregolamentazione, rischia di non sopravvivere a lungo termine. E in questo caso» – ha dichiarato il premier – «il problema non sarebbero soltanto i dazi americani, ma la tenuta stessa del progetto europeo».

Agire

Il presidente del Consiglio ha quindi richiamato l’attenzione su un altro snodo cruciale: la necessità di salvaguardare il mercato interno europeo da squilibri derivanti da dinamiche globali, in particolare dalla sovrapproduzione proveniente dalla Cina e da altri Paesi asiatici che potrebbero riversare i propri eccessi di produzione nel mercato europeo, a seguito dell’imposizione di dazi da parte statunitense.

«Su questo fronte» – ha osservato Meloni – «è giunta una proposta importante e condivisibile da parte della presidente von der Leyen: la creazione di una task force incaricata di monitorare le importazioni. L’Italia sostiene convintamente questa iniziativa, che riteniamo strategica per tutelare la competitività delle nostre imprese e la sostenibilità del nostro mercato interno». Infine ha sottolineato che quella delle importazioni è una delle questioni chiave che l’Unione europea sarà chiamata ad affrontare nelle prossime settimane, in una fase di transizione che richiede decisioni responsabili, visione strategica e pragmatismo.

Pechino pensa già ad altri mercati

La visita della Premier Meloni da Trump si trova in questo contesto oggi con le due maggiori economie del mondo che si stanno dirigendo verso un “divorzio”, che probabilmente durerà per il resto dell’anno e, come si può vedere oltre, dopo un mese, durante il quale la Cina ha visto un enorme aumento delle sue esportazioni e il suo surplus commerciale totale che ha raggiunto i 103 miliardi di dollari. Un flusso commerciale sempre più squilibrato è uno dei problemi che Donald Trump sostiene di voler risolvere con i suoi dazi, innescando misure “tit-for-tat”, che ora si stanno evolvendo in una guerra commerciale.

Sebbene Trump abbia escluso molti popolari dispositivi elettronici di consumo dalle tariffe del 125% sui prodotti realizzati in Cina – almeno per ora – Pechino lo ha definito un “piccolo passo” e ha invitato Washington a fare un “grande passo” per allentare le tensioni commerciali. Il loro confronto sta già rimodellando il commercio globale, con spedizioni quasi record che sono fluite dalla Cina al sudest asiatico il mese scorso.

La questione si risolverà?

La promozione delle spedizioni in vista dei massicci aumenti tariffari che Trump ha imposto ha anche contribuito a quella che è stata probabilmente l’ultima esplosione del commercio con gli Usa. Il surplus commerciale ha rappresentato più di un quarto del totale di marzo. Nel complesso, le esportazioni del mese scorso in termini di dollari hanno superato di gran lunga le previsioni e sono aumentate del 12,4% rispetto allo scorso anno, ha rivelato l’autorità doganale cinese, invertendo un calo del 3% a febbraio.

Gli effetti della separazione economica tra i due Paesi inizieranno probabilmente a materializzarsi già questo mese, con poche indicazioni che le due parti siano disposte a fare marcia indietro e ridurre le loro tariffe. La scorsa settimana il ministero del Commercio cinese ha descritto l’uso di tariffe taglienti come uno “scherzo”. Tuttavia, il segretario al Commercio statunitense, Howard Lutnik, ha dichiarato allo show This Week della ABC, «ci aspettiamo tutti che i presidenti Trump e Xi risolvano la questione».

 

George Labrinopoulos

Foto © ilfogliettone, Depositphotos, Conquiste del Lavoro, Nepali Times

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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