Parisi e Torchiaro: l’unione che dà voce a chi non può più essere ignorato

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Parisi e Torchiaro: l’unione che dà voce a chi non può più essere ignorato

Dal trauma del 7 ottobre a un nuovo impegno: intervista a Stefano Parisi

Dopo l’attacco terroristico contro Israele del 7 ottobre 2023, Stefano Parisi ha deciso di fondare Setteottobre, un’iniziativa culturale e informativa nata per contrastare il silenzio, la disinformazione e l’odio che si sono diffusi in molte aree dell’opinione pubblica. In questa intervista, Parisi racconta le ragioni profonde del progetto, gli obiettivi e il ruolo fondamentale della testimonianza.

Perché Stefano Parisi ha sentito il bisogno di creare Setteottobre?

«Perché ciò che è accaduto il 7 ottobre 2023 non può e non deve essere dimenticato. È stata una ferita profonda non solo per Israele e per il popolo ebraico, ma per chiunque creda davvero nella libertà, nella dignità umana e nel valore della vita. Setteottobre nasce a novembre dello stesso anno per dare voce a chi rifiuta il silenzio, la disinformazione e l’odio mascherato da giustizia. Vogliamo ricordare, capire, raccontare. E farlo con serietà, ma anche con empatia, con partecipazione vera».

Cosa ha significato per lei quella data?

«Il 7 ottobre è stato uno spartiacque morale e politico. La brutalità degli attacchi ha lasciato il Mondo senza parole. Ma ancora più inquietante è stato ciò che è successo subito dopo: il montare di una narrazione distorta, in cui Israele è passato da vittima a colpevole. Una tempesta mediatica che ha travolto giornali, social, scuole, università, ambienti culturali. Un’ondata ideologica che ha stravolto i fatti, alimentando odio sotto le spoglie di una presunta giustizia».

Come ha reagito l’Occidente?

«Purtroppo, con debolezza e ambiguità. L’Occidente ha scelto la comodità del distacco, ha chiuso gli occhi davanti al dolore di migliaia di famiglie israeliane, alle atrocità commesse, ai rapimenti. Ha tollerato e in certi casi amplificato la voce di Hamas, dimenticando le vittime e oscurando la verità. Questo è inaccettabile. È un cedimento non solo politico, ma etico».

Da poche settimane è nato il nuovo magazine Setteottobre che sarà diretto da Aldo Torchiaro. Qual è la missione concreta di questa iniziativa editoriale?

«Vogliamo creare uno spazio libero e sicuro, dove informarsi senza paura di essere etichettati, dove si possano ascoltare voci autentiche e confrontarsi con rispetto. Uno spazio per chi cerca verità, non slogan. Per chi crede ancora che esistano valori non negoziabili: libertà, giustizia, umanità. E per chi sente il bisogno di dire “io non ci sto”, in un’epoca in cui il conformismo rischia di soffocare il pensiero critico».

Ha parlato spesso del bisogno di raccontare le storie personali

ALDO TORCHIARO, GIORNALISTA DE IL RIFORMISTA

«Sì, perché sono le storie vere a smuovere davvero le coscienze. Sono i volti, le voci, le vite quotidiane spezzate o segnate per sempre a restituire umanità a ciò che spesso viene raccontato solo come geopolitica o cronaca militare. Raccontarle significa ridare dignità alle vittime, ma anche offrire uno sguardo più profondo e meno ideologico su ciò che sta accadendo. Per questo sono particolarmente felice della collaborazione con Aldo Torchiaro. È un giornalista di grande esperienza e rigore, che non ha mai avuto paura di affrontare temi scomodi, anche quando significava esporsi personalmente. Ha lavorato su inchieste delicate, sempre con passione, onestà intellettuale e rispetto per i fatti. In un panorama mediatico spesso polarizzato, Torchiaro rappresenta una voce indipendente, seria, capace di scavare a fondo e di raccontare senza filtri».

«Con lui, il magazine Setteottobre potrà portare alla luce storie dimenticate, testimonianze dirette, ma anche denunciare le narrazioni manipolate che alimentano l’odio. Il suo contributo sarà fondamentale per costruire un’informazione libera, coraggiosa, capace di emozionare e far riflettere, ma anche di offrire strumenti per capire davvero».

A chi si rivolge?

«A chi cerca risposte. A chi si sente confuso e non si accontenta delle semplificazioni. A chi rifiuta l’odio travestito da militanza. Ma soprattutto ai giovani: ragazzi e ragazze che, in Israele, vivono ogni giorno in prima linea per proteggere le loro famiglie e il loro futuro. A loro dobbiamo attenzione, verità e rispetto. E dobbiamo offrire ai giovani di tutto il Mondo strumenti per capire, per scegliere, per costruire ponti anziché barriere».

In una parola, cosa rappresenta Setteottobre per lei?

«Memoria. Ma non la memoria rituale, commemorata una volta l’anno. Parlo di una memoria attiva, che scuote le coscienze, che spinge a prendere posizione, che invita a non restare in silenzio. Solo attraverso una memoria viva possiamo costruire un futuro più libero, più onesto, più giusto».

 

Andrea Fiore

Foto © Setteottobre.com

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