Erdoğan rilancia la Turchia nella Nato e nel Mediterraneo

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Rutte elogia Ankara, Macron tende la mano, la Turchia media su Ucraina e Gaza e punta a un accordo marittimo strategico con l’Egitto

Recep Tayyip Erdoğan si sta trasformando da “paria” in protagonista degli sviluppi nel Mediterraneo, cercando di rendere “grande” la Turchia, visto che, dopo gli Stati Uniti, ha ristabilito i rapporti con la Francia di Macron e ora cerca un ruolo nella questione ucraina.

Secondo Deutsche Welle, il caso della Nato è indicativo del cambiamento di atteggiamento dell’Occidente nei confronti di Ankara. Il colloquio telefonico che il presidente turco ha avuto ieri con il segretario generale della Nato, su iniziativa di Mark Rutte, ha inviato un messaggio clamoroso: gli alleati vogliono che la Turchia rimanga in stretto coordinamento con l’Alleanza.

Rutte ha riferito a Erdoğan che la Turchia, come forte alleato da oltre 70 anni, offre «contributi inestimabili alla nostra sicurezza comune, svolge un ruolo chiave nel processo di pace in Ucraina e rimane uno dei membri importanti della NATO», si legge nella dichiarazione di Rutte. È anche importante che Rutte ed Erdoğan abbiano sottolineato il «ruolo importante della Turchia nella sicurezza del Mar Nero, legato agli sviluppi in Russia». Ma la cosa più interessante è stato l’annuncio di Rutte che l’Alleanza terrà il suo vertice annuale ad Ankara, nel luglio 2026, presso il complesso presidenziale.

La scelta della capitale turca come sede del vertice del prossimo anno lancia un messaggio di ripristino delle relazioni tra Occidente e Turchia, dopo che Ankara ha ritardato di circa 20 mesi tra il 2021 e il 2023 l’approvazione dell’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, con la motivazione che tolleravano la presenza di attivisti curdi sul loro territorio. E, naturalmente, il presidente turco aveva causato un’intensa insoddisfazione nell’Alleanza con l’acquisto dell’S400 russo nel 2019. Ma le relazioni tra Stati Uniti e Russia sono a livello di comprensione, piuttosto che di confronto, e la questione non sembra più essere di interesse per la Nato.

«Il mio caro amico Macron»

Francia e Turchia hanno messo da parte le loro differenze di lunga data e sembrano essere d’accordo su molte questioni attuali, come quella ucraina e la tragedia di Gaza, mentre guardano avanti a una stretta cooperazione in molti settori, in particolare quello dell’industria della difesa. In una conversazione telefonica avviata dal presidente francese, il presidente turco ha definito Macron il suo «onorevole amico» e ha detto che i due hanno concordato di sviluppare la cooperazione tra i loro Paesi.

«Il mio caro amico Macron e io abbiamo concordato di rafforzare la cooperazione tra Turchia e Francia», ha sostenuto Erdoğan, esprimendo la speranza che la discussione produca risultati positivi per le due Nazioni. «La Turchia attribuisce grande importanza allo sviluppo della cooperazione con la Francia e continuerà ad adottare misure per promuovere le relazioni in molti settori, in particolare nell’industria della difesa».

Ruolo nella questione ucraina

Sulla questione più attuale del momento, la guerra in Ucraina, il presidente turco ha osservato che gli sforzi di Ankara per porre fine alla guerra Russia-Ucraina con una pace giusta continuano e che la parte turca sta monitorando da vicino gli incontri in Alaska e Washington. Ha detto ancora una volta che la Turchia è pronta a ospitare tutti gli sforzi nei colloqui di pace tra Ucraina e Russia.

Gaza in cima all’agenda

Su Gaza, ha sottolineato che la Turchia sta cercando di raggiungere un cessate il fuoco in una Regione che sta vivendo una grave catastrofe umanitaria, e che è necessario frenare l’avventatezza di Israele, che ha accelerato i suoi piani per occupare Gaza. Infatti, ha detto che «la catastrofe umanitaria a Gaza è stata senza dubbio una delle questioni più importanti all’ordine del giorno del nostro incontro». La Francia, come è noto, riconosce la Palestina e sostiene la soluzione dei due Stati, quindi su questo tema i due presidenti avevano opinioni identiche.

La loro comunicazione sembra tuttavia continuare, e hanno persino concordato di discutere le questioni in modo più approfondito a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che si terrà a New York a settembre.

Le pressioni di Erdoğan sul Cairo per le zone marittime

Dopo il riavvicinamento militare e diplomatico tra Turchia e Libia, Ankara ha ora rivolto la Erdogansua attenzione all’Egitto. Secondo fonti diplomatiche contattate dal giornale turco, Ankara ha presentato al Cairo una mappa della distribuzione della giurisdizione marittima che è compatibile con il diritto internazionale ed economicamente attraente. Secondo quanto riferisce il giornale filogovernativo, l’Egitto, che nel 2020 ha firmato un accordo parziale con la Grecia sulle aree di giurisdizione marittima, ha iniziato a rivedere i saldi dopo la proposta di Ankara.

La zona marittima proposta dalla Turchia è circa tre volte più grande di Cipro. Ciò offre opportunità economiche che vanno ben oltre quelle presentate nelle mappe presentate dalla Grecia. La proposta di Ankara, secondo quanto sostiene il quotidiano turco, offre più terreno, ma anche forti garanzie in termini di pieno rispetto del diritto marittimo internazionale e di sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Secondo le fonti, non ci sono più seri ostacoli alla conclusione di un accordo di giurisdizione marittima tra Ankara e Il Cairo. Fonti diplomatiche che hanno parlato con il Turkiyegazetesi.com hanno affermato che l’Egitto tornerà al tavolo dei negoziati dopo questa proposta.

Il Parlamento europeo ha presentato ricorso contro la Commissione per il regolamento Safe

Il Parlamento europeo ha presentato una denuncia contro la Commissione e il Consiglio dei ministri presso la Corte di giustizia dell’Ue, poco prima dell’inizio dei lavori a Bruxelles, come ha spiegato l’eurodeputato e membro della commissione per la sicurezza e la difesa, Nikolas Farantouris. In un post, ha sottolineato che «chiediamo l’annullamento del regolamento Safe che consente la partecipazione di Paesi terzi (compresa la Turchia) al finanziamento di 150 miliardi di euro. per la sicurezza e la difesa».

Parlando con Ert, ha sottolineato che «la presentazione di un ricorso da parte del Parlamento europeo poco prima dell’inizio dei lavori davanti alla Corte di giustizia dell’Ue è la risposta istituzionale. Non è un appello di singoli eurogruppi o eurodeputati ma di tutto il Parlamento europeo, dopo le obiezioni che abbiamo presentato a maggio, e dimostra che possiamo rivendicare con successo le cose quando ci crediamo».

Safe fa parte del più ampio piano “Readiness 2030“. La Commissione ha scelto come base giuridica l’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, che prevede che le decisioni siano adottate dal Consiglio solo in «circostanze eccezionali». Questo articolo escludeva il Parlamento europeo dalla codecisione, cioè dalla determinazione delle modalità di gestione di questi ingenti fondi.

Come osserva Farantouris: «questo è il processo legislativo per l’adozione congiunta di atti legislativi da parte del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Ue, a seguito di una proposta della Commissione europea. Questa procedura è stabilita dall’articolo 294 del trattato sul funzionamento dell’Ue ed è la procedura legislativa ordinaria dell’Ue. Con il trattato di Maastricht e l’introduzione della procedura di codecisione, il Parlamento è diventato colegislatore, su un piano di parità con il Consiglio, tranne nei casi previsti dai trattati, in cui si applicano procedure legislative speciali. Il trattato di Lisbona ha rinominato la procedura di codecisione procedura legislativa ordinaria e ha ampliato il numero di settori politici a cui si applica tale procedura, rafforzando così i poteri del Parlamento. Scavalcare il Parlamento viola il Trattato e l’Europa non può costruire la sua difesa a spese dei suoi principi».

 

George Labrinopoulos

Foto © Brecorder, Insightturkey, EJIL Talk

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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