Il primo ministro di fronte alle richieste di blocco indice un voto di fiducia
Il progetto di bilancio 2026 presentato dal primo ministro François Bayrou lo scorso 15 luglio – con tagli per 43,8 miliardi di euro – ha innescato una tempesta politica e sociale.
La soppressione di due giorni festivi, una riduzione di cinque miliardi destinati alla sanità, il congelamento delle pensioni e una nuova riforma dell’assicurazione contro la disoccupazione hanno acceso un profondo malcontento.
La mobilitazione prevista il 10 settembre
A dare voce alla protesta è sorto il collettivo “Bloquons tout! Mobilisation 10
septembre”, nato sui social network e rapidamente diffusosi su X, TikTok e Facebook, con l’appello a “bloccare il Paese” dal 10 settembre. Il gruppo, che rivendica indipendenza da partiti e sindacati, ha lanciato un programma di boicottaggi, azioni di disobbedienza civile e occupazioni pacifiche di luoghi simbolici. L’iniziativa, che ricorda per tono e modalità i Gilets jaunes del 2018, ha già raccolto migliaia di adesioni online, pur destando diffidenze per il sostegno di alcune figure vicine all’estrema destra.
La mobilitazione ha trovato eco anche tra i sindacati: se le grandi centrali restano caute, CGT, Solidaires e altre federazioni hanno già annunciato la loro partecipazione. Parallelamente, otto sigle sindacali hanno lanciato la petizione unitaria “Budget Bayrou, ça suffit!”, che in due giorni ha superato le 200.000 firme.
Il voto di fiducia indetto per l’8 settembre
Questo clima di tensione sociale pesa direttamente sul destino politico del primo ministro François Bayrou, privo di maggioranza parlamentare fin dalla nascita del suo Governo a dicembre, affronterà l’8 settembre un voto di fiducia che appare già compromesso. A sua richiesta, il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato per quella data una sessione straordinaria, nella quale Bayrou presenterà una dichiarazione di politica generale per legittimare la necessità del suo piano di riduzione del deficit pubblico.
Con il ricorso al voto di fiducia, mira da un lato a smorzare la protesta popolare prevista per il 10 settembre, promossa dallo slogan “Bloquons tout” e sostenuta da partiti di sinistra e da una larga parte dell’opinione pubblica, contraria alle sue misure di bilancio. Dall’altro lato, il primo ministro francese gioca d’anticipo anche sulla mozione di sfiducia annunciata da La France insoumise per l’apertura ufficiale dei lavori parlamentari, che era stata fissata per la fine di settembre.
Il calcolo di Bayrou è che alcuni deputati esiteranno a rovesciarlo. Ha precisato, infatti, che il voto non riguarderà il contenuto del bilancio – che sarà presentato solo nel Consiglio dei ministri del 1° ottobre – ma “la necessità del piano complessivo” annunciato il 15 luglio. In questo modo, chiede ai deputati di pronunciarsi su una questione di principio generale, piuttosto che su misure concrete come l’anno fiscale bianco o la soppressione di due festività, poco popolari secondo i sondaggi. A conclusione della conferenza stampa del 25 agosto, ha ribadito che “tutto” è “emendabile” e “discutibile”. Questo perché spera di ottenere il sostegno di una maggioranza di deputati che condividano la sua analisi sul disindebitamento.
Il gruppo socialista, con i suoi 66 deputati, detiene forse ancora una volta la chiave della sopravvivenza del primo ministro François Bayrou, che ha già superato otto mozioni di censura. A sinistra, LFI, ecologisti e comunisti hanno subito annunciato che voteranno contro. All’altro estremo, anche il Rassemblement National e i suoi alleati hanno fatto lo stesso.
L’appello alla responsabilità dei deputati
Se l’Assemblea non voterà la fiducia, facendo cadere il Governo, Emmanuel Macron potrebbe trovarsi costretto a valutare nuovamente se dissolvere l’Assemblea nazionale..
Interrogato dai giornalisti a fine conferenza, Bayrou esclude, invece, una nuova dissoluzione e rimanda, piuttosto, i deputati alla loro “responsabilità”. Scartando la possibilità di una nuova dissoluzione, affida ai deputati il peso della loro “responsabilità” e, con il voto, vuole farsene interprete in prima persona. Ha, in proposito, ricordato come da tempo abbia lanciato l’allarme sulla crescita del debito e si sia rivolto anche ai francesi, beneficiari – secondo lui – di questa spesa eccessiva. Ma questo discorso ha i suoi limiti: Bayrou fa parte della maggioranza macronista da oltre otto anni.
Restano due settimane per convincere una maggioranza di deputati a sostenerlo
Le opposizioni si sono già schierate: i socialisti voteranno contro, così come le altre forze di sinistra, che parlano di “autodissoluzione” del Governo. Marine Le Pen, invece, torna a chiedere una nuova dissoluzione dell’Assemblea nazionale, mentre i mercati hanno reagito con nervosismo: la Borsa di Parigi ha registrato un calo e i tassi d’interesse sul debito francese sono saliti.
A meno di sorprese o intese dell’ultima ora, l’8 settembre potrebbe sancire la caduta del Governo Bayrou, aprendo per la Francia una nuova stagione di incertezza politica e finanziaria e con la prospettiva, appena due giorni più tardi, di un Paese fermo a causa del blocco proclamato dal movimento “Bloquons tout!”.
Rossella Vezzosi
Foto © Le Figaro, Radio France, France 24, Le Monde













