Il piano Usa per dividere l’Europa e puntare su Meloni

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Piano Usa Europa Meloni

Gli Usa puntano su Italia, Ungheria, Polonia e Austria per ridisegnare i rapporti con l’Ue, fermare i flussi migratori e trattare con Russia e Cina

Dalla difesa dei confini al mantenimento della leadership planetaria. Dalla fine della guerra in Ucraina, alla stabilità strategica con la Russia, fino al mantenimento di un rapporto economico vantaggioso con la Cina. E poi i rapporti con l’Europa, che definisce “in declino“, il narcotraffico, l’immigrazione.
Infatti, gli Stati Uniti dovrebbero collaborare maggiormente con l’Italia, l’Ungheria, la Polonia e l’Austria, “con l’obiettivo di allontanarli dall’Unione europea“. È messo nero su bianco, insieme alla strategia per realizzare ciò: supportare partiti e figure che “portano avanti il sovranismo e la conservazione oppure il ripristino del modello di vita europeo tradizionale, ma rimanendo pro America“.

L’Europa come minaccia agli interessi americani

Non solo l’Europa viene percepita come una minaccia agli interessi americani, ma si dichiara guerra all’Ue, usando alcuni Stati membri come pedine del progetto per scorporare l’Europa. Uno scenario che spingerà il premier Giorgia Meloni a prendere posizione, lasciando quella equidistanza tra Washington e Bruxelles che sarà sempre più difficile mantenere.

Nella versione estesa della nuova Strategia di sicurezza nazionale degli Usa studiata dall’amministrazione Trump – non pubblicata dalla Casa Bianca ma visionata dalla rivista Defense One – l’Italia, insieme ad AustriaPolonia e Ungheria, è indicata tra i Paesi con cui Washington dovrebbe “collaborare maggiormente” con l’obiettivo di “allontanarli” dall’Unione europea. Al fine di “rendere l’Europa di nuovo grande”, il documento suggerisce inoltre che gli Stati Uniti dovrebbero sostenere “partiti, movimenti e figure culturali” favorevoli alla sovranità nazionale e alla difesa dei “modi di vita europei tradizionali“, a condizione che rimangano filoamericani.

Reazioni dei partiti europei patriottici

Intanto l’offensiva di Trump contro la “decadenza” dell’attuale leadership europea provoca reazioni diverse tra partiti dell’estrema destra, quei “partiti europei patriottici“, incoraggiati, recita la Strategia di sicurezza nazionale, a promuovere da “alleati politici in Europa” un “revival dello spirito“. Un sostegno che la tedesca Alternativa per la Germania (Afd) ha accolto con entusiasmo, considerandolo un potente aiuto verso una legittimazione che metta fine al suo ostracismo politico.

Partendo dal presupposto che l’Europa sta affrontando la “cancellazione della civiltà” a causa delle sue politiche sull’immigrazione e della “censura della libertà di parola“, il documento propone di concentrare le relazioni statunitensi su alcune Nazioni in particolare. AustriaUngheriaItalia e Polonia sono elencati come Paesi con cui gli Usa dovrebbero “collaborare di più con l’obiettivo di allontanarli dall’Unione europea“.

Cautela del Rassemblement National e smentita della Casa Bianca

Molto più cauto Rassemblement National, sia per motivi politici, e in ultima analisi sovranisti, ma anche per la grande impopolarità di Trump tra l’elettorato francese, sottolinea Politico che analizza le posizioni dei due partiti di estrema destra al momento in testa ai sondaggi in Germania e Francia.

La Casa Bianca nega: «Non esiste altra versione alternativa, privata o classificata» della Strategia, ha affermato ieri la vice-portavoce Anna Kelly. «Il presidente Trump è trasparente, ha messo la firma su una Strategia di sicurezza nazionale che dà chiare indicazioni al Governo Usa di eseguire i principi e le priorità che ha definito. Altre cosiddette “versioni” sono fuoriscite da persone lontane dal presidente che non hanno idea di quello che dicono».

Posizione del dipartimento di Stato e focus sulle migrazioni

Il dipartimento di Stato ha confermato comunque di apprezzare la politica dell’Italia sull’immigrazione, sottolineando la preoccupazione per quella dell’Ue in un briefing con i giornalisti dopo l’invio di un cablo alle ambasciate e consolati Usa in Europa, Canada, Australia e Nuova Zelanda, in cui si chiede loro di raccogliere dati su crimini e gli abusi dei diritti umani legati ai migranti poiché «le migrazioni di massa sono una minaccia esistenziale alla civiltà occidentale e minano la stabilità degli alleatichiave» (temi in linea con la Strategia Usa).

Un portavoce del dipartimento di Stato ha sottolineato che «in Europa ci sono pochi Governi che hanno avuto il coraggio di sfidare la narrazione dominante e le falsità sull’apertura indiscriminata delle frontiere. Il presidente del Consiglio italiano Meloni è tra questi, insieme al premier ungherese Orbán e ad alcuni partner in Polonia».

L’Italia come modello sulla crisi migratoria

Secondo Washington, l’Italia sta finalmente «compiendo passi concreti per gestire in autonomia la crisi migratoria», diventando così «un modello importante per altri Paesi europei».

Il portavoce ha poi espresso «serie preoccupazioni» riguardo al nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, denunciando il rischio che «un’istituzione a Bruxelles impone le politiche migratorie a Stati sovrani». Una scelta che, ha avvertito, «non solo rappresenta un problema di principio, ma rischia anche di aggravare le attuali tensioni legate ai flussi migratori di massa».

Preoccupazioni europee e posizione di Meloni

La pubblicazione del documento ha sollevato preoccupazioni tra le istituzioni europee, che sottolineano come le decisioni riguardanti l’Ue restino di competenza europea e ribadiscono l’importanza del partenariato transatlantico. In Italia, Meloni, ha espresso una posizione che non vede incrinature definitive nei rapporti con Washington, pur riconoscendo la necessità per l’Europa di rafforzare la propria autonomia.
Un altro impatto fondamentale riguarda la geopolitica regionale: la strategia invita a una soluzione rapida e pragmatica del conflitto in Ucraina, riducendo l’entusiasmo per un confronto prolungato con la RussiaMosca, da parte sua, valuta positivamente alcuni aspetti della strategia americana che promuovono una forma di stabilità strategica. Sul piano globale, la competizione con la Cina resta centrale e l’IndoPacifico è considerato il teatro principale del duello tra potenze, rendendo l’Europa un attore secondario in questo scenario.

Strategia di sicurezza nazionale e cambio di rotta

L’ultima Strategia di sicurezza nazionale rappresenta un netto distacco anche dalla prima amministrazione Trump, un cambio di rotta su vari fronti: nella versione più estesa, smentita dalla Casa Bianca, si parla anche della competizione con la Cina e propone nuovi strumenti per la leadership sulla scena mondiale, oltre a un nuovo modo di influenzare il futuro dell’Europa, cioè tramite i suoi valori culturali.
La versione completa del documento pubblicato da Defense One affronta anche la sfida dell’egemonia, che è irrealizzabile per Trump e un obiettivo sbagliato. Per egemonia si intende la leadership di un Paese sul resto del Mondo, ma ora si ritiene che «gli affari degli altri Paesi ci riguardano solo se le loro attività minacciano direttamente i nostri interessi». La Casa Bianca sembra utilizzare questo ragionamento per ritirarsi dal ruolo degli Usa nella difesa dell’Europa.

Russia, Nato e frattura in Occidente

Anzi, si riabilita la Russia come attore con cui cooperare. La proposta della fine dell’espansione della Nato e la ricerca di una rapida soluzione della guerra in Ucraina sono i punti meno problematici del documento, ma d’altra parte rappresentano anch’essi elementi che confermano la frattura in corso in Occidente. Infatti, proprio Vladimir Putin ha sempre sostenuto che l’espansione dell’Alleanza Atlantica è una delle cause del conflitto con l’Ucraina, usata come strumento per indebolire la Russia.

 

George Labrinopoulos

Foto © IA, La Città Futura

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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