Le indagini vanno avanti, anche analizzando la manifestazione dello scorso ottobre. Si accelera sui provvedimenti antirazzisti, con Albanese che annuncia un inasprimento delle norme
L’attentato di Bondi Beach sta producendo un forte impatto non solo sul piano della sicurezza, ma anche su quello politico e istituzionale. Alle dure accuse del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu contro Anthony Albanese si aggiungono ora quelle dell’Opposizione australiana, che parla apertamente di una responsabilità politica nella crescita dell’antisemitismo nel Paese.
Netanyahu ha definito l’antisemitismo “un cancro” che si diffonde quando i Governi restano inerti, accusando l’esecutivo australiano di debolezza e silenzio. Parole che trovano un’eco interna nelle dichiarazioni della leader dell’Opposizione, Sussan Ley, secondo cui il Governo avrebbe fallito nel proteggere la comunità ebraica dopo un attacco “malvagio” e “annunciato da numerosi segnali”.
Le indagini vanno avanti
L’attacco, avvenuto durante l’evento “Chanukah by the Sea”, ha causato la morte di 15 persone. Uno dei due attentatori è stato ucciso dalla polizia, mentre l’altro si trova ricoverato in ospedale sotto sorveglianza.
Le indagini stanno rivelando un quadro già noto alle autorità.
Secondo l’ABC, l’agenzia di intelligence interna ASIO aveva esaminato Naveed Akram già sei anni fa per i suoi legami con una cellula dello Stato islamico attiva a Sydney. Il suo nome sarebbe emerso dopo l’arresto, nel 2019, del terrorista dell’IS Isaac El Matari, con il quale avrebbe intrattenuto rapporti stretti.
Il ritrovamento di una bandiera dell’IS e il coinvolgimento del Joint Counter Terrorism Team rafforzano l’ipotesi jihadista. Tuttavia, come ammesso dal direttore generale di ASIO, Mike Burgess, l’individuo non era considerato una minaccia imminente.
Il caso ha riaperto anche il dibattito sul controllo delle armi. Il padre dell’attentatore, Sajid Akram, possedeva una licenza regolare da circa dieci anni e sei armi legalmente registrate, tutte recuperate dopo l’attacco.
Si accelera sui provvedimenti antirazzisti
Sul piano politico, la Coalizione ha chiesto l’approvazione immediata del piano contro l’antisemitismo presentato a luglio dall’inviata governativa Jillian Segal. Il piano prevede, tra le altre misure, il taglio dei fondi alle istituzioni che non contrastano l’odio antiebraico, il monitoraggio dei media e una revisione delle leggi sul linguaggio d’odio.
Segal ha dichiarato che i segnali di allarme erano evidenti già dallo scorso ottobre, citando le manifestazioni davanti alla Sydney Opera House, sull’Harbour Bridge e ora a Bondi Beach, definiti “tre simboli nazionali colpiti dall’odio”.
Nonostante la presenza del primo ministro Albanese e del ministro degli Interni Tony Burke alla presentazione del Rapporto, il Governo non ha ancora risposto formalmente alle raccomandazioni. «Stiamo affrontando un virus» – ha affermato Segal – «e la comunità è terrorizzata. Il Governo deve agire ora».
La manifestazione dello scorso ottobre
Nel dibattito è intervenuto anche il Palestine Action Group di Sydney, che in una nota ha dichiarato: «Siamo scioccati e profondamente sconvolti dall’attacco terroristico avvenuto a Bondi Beach, che ha preso di mira la comunità ebraica nel primo giorno di Hanukkah. Il nostro pensiero va a tutte le persone che hanno sofferto per questo terribile attacco, alle famiglie delle vittime e, in particolare, alla comunità ebraica. Nessuno, a Sydney come in qualsiasi altra parte del Mondo, dovrebbe vivere nella paura del terrorismo o dell’odio razzista».
Il gruppo ha reso omaggio al gesto eroico di Ahmed al Ahmed, che con grande coraggio ha affrontato e disarmato uno degli attentatori, salvando innumerevoli vite, rimanendo ferito da due colpi di arma da fuoco durante l’azione. «Ribadiamo la nostra totale condanna dell’antisemitismo e di ogni altra forma di razzismo. Da anni scendiamo in piazza, fianco a fianco con membri della comunità ebraica, per lottare per un Mondo libero dalla violenza e dall’oppressione razzista, da Sydney a Gaza».
Il Palestine Action Group ha inoltre respinto le accuse dell’inviata Jillian Segal, accusata di voler strumentalizzare la tragedia per attribuire responsabilità alla March for Humanity: «A quella manifestazione hanno partecipato 300.000 persone, comprese migliaia di ebrei, che hanno marciato pacificamente insieme contro il genocidio e il razzismo. Non dobbiamo permettere ai politici israeliani, a Segal o all’estrema destra di trasformare questa tragedia in ulteriore odio razzista».
Albanese annuncia inasprimento norme
Nel pomeriggio, il primo ministro Anthony Albanese ha annunciato che durante il National Cabinet proporrà un ulteriore inasprimento delle norme sul porto d’armi, inclusa una riduzione del numero massimo di armi detenibili da una singola persona e una revisione delle licenze già esistenti.
In questo momento così drammatico, Albanese ha il compito di guidare un’Australia in lutto.
Tuttavia, il prossimo passo che dovrà compiere sarà ancora più complesso: spiegare alla Nazione perché tutto questo è potuto accadere, affrontando il nodo più delicato, quello delle responsabilità. Anche perché la comunità ebraica australiana era da tempo sotto attacchi antisemiti e il timore di un attentato di questa portata aleggiava da mesi.
Il primo ministro non potrà sottrarsi alle numerose domande che emergeranno, in particolare alle preoccupazioni espresse dalle comunità ebraiche australiane, che chiedono risposte chiare, protezione concreta e un cambiamento immediato delle politiche di prevenzione.
Giovanni Maria Pontieri
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