Attacco con droni e omicidi mirati: sale la tensione Mosca-Kiev

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Attacco droni Mosca Kiev

Tra attentati, negoziati segreti e proposte di pace, il conflitto russo-ucraino vive una fase cruciale che può cambiare gli equilibri internazionali

La posizione della Russia sarà rivista su una serie di accordi precedentemente raggiunti con gli Usa e sulle risoluzioni nei negoziati sull’Ucraina dopo il tentato attacco di Kiev a una residenza presidenziale nella Regione di Novgorod. Lo ha dichiarato il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov dopo la telefonata intercorsa tra i presidenti di Russia e Usa, Vladimir Putin e Donald Trump. A denunciare il tentato attacco di droni ucraini era stato in precedenza il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov. «Naturalmente la posizione della Russia sarà rivista su una serie di accordi raggiunti nella fase precedente e sulle risoluzioni emergenti. Questo è affermato molto chiaramente», ha spiegato Ushakov ai giornalisti.

Trump scioccato e indignato

Sempre secondo le parole del consigliere del Cremlino, Yuri Ushakov, e da quanto riferisce l’agenzia Tass Putin ha richiamato l’attenzione di Trump sull’attacco con droni di Kiev. Trump, ha assicurato, «è rimasto scioccato e indignato. E detto che non poteva nemmeno immaginare “azioni così folli”». Per fortuna, avrebbe detto, «l’amministrazione statunitense non ha fornito Tomahawks a Kiev». Putin ha chiarito «che le azioni terroristiche di Kiev non resteranno impunite» e lo stesso Trump avrebbe detto che l’attacco «influenzerà l’approccio americano» nei negoziati con il presidente ucrano Volodymyr Zelensky.

La telefonata doveva servire in realtà a Trump per riferire dell’incontro di ieri con Zelensky. «Alcuni risultati raggiunti da Trump e Zelensky, secondo la Russia lasciano all’Ucraina la possibilità di eludere i propri obblighi», ha rincarato Ushakov. Il presidente Usa avrebbe «consigliato a Zelensky di non cercare di ottenere una tregua sul fronte». I due presidenti «hanno concordato di mantenere un dialogo molto amichevole».

L’attacco precedente

Poche ore dopo la conclusione a Miami dell’ultimo round di negoziati separati tra emissari statunitensi e delegazioni russe e ucraine. A Mosca, un generale di divisione dell’esercito russo, Fanil Sarvarov, capo della Direzione addestramento dello Stato maggiore, è rimasto ucciso nell’esplosione di un ordigno collocato sotto la sua auto. L’attacco è attribuito ai servizi segreti ucraini ed è destinato ad alimentare una nuova, dura risposta militare del Cremlino, in un’escalation che nelle ultime settimane ha già visto un’intensificazione dei bombardamenti sull’Ucraina.

Dinamica dell’esplosione

Sarvarov, 56 anni, stava percorrendo via Yasenava, a Mosca, quando alle 6:55 del mattino l’ordigno è detonato. Secondo le prime ricostruzioni, si trattava di una bomba artigianale contenente circa 300 grammi di Tnt, fissata con un magnete sotto la Kia Sorento del maggior generale, in prossimità del sedile del conducente. L’agenzia Tass riferisce che l’esplosione sarebbe avvenuta nel momento in cui il veicolo ha frenato.

Ufficiale di lungo corso, Sarvarov aveva la responsabilità della supervisione dell’addestramento e della prontezza operativa delle forze armate russe impegnate nel conflitto in Ucraina. Nel corso della sua carriera aveva partecipato a entrambe le guerre cecene e aveva successivamente avuto un ruolo nell’organizzazione dell’intervento militare russo in Siria tra il 2015 e il 2016.

Reazioni ufficiali russe

Il Comitato investigativo russo ha aperto un’inchiesta per omicidio, valutando fin da subito un possibile coinvolgimento dei “servizi speciali ucraini“. Il vice ministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, ha parlato di una «perdita grave», lasciando intendere un legame con il contesto politico e diplomatico in corso: «non vorrei tracciare parallelismi ora, ma una certa coincidenza tra questo evento tragico e quanto sta accadendo sul piano politico suggerisce qualcosa».

Colloqui diplomatici e tensioni

Nella stessa giornata, l’inviato economico di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, era atteso a Mosca per riferire al presidente russo sui colloqui con l’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, e con Jared Kushner. Dmitriev ha definito gli incontri «costruttivi», una valutazione condivisa sia da Witkoff sia dal capo negoziatore ucraino, Rustem Umerov, che ha preso parte ai colloqui separati con gli americani insieme a una delegazione di inviati europei.

Ryabkov ha tuttavia parlato di «progressi lenti», accusando al contempo un gruppo di Paesi influenti di tentare di sabotare il processo diplomatico. Un riferimento che, nelle parole del Cremlino, torna a indicare l’Europa come principale ostacolo.

La scia di omicidi mirati

Dopo l’uccisione di Sarvarov, esponenti russi hanno chiesto una ritorsione immediata, inserendo l’attentato in una lunga scia di omicidi mirati iniziata nell’agosto 2022 con la morte di Daria Dugina, figlia dell’ideologo nazionalista Alexander Dugin, e proseguita nell’aprile 2023 con l’assassinio del blogger militare Vladlen Tatarsky a San Pietroburgo.

Più recentemente, lo scorso aprile, Yaroslav Moskalik, vice capo della Direzione delle operazioni di base dello Stato maggiore russo, ucciso in un attentato con autobomba nel sobborgo moscovita di Balashikha. Kyiv di norma non rivendica questi attacchi, ma lo ha fatto eccezionalmente lo scorso dicembre dopo l’uccisione del tenente generale Igor Kirillov, responsabile dell’unità per le armi chimiche, biologiche e radiologiche, colpito da un ordigno nascosto su uno scooter elettrico.

All’epoca, Vladimir Putin parlò di un «grave errore», sollecitando i servizi di sicurezza a impedire il ripetersi di simili episodi. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, dal 2014 l’intelligence ucraina avrebbe costruito una rete di contatti tra comunità ostili a Mosca e oppositori del presidente russo, affiancando alle operazioni sul campo un’intensa attività di cyber-penetrazione di computer e sistemi di videosorveglianza.

Il piano di pace ucraino in 20 punti

Intanto le zone grigie sono incluse nel piano di pace in Ucraina proposto da Kiev e annunciato dal presidente, Volodymyr Zelensky, durante una conferenza stampa.

Attacco droni Mosca KievSi tratta di un piano in 20 punti basato sui negoziati finora con gli Stati Uniti e sulle cosiddette linee rosse del Governo ucraino, incluso, tra le altre cose, il soggiorno delle truppe ucraine nel Donbass, nell’Ucraina orientale, che Mosca non dovrebbe mai accettare. «Ora sono pronto a discutere una bozza di un documento in 20 punti, e questo è un documento chiamato quadro, un documento di base per la fine della guerra, un documento politico tra noi, America, Europa e i russi», ha dichiarato Zelensky ai giornalisti.

Ha sottolineato che la bozza riflette in gran parte la posizione comune ucraino-americana, in certi aspetti la posizione americana, e alcune cose, secondo lui, devono ancora essere risolte. «Ma siamo molto più vicini a finalizzare i documenti».

Contenuto del documento

Volodymyr Zelensky ha condiviso con i giornalisti il contenuto di ciascuno dei 20 punti del documento di base per la fine della guerra, rivelando l’essenza. Ha sottolineato che si tratta di un documento preliminare, quindi i suoi punti potrebbero cambiare durante i negoziati: conferma della sovranità dell’Ucraina, un accordo di non aggressione tra Russia e Ucraina con monitoraggio lungo la linea di contatto, cioè il fronte, (senza dettagli) e garanzie di sicurezza (ancora una volta, non vengono forniti dettagli). La forza delle forze armate ucraine è stata fissata a 800.000 persone in tempo di pace. Stati Uniti, Nato ed Europa forniscono all’Ucraina garanzie di sicurezza in conformità con l’Articolo 5 della Carta Nato.

Il punto 6 invita la Russia a impegnarsi nella non aggressione contro Ucraina ed Europa, mentre il punto 7 chiede che l’Ucraina entri nell’Unione europea in un «momento opportuno» (l’attuale bozza non specifica una data). Il punto 8 prevede la fornitura di un «pacchetto di aiuti globali» a Kiev, mentre il punto 9 la creazione di un fondo di ricostruzione da 800 miliardi di dollari.

Nel punto 10 impegna l’Ucraina ad accelerare gli sforzi per concludere un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti.

Il paragrafo 11 stabilisce lo status dell’Ucraina libero dalle armi nucleari. Il 12 riguarda la centrale nucleare di Zaporizhzhia, ma la bozza afferma che Ucraina e Usa non sono riusciti a raggiungere un compromesso su questa questione. Gli Stati Uniti stanno proponendo un Governo congiunto Usa–Russia–Ucraina, con Washington che svolge un ruolo di primo piano.

Nel paragrafo 13 si prevede l’introduzione di programmi educativi nelle scuole ucraine «che promuovano la tolleranza verso le diverse culture». Questo ovviamente proteggerà l’uso della lingua russa in Ucraina.

Questione territoriale

Il paragrafo 14 tratta la questione territoriale, ma anche Usa e Ucraina non sono riusciti a raggiungere una posizione comune su questa questione. L’Ucraina si rifiuta di ritirare le sue truppe dal Donbass.

Il punto non è chiaro e, secondo gli ucraini, esistono diverse possibili soluzioni:

  • Opzione 1. “Siamo dove siamo”. Nelle Regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, la linea di schieramento delle truppe dalla data di questo accordo è di fatto una linea di contatto riconosciuta, che sarà controllata dalle forze internazionali.
  • Opzione 2. Creazione di una possibile zona economica libera nel Donbass, che includa la smilitarizzazione della zona. L’Ucraina si oppone al ritiro delle sue truppe, ma, se questa sarà attuata, sostiene un ritiro totale delle forze – cioè anche dei russi. Per questo richiede un referendum nazionale in Ucraina per ratificare l’accordo.

Clausole finali

Le clausole finali contengono l’impegno delle parti a non modificare l’accordo con la forza, a garantire la libertà di navigazione sul fiume Dnepr con la smilitarizzazione del fiume Kinburn Spit, e a prevedere uno scambio di prigionieri su base di tutti.

L’Ucraina si impegna a tenere le elezioni «il prima possibile dopo la firma dell’accordo».

L’accordo sarà legalmente vincolante e la sua attuazione sarà supervisionata dal Consiglio di Pace, presieduto da Donald Trump. Una volta che tutte le parti accettano questi termini, il cessate il fuoco entrerà immediatamente in vigore.

 

George Labrinopoulos

Foto © IA, Swissinfo

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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