Piano SAFE Ue, nuovi fondi per difesa e droni europei

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Piano SAFE Ue Grecia

La Commissione approva 74 miliardi di prestiti per otto Paesi, Atene guida la strategia anti-droni con tecnologie avanzate e cooperazione

A seguito dell’approvazione del primo round di finanziamenti per la difesa, la Commissione europea ha approvato un secondo gruppo di otto Stati membri – Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia – che hanno diritto a un totale di circa 74 miliardi di euro attraverso prestiti a lungo termine. L’obiettivo del meccanismo è accelerare gli investimenti nella difesarafforzare l’industria europea della difesa e ridurre la dipendenza da fornitori terzi.

Il piano di difesa greco

Il piano greco ammonta a 787,67 milioni di euro e comprende sei programmi strategicamente importanti, con un focus sulle nuove tecnologiesistemi senza equipaggio e comunicazioni sicure. Prevede inoltre la cooperazione con Paesi come Cipro, Norvegia, Polonia e Bulgaria.

Le questioni di finanziamento riguardano:

  • Satellite per comunicazioni

  • Sistemi antidroni, tra cui i CENTAVROS dell’Industria Aerospaziale Ellenica (HAI)

  • Veicoli senza pilota

  • Sistemi di comunicazione moderni

  • Dispositivi crittografici, per proteggere informazioni classificate

  • Microsatelliti, migliorando le capacità di sorveglianza terrestre e raccolta dati

Una volta completata la valutazione tecnica e istituzionale da parte della Commissione europea, il Consiglio dell’Ue avrà quattro settimane per adottare le decisioni di attuazione. La Commissione procederà quindi con la firma degli accordi di prestito, con i primi eroghi previsti per marzo 2026.

Il programma SAFE

Il programma SAFE fa parte della strategia europea complessiva per rafforzare l’autonomia strategica del Vecchio Continente, in un contesto di crescenti sfide geopolitiche e instabilità, con la Commissione che cerca, attraverso strumenti finanziari comuni, di accelerare gli investimenti nella difesa e di migliorare l’interoperabilità delle forze armate degli Stati membri.

Con la formula SAFE, Atene “blocca” la Turchia nel piano europeo per la sicurezza antidroni. Con una ricetta SAFE, Bruxelles sta mettendo un “freno” a qualsiasi aspirazione di Ankara per la sua partecipazione attiva alla creazione dell'”ombrello paneuropeo di protezione contro i droni nemici, poiché la Commissione ha presentato la roadmap per il nuovo “Piano d’azione per la sicurezza dei droni e anti-droni“, incorporando formulazioni che – secondo Atene – chiudono possibili “falle” di cooperazione.

L’obiettivo principale di questo ambizioso piano è una cooperazione più stretta tra gli Stati membri, il miglioramento dei sistemi di rilevamento e l’inasprimento delle regole applicabili ai droni civili.

Il rafforzamento della difesa europea

Allo stesso tempo, tuttavia, sostiene la prontezza della difesa europea, con il vicepresidente della Commissione Henna Virkunen e il commissario greco Apostolos Tzitzikostas che durante la presentazione hanno affermato che il piano d’azione riguarda il rafforzamento delle capacità di rilevamento, nonché il rafforzamento della risposta collettiva e della sicurezza della difesa.

Il testo di 20 pagine, tra le altre cose, prevede una “cooperazione speciale con vicini stretti nel Mediterraneo, nella Regione del Mar Nero e con altri partner con cui convergono gli interessi europei nel campo della sicurezza e della difesa”.

Piano SAFE Ue GreciaL’aggiunta della frase “con cui convergono gli interessi europei” è stata fatta dopo l’intervento del Commissario greco, proprio come è avvenuto in SAFE, con Atene che questa formulazione tiene conto del casus belli turco, ma anche delle costanti minacce nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale, stabilendo criteri politici e strategici per qualsiasi cooperazione.

La strategia dietro il nuovo piano

Il piano divenne urgente dopo incidenti che coinvolgono veicoli aereisconosciuti senza pilota che violano lo spazio aereo di Polonia, Estonia e Danimarca, con l’Occidente che incolpa Mosca. Il testo si riferisce anche ai pallonimeteorologici“, sullo sfondo dell’incidente di febbraio 2023, quando gli Stati Uniti abbatterono un pallone cinese, causando una seria tensione diplomatica.

Allo stesso tempo, la strategia nel settore della difesa trae lezioni chiare dalla guerra in Ucraina, dove i droni sono emersi come fattore decisivo nel campo operativo, tenendo conto che molti Stati membri non dispongono di sufficienti “sensori e mirini” per contrastare i droni nemici.

Gli obiettivi della nuova strategia

La nuova tattica mira a:

  • Colmare le lacune principalmente ai confini terrestri e marittimi

  • Rafforzare il coordinamento tra autorità civili e militari per proteggere le infrastrutture critiche

  • Creare un meccanismo di allerta precoce tra gli Stati membri

  • Istituire squadre di reazione rapida dotate di moderne tecnologie di rilevamento e neutralizzazione

  • Creare un Centro europeo di comando e controllo (C2) con il supporto dell’Intelligenza Artificiale

Finanziamenti e industria europea dei droni

Il piano pone particolare enfasi sulla creazione di un forte settore drone europeo, capace di produrre sistemi moderni e accessibili e di soddisfare le esigenze di produzione di massa. Ad oggi, un totale di 1 miliardo di euro sono stati assegnati tramite il Fondo europeo per la difesa (EDF) e i suoi programmi predecessori per la ricerca e lo sviluppo nel campo dei droni. Per i prossimi due anni sono previsti ulteriori 200 milioni di euro dal EDF, mentre gli Stati membri sono invitati a investire somme significative tramite SAFE.

Va notato che la Grecia, nella prima fase del meccanismo di finanziamento, ha incluso programmi per veicoli senza pilota e sistemi antidroni, come il CENTAVROS di HAI, mentre il Centro ellenico per l’innovazione nella Difesa ha proseguito con le procedure di gara per sistemi aerei e marittimi senza equipaggio.

 

George Labrinopoulos

Foto © Euronews, Gemini, Copilot Ia, Ufficio Comunitario Regionale

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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