Ue, ora o mai più: debito comune per crescere

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I leader europei riuniti ad Alden-Biesen discutono rilancio economico, preferenza Ue e nuovi investimenti tra divisioni politiche e urgenze industriali

L’Unione europea deve scegliere se fare un salto di qualità oppure rassegnarsi a un lento declino. È questo il messaggio che arriva da AldenBiesen, nel Limburgo belga, dove i capi di Stato e di Governo si sono riuniti per un vertice informale dedicato alla competitività. Alla vigilia, da Anversa, il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito con forza la posizione di Parigi: per restare al passo con Stati Uniti e Cina, l’Europa deve ricorrere al debito comune. «Se vogliamo investire a sufficienza nella difesa, nella sicurezza spaziale, nelle tecnologie pulite, nell’intelligenza artificiale e nel quantistico, l’unica soluzione è emettere debito comune», ha dichiarato davanti a una platea di imprenditori. Per Macron, senza una capacità finanziaria condivisa, gli Stati membri – presi singolarmente – sono destinati a perdere terreno rispetto alle grandi potenze globali.
La posizione francese, tuttavia, non è condivisa da tutti. La Germania resta prudente, frenata da vincoli politici interni e da una tradizionale avversione alla mutualizzazione del debito. Il tema si inserisce così nel solco della storica contrapposizione tra una visione più federalista dell’integrazione europea e un approccio più confederale, che privilegia il ruolo degli Stati membri.

Industria europea in affanno: «Siamo sull’orlo di una crisi esistenziale»

Il senso di urgenza è stato espresso con toni netti dal premier belga Bart De Wever, che ha definito «drammatica» la situazione dell’industria in Belgio, Francia e Germania. «Siamo sull’orlo di una crisi esistenziale», ha avvertito, indicando tra le cause principali i prezzi dell’energia e una regolamentazione giudicata eccessiva.

Secondo De Wever, l’Europa deve stabilire delle priorità chiare: «Innovazione, produttività e competitività». E ha aggiunto: «L’Europa deve smettere di cercare di fare tutto, ovunque, sempre». Senza un cambio di rotta, ha ammonito, la decarbonizzazione rischia di trasformarsi in deindustrializzazione, con conseguente perdita di benessere e rilevanza geopolitica.

Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha sollecitato misure «coraggiose» per invertire un declino che dura, a suo dire, da un quarto di secolo rispetto a Stati Uniti e Cina. «Solo un’Europa economicamente potente sarà un’Europa sovrana», ha affermato, chiedendo di «deregolamentare ogni settore».

Il divario con gli Usa e la sfida della crescita

I numeri spiegano l’allarme. Nel 2008 il Pil dell’Ue superava quello statunitense. Oggi il rapporto si è invertito nettamente: l’economia americana ha accelerato grazie a una maggiore capacità di innovazione e a politiche fiscali e industriali più espansive. L’Europa, invece, è cresciuta meno, complice anche una risposta più restrittiva alla crisi finanziaria. Il divario non è solo quantitativo ma qualitativo: gli Stati Uniti dominano nei settori ad alto valore aggiunto, dall’intelligenza artificiale allo spazio, mentre la Cina ha consolidato una posizione di forza nelle tecnologie verdi e nelle batterie per auto elettriche. Per l’Ue, recuperare terreno significa ripensare strumenti e governance.

Non a caso, negli ultimi anni sono stati commissionati due rapporti strategici: uno a Enrico Letta, su incarico dell’ex presidente del Consiglio europeo Charles Michel, e uno a Mario Draghi, voluto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Entrambi saranno presenti al vertice informale per stimolare il dibattito tra i leader.

Semplificazione e mercato unico: il richiamo di von der Leyen

La presidente della Commissione ha insistito sulla necessità di semplificare e accelerare il Ue debito comune economiaprocesso legislativo, lamentando la lentezza di Parlamento e Consiglio nell’approvare i provvedimenti proposti. Ha anche richiamato gli Stati membri a coordinare meglio le normative nazionali che ancora frammentano il mercato unico. Un esempio emblematico riguarda il trasporto merci: in Belgio il peso massimo di un camion è di 44 tonnellate, ma attraversando il confine con la Francia scende a 40. Disomogeneità di questo tipo generano costi e inefficienze che minano la competitività complessiva.

Tra le misure in discussione figura il cosiddetto 28° regime per le imprese, proposto da Letta, che consentirebbe alle aziende di operare secondo un quadro normativo unico europeo, evitando la frammentazione tra i diversi ordinamenti nazionali.

Freno di emergenza e principio di discontinuità

Non mancano, però, le tensioni istituzionali. In un documento attribuito a Germania, Italia e Belgio si propone l’introduzione di un «freno di emergenza» che permetta agli Stati membri di intervenire durante il processo legislativo per bloccare l’emersione di oneri eccessivi. Si suggerisce anche un principio di discontinuità, in base al quale la Commissione uscente dovrebbe ritirare le proposte rimaste pendenti alla fine del mandato. Proposte che rafforzano il peso degli Stati a scapito delle istituzioni comunitarie e che riflettono una visione più intergovernativa dell’Unione.

Sul tavolo di Alden-Biesen c’è anche la cosiddetta preferenza europea, sostenuta con forza dalla Francia. L’idea è favorire i prodotti realizzati nell’Ue, in particolare negli appalti pubblici nei settori strategici, per sostenere l’apparato produttivo interno. Von der Leyen ha annunciato che l’Industrial Accelerator Act includerà una preferenza Ue in alcuni ambiti chiave. Tuttavia, non tutti i Paesi condividono l’approccio, temendo possibili ritorsioni commerciali o costi aggiuntivi. Secondo una fonte diplomatica, eventuali costi potrebbero essere assorbiti grazie alla dimensione del mercato unico.

Debito comune: tabù tedesco o nuova normalità?

Il tema più divisivo resta quello del finanziamento degli investimenti. Per Macron, l’emissione di eurobond è ormai inevitabile. La crescente domanda di un safe asset europeo, testimoniata dal successo delle emissioni di Next Generation Eu, dimostrerebbe che i mercati sono pronti.

Berlino, però, continua a considerare il debito comune un tabù, anche per ragioni politiche interne. L’ascesa dell’AfD nei sondaggi rende difficile per il Governo di Berlino sostenere apertamente nuove mutualizzazioni. Tuttavia, secondo alcune fonti, la Germania sarebbe meno contraria a emissioni comuni destinate a finanziare progetti europei condivisi, piuttosto che a coprire debiti pregressi.

Nel frattempo, l’Ue ha già sperimentato strumenti innovativi. Il prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina nel biennio 2026-27 sarà finanziato con debito europeo attraverso la cooperazione rafforzata, coinvolgendo 24 Stati membri. Un esempio di quello che Draghi definisce «federalismo pragmatico».

Accanto alle risorse pubbliche, i leader puntano a mobilitare i capitali privati. L’Unione dei risparmi e degli investimenti – evoluzione dell’Unione bancaria – è però ancora incompiuta. Lo stop tedesco all’operazione Unicredit-Commerzbank ha evidenziato le resistenze politiche che rallentano l’integrazione finanziaria. Una fonte diplomatica sottolinea che i capitali privati non bastano: anche quelli pubblici devono fare la loro parte. Del resto, ricorda, «Elon Musk non esisterebbe senza gli ingenti investimenti pubblici americani nell’aerospazio».

Rapporti con la Cina e nuovi accordi commerciali

Infine, il vertice affronta la questione degli accordi commerciali e della relazione con la Cina. L’obiettivo è diversificare i mercati e ridurre le dipendenze strategiche, senza però arrivare a un disaccoppiamento. «Se non ci proteggiamo, non avremo più industria», avverte un diplomatico europeo. L’idea è negoziare condizioni più equilibrate, anche chiedendo trasferimenti tecnologici alle imprese cinesi che investono in Europa, in una sorta di inversione delle pratiche adottate in passato da Pechino.

Il summit informale non produrrà conclusioni formali, ma punta a costruire un consenso politico su alcune priorità operative: tagliare la burocrazia, rafforzare il mercato unico, armonizzare le regole, sostenere innovazione e resilienza. Come ha osservato un alto funzionario europeo, incontri di questo tipo sono utili per dare «un nuovo impulso» a dossier affrontati molte volte in passato, dalla strategia di Lisbona al New Deal per la competitività. L’obiettivo è individuare misure concrete su cui concentrare l’azione nei prossimi mesi.

Quali saranno gli esiti è difficile prevederlo. «A volte da questi incontri vengono fuori cose che non ti aspetti», ha confidato una fonte europea. Di certo, la posta in gioco è alta: dalla capacità dell’Unione di rilanciare la propria competitività dipende non solo la crescita economica, ma anche l’ambizione di autonomia strategica e il ruolo dell’Europa nel Mondo.

 

Ginevra Larosa

Foto © Pagella Politica, Facebook, Europarl.europa.eu, BBC, Cefic

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