La visita del presidente israeliano divide l’Australia, tra manifestazioni pro-Palestina e accuse di incitamento al genocidio
La visita del presidente di Israele Isaac Herzog in Australia per una missione diplomatica ha indirettamente causato polarizzazione, manifestazioni ma anche scontri violenti nella città di Sydney.
Il presidente Herzog è giunto in visita ufficiale su invito del Primo Ministro Anthony Albanese per incontrare i parenti delle vittime dell’attentato di Bondi Beach e visitare alcune scuole ebraiche che, negli ultimi mesi, sono state soggette ad atti di antisemitismo. Inoltre è stato ricevuto a Canberra dal capo del Governo australiano ed è andato anche a Melbourne.
Obiettivi e contesto politico
Probabilmente l’intento di Anthony Albanese era quello di mantenere la coesione sociale, mostrando sostegno alla comunità ebraica australiana attraverso l’invito del presidente israeliano. Tuttavia, le divisioni nella popolazione australiana sul conflitto israelo–palestinese rimangono ancora molto forti.
Chi si oppone alla visita ricorda che contro Israele è attualmente in corso un procedimento per genocidio presso la International Court of Justice. Inoltre, una Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite lo scorso anno ha indicato Herzog come uno dei vari alti funzionari israeliani che avrebbero «incitato alla commissione di genocidio».
La Commissione ha però anche precisato che Herzog, non facendo parte della catena di comando politica o militare operativa, non sarebbe direttamente responsabile di crimini di guerra o crimini contro l’umanità. Nel rapporto è citata una frase attribuita al presidente nell’ottobre 2023, in cui avrebbe dichiarato che «è un’intera Nazione là fuori ad essere responsabile». Herzog ha respinto tale interpretazione, affermando che le sue parole sono state estrapolate dal contesto.
Le critiche interne e la polarizzazione
In molti hanno criticato Albanese, sostenendo che invitare un rappresentante politico israeliano di alto profilo avrebbe inevitabilmente portato a una forte polarizzazione. Secondo alcuni osservatori, se fosse stato invitato un noto leader spirituale israeliano, le divisioni sarebbero state meno accese e probabilmente non si sarebbe arrivati a un livello così alto di tensione pubblica.
Durante la sua permanenza a Sydney, Herzog ha accusato le migliaia di manifestanti scesi in piazza di voler delegittimare l’esistenza dell’unico Stato ebraico al Mondo. Parallelamente, il Governo israeliano stava assumendo decisioni in Cisgiordania che, secondo diversi analisti, mirerebbero a «continuare a uccidere l’idea di uno Stato palestinese».
Herzog, che respinge le accuse di incitamento al genocidio mosse da una Commissione speciale delle Nazioni Unite, ha dichiarato che le manifestazioni degli ultimi giorni puntano a indebolire e delegittimare l’esistenza di Israele, contraddicendo a suo dire lo spirito della storica alleanza tra Australia e Israele.
Le proteste e le dichiarazioni di Grace Tame
Alla manifestazione di Sydney contro la visita del presidente Herzog era presente anche Grace Tame, nominata “australiana dell’anno“ nel 2021 per il suo attivismo a favore delle vittime di violenza sessuale. Durante il raduno dei manifestanti pro-Palestina, Tame ha affermato che il leader israeliano avrebbe «incitato al genocidio» e avrebbe «messo la sua firma su bombe usate per uccidere donne e bambini innocenti».
Ha inoltre accusato l’Australia di essere «una cosiddetta democrazia che punisce manifestanti pacifici come noi ma accoglie a braccia aperte un criminale di guerra», concludendo il suo intervento con lo slogan: «From Gadigal to Gaza, globalise the intifada!».
Lo slogan è stato oggetto di forti critiche a livello politico. Alcuni hanno chiesto il ritiro del riconoscimento di “australiana dell’anno“ 2021, mentre il premier del NSW Chris Minns ha definito quella frase pericolosa, sostenendo che non si possa mettere a rischio la coesione sociale in Australia.
Ripercussioni politiche e sociali
Secondo diversi critici, con questa visita Herzog avrebbe reso più complessa la posizione del Governo Albanese. Lo scorso settembre, infatti, l’esecutivo australiano ha rafforzato il proprio sostegno alla soluzione dei due Stati in Medio Oriente, aprendo alla prospettiva di un futuro riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina.
Durante la manifestazione a Town Hall, nel pieno centro di Sydney, si sono verificati episodi di tensione: sono circolati video che mostrerebbero manifestanti colpiti, spinti o arrestati durante la protesta contro la visita del presidente israeliano. Il premier del NSW ha respinto le accuse secondo cui la polizia avrebbe fatto uso eccessivo della forza.
Dunque la visita di Herzog dimostra che la coesione sociale australiana non è assente, ma rimane fragile ogni volta che un conflitto globale è percepito come una questione identitaria interna. L’Australia si presenta come una democrazia multiculturale matura, ma quando il dibattito su Israele e Palestina entra nello spazio pubblico, emergono linee di frattura profonde che attraversano politica, comunità e opinione pubblica. La sfida per il Governo non è soltanto diplomatica, ma soprattutto interna: garantire sicurezza, libertà di espressione e rispetto reciproco senza che le divisioni esterne si trasformino in tensioni permanenti nel tessuto sociale australiano.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © Gov.il, Al Jazeera, The Australian













