Cipro, Libia e Russia: gli accordi energetici dell’Egitto alla prova della crisi del Golfo
Gli egiziani non fanno in tempo a celebrare l’Eid-ul Fitr – la festa che segna la fine del Ramadan – che ristoranti e negozi si ritrovano a dover affrontare le conseguenze irreversibili della guerra nel Golfo. Il 28 febbraio, nelle prime ore dell’operazione militare statunitense e israeliana contro l’Iran – Tel Aviv dichiara la chiusura dei flussi di gas verso il Cairo, trasformando una dipendenza energetica strutturale in una crisi immediata.
Un mese dopo, il 28 marzo, il Governo di el–Sisi impone nuove misure di risparmio energetico – per la durata di un mese – che prevedono la chiusura anticipata di centri e attività commerciali alle 21:00 (nei giorni feriali) e alle 22 nei giorni festivi (venerdì e sabato); eccezione fatta per aree turistiche e servizi essenziali quali supermercati, farmacie e negozi di alimentari. Il piano di coprifuoco energetico ha come obiettivo principale un risparmio mensile di circa 1,1 miliardi di dollari.
Nel frattempo, in cerca di soluzioni più sostenibili, il Cairo stipula accordi energetici mirati a salvaguardare il proprio fabbisogno energetico nel breve periodo.
Gli accordi energetici
L’Egitto è uno dei più grandi importatori di energia nella Regione e anche fra i più indebitati. Sebbene gas e petrolio nazionali rappresentino la maggior parte del suo approvvigionamento energetico totale, il Paese dipende ancora dai combustibili importati, quali petrolio raffinato e gas naturale. In vista di un aumento dei costi di distribuzione, il ministro del Petrolio ha annunciato un aumento dei prezzi della benzina che variano dal 14 al 30%.
Il rischio più immediato rimane l’estate del 2026: qualora il conflitto nel Golfo dovesse prolungarsi durante i mesi più caldi, la domanda di elettricità potrebbe crescere dal 30 al 40% per via dei condizionatori. In risposta alla crisi energetica il Cairo accelera i processi di intese diplomatiche su tre fronti.
Agli accordi energetici dell’Egitto con Cipro, un’intesa petrolifera con la Libia e una proposta congiunta con la Russia di un hub logistico di grano ed energia, si aggiunge una recentissima e significativa scoperta di gas offshore annunciata da Eni.
Cipro: il nuovo asse del Mediterraneo
Tra gli accordi energetici dell’Egitto firmati nelle ultime settimane, quello con Cipro è il più strutturato. Il 30 marzo 2026, in occasione della nona edizione dell’Egypt Energy Show (EGYPES 2026), il presidente Abdel Fattah el-Sisi e Nikos Christodoulides hanno presieduto la firma di un accordo quadro per rafforzare la cooperazione nel settore del gas naturale.

Il documento è un’estensione delle intese già siglate nel 2025, che include esplicitamente i giacimenti di Kronos e Afrodite, e istituisce un comitato tecnico congiunto incaricato di negoziare le condizioni di vendita del gas cipriota a società egiziane o statali. Un ulteriore accordo tra il Ministero del Petrolio egiziano e Chevron punta ad accelerare lo sviluppo del giacimento Afrodite tramite un gasdotto sottomarino di 280 chilometri, che collegherà il giacimento alla rete nazionale di Port Said.
In questo contesto, l’Egitto si riconferma come Paese chiave del Mediterraneo, per via delle sue capacità operative di liquefazione del gas naturale, fungendo da nodo obbligatorio per qualsiasi esportazione regionale verso l’Europa. Il presidente Christodoulides ha definito la cooperazione energetica «un pilastro centrale del partenariato di lunga data tra l’Egitto e l’Unione europea».
Libia: un amico rivelato
Sulla fonte petrolifera, l’asse Cairo–Tripoli mette in sicurezza l’interruzione delle forniture kuwaitiane, bloccate a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz e di force majeure della Kuwait Petroleum Corporation. L’Egitto ha infatti concordato l’importazione di almeno un milione di barili al mese di petrolio libico.
Anche questo accordo era già stato definito in precedenza, nel gennaio del 2026, a margine del Libya Energy and Economic Summit a Tripoli, con la firma di un Memorandum of Understanding (MoU) tra Petrojet e la National Oil Corporation libica, con l’intento di rafforzare la cooperazione nel settore del petrolio, del gas e delle attività minerarie, aprendo corridoi per il trasporto di idrocarburi tra i due Paesi.

Tuttavia, il greggio libico è di tipo leggero ceroso; il che richiede riscaldamento durante lo stoccaggio e la miscela con altri greggi. Sfruttando la propria capacità di raffinazione di 40 milioni di tonnellate annue per trasformare il greggio libico, l’Egitto ha la possibilità di posizionarsi come hub energetico regionale.
Russia: l’hub di grano ed energia sul Canale di Suez
Il 2 aprile 2026, al Cremlino, il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il ministro dell’Esteri egiziano Badr Abdellaty per discutere la creazione di un hub logistico congiunto per grano ed energia sul territorio egiziano. Il Governo russo ha già impartito direttive per avvisare i preparativi per la fornitura di cereali all’Egitto.
La proposta di questo hub si inserisce in un rapporto commerciale già consolidato: l’Egitto è il più grande importatore mondiale di frumento e il principale acquirente di grano russo – e ucraino prima della guerra – con circa 7,6 milioni di tonnellate a stagione. La costruzione degli hub avverrà a Port Said, Damietta e Sokhna, tutte città portuali in prossimità del Canale di Suez, punto nevralgico per la distribuzione che collega il Mar Mediterraneo al Mar Rosso.
L’incontro con il capo del Cremlino ha anche confermato lo stato di avanzamento della centrale nucleare di El–Dabaa, il cui funzionamento del primo reattore è previsto per il 2028–2029.
La scoperta di Eni
Mentre gli accordi con Cipro, Libia e Russia rappresentano risposte nel breve, e in parte nel lungo, periodo, il 7 aprile 2026 il colosso Eni ha annunciato una scoperta destinata a proiettarsi ben oltre l’emergenza immediata. Il pozzo esplorativo Denise W 1, nella concessione Temsah del Mediterraneo, ha intercettato circa 2 trilioni di piedi cubi (Tcf) di gas e 130 milioni di barili di condensati associati.

Il giacimento si trova a 70 chilometri dalla costa egiziana, a soli 95 metri di profondità. Prossimità che rende concreta la possibilità di uno sviluppo accelerato, riducendo i tempi e i costi rispetto a una scoperta in acque profonde.
La multinazionale italiana ha confermato a Egypes 2026 un piano da 2 miliardi di dollari nel solo 2026 in Egitto, come parte di un impegno complessivo da 8 miliardi annunciato a novembre 2025.
Il Cairo tra diversificazione e bilanciamento strategico
L’Egitto si candida a pilastro della sicurezza energetica europea: tra nuovi giacimenti e diplomazia multipolare – coerente con la tradizione politica estera del Cairo di mantenere canali aperti con diversi attori globali senza ancorarsi a un unico blocco politico. Nella delicata scacchiera del Mediterraneo, il Cairo tenta di consolidare il proprio ruolo di hub energetico imprescindibile per l’Unione europea.
Se da un lato l’asse con Nicosia e il progetto EuroAfrica Interconnector permettono di diversificare l’approvvigionamento elettrico e di gas di Bruxelles, riducendo la dipendenza dalle rotte orientali; dall’altro la persistente collaborazione del Cairo con la Russia nel settore nucleare e infrastrutturale pone l’Ue di fronte a una complessa sfida diplomatica.
Per l’Unione, gli accordi energetici dell’Egitto alimentano direttamente la capacità di esportazione verso i mercati europei tramite le nuove rotte per il petrolio e il gas, che si trasformano in tasselli di un incatenamento regionale che vedono l’Egitto come l’interlocutore chiave per la stabilità e la resilienza del mercato energetico comunitario.
Ammir El Mehrat
Foto © Egypt Independent, Reuters, Discovery Alert, Egypt Independent













