Tensioni crescenti tra Washington e Teheran tra blocchi marittimi, sanzioni e rischio escalation con effetti sui mercati globali
Il conflitto Iran–Stati Uniti è entrato in una fase di Guerra Fredda con sanzioni e blocchi navali, che preannunciano alti prezzi dell’energia e una potenziale escalation militare.
Il presidente Trump è combattuto tra l’azione militare e il continuo della strategia della «massima pressione» attraverso sanzioni sul programma nucleare iraniano. L’Iran ha proposto la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco statunitense, proposta che gli Usa non hanno accettato. Washington mantiene forze militari in Medio Oriente e nel blocco, mentre le tensioni influenzano i mercati energetici globali.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il loro ritiro da Opec e Opec+ a causa della situazione del mercato energetico.
In una fase che ricorda la Guerra Fredda, con sanzioni economiche, blocchi navali e continue discussioni su possibili negoziati, sembra essere entrato il conflitto tra Iran e Stati Uniti, con Trump che sottolinea che Teheran è in uno «stato di collasso».
Lo stallo raggiunto dalle due parti non sembra avere una via d’uscita immediata, il che
preannuncia prezzi dell’energia elevati per mesi, mentre la possibilità di un’escalation militare rimane aperta in qualsiasi momento. I funzionari statunitensi esprimono preoccupazione sulla possibilità che gli Usa rischino di rimanere intrappolati in un «conflitto congelato», senza operazioni militari e senza un accordo. In uno scenario del genere, Washington sarà costretta a mantenere forze militari nella Regione del Medio Oriente per molto tempo, mentre lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso e il blocco americano sarà ancora in atto.
Con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato di novembre, questa situazione è vista come particolarmente dannosa dal punto di vista politico ed economico per Donald Trump.
Il dilemma del presidente: azione militare o pressione tramite sanzioni
Secondo i suoi consiglieri, Trump sembra diviso tra nuovi attacchi militari e la continuazione della strategia di «massima pressione» tramite sanzioni, volta a costringere l’Iran a negoziare sul suo programma nucleare.
«L’unica cosa che capiscono sono le bombe», avrebbe detto recentemente a un consigliere, secondo Axios, con gli stessi ambienti che lo descrivevano come «frustrato ma realistico», non vuole l’uso della forza, ma non vuole cedere.
Pressione per una linea più dura
Alcuni dei suoi consiglieri propongono di mantenere il blocco su Hormuz e rafforzare le sanzioni economiche prima di considerare una nuova opzione militare. Il ministro degli Esteri Marco Rubio ha sottolineato che «la pressione sull’Iran è già enorme, ma può aumentare ulteriormente».
Allo stesso tempo, Trump riceve suggerimenti da voci più «dure» al di fuori del Governo, come la senatrice Lindsey Graham, che lo invitano a intraprendere un’azione militare per rompere l’impasse. «Signor presidente, rimanga fermo nelle sue posizioni per il bene del Paese e del Mondo. Il problema è il regime iraniano e il suo comportamento, non voi», ha scritto Graham su X lunedì, invitando Trump a respingere l’ultima proposta iraniana.
La proposta dell’Iran e la riservatezza americana
L’Iran ha proposto la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco statunitense ai porti iraniani, ma senza un accordo immediato. Fonti statunitensi affermano che Trump non sembra disposto ad accettare la proposta, poiché essa rimanda la questione cruciale del programma nucleare. La portavoce della Casa Bianca, Caroline Levitt, ha sottolineato che le «linee rosse» Usa restano chiare.
Allo stesso tempo, Trump in un post su Truth Social, nella prima dichiarazione dopo aver esaminato la proposta iraniana, ha scritto che l’«L’Iran ci ha appena informati che si trova in uno “stato di collasso“. Vogliono che apriamo lo Stretto di Hormuz il prima possibile, poiché stanno cercando di chiarire la situazione nella loro leadership (cosa che credo riusciranno!). Grazie per l’interesse che hai mostrato in questa vicenda!».
Impatto energetico e pressione militare
La crisi è degenerata quando l’Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz e imposto tariffe di transito alle petroliere, spingendo una risposta statunitense con un blocco navale. La Marina degli Usa sta costringendo le navi iraniane a tornare nei loro porti, mentre ha anche sequestrato carichi di petrolio.
Trump ha chiarito che il blocco non sarà revocato a meno che non ci sia un accordo che affronti le preoccupazioni riguardanti il programma nucleare di Teheran.
La tensione in corso intensifica le pressioni sui mercati energetici globali, con i prezzi che restano alti e il rischio di un’ulteriore escalation che rimane reale. Già martedì si è verificato uno sviluppo molto importante, a seguito della situazione creata nel mercato energetico, con gli Emirati Arabi Uniti annunciano il proprio ritiro di Opec e Opec+.
George Labrinopoulos
Foto © AI













