Dora Focaroli l’infermiera che salvò gli ebrei dai nazisti

0
382
Dora Focaroli

Infermiera italiana salva ebrei durante i rastrellamenti nazisti a Roma nel 1943, tra coraggio, rischio e solidarietà umana

L’anniversario della liberazione d’Italia che si commemora il 25 aprile è un giorno fondamentale per il Paese. Quel giorno nel lontano 1945 il Comitato di liberazione nazionale alta Italia con sede a Milano proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti.

Gli anni 1943 e 1944 furono costellati da numerosi massacri perpetrati dai nazifascisti contro la popolazione inerme e gli ebrei. Particolarmente atroce fu quello del 1943 a Roma dove i rastrellamenti erano quotidiani. Il 26 settembre il capo della Gestapo Herbert Kappler aveva dato un ultimatum di 36 ore alla comunità ebraica di Roma per la consegna di 50 chili di oro, onde evitare la deportazione. Il riscatto fu pagato in tempo ma la deportazione comunque si realizzò qualche settimana più tardi.

Solo alcuni riuscirono a fuggire

Sabato 16 ottobre alle prime luci dell’alba, un giorno di festa per la comunità ebraica, a Roma il Ghetto fu accerchiato dai nazisti, via del Tempio, via del Portico d’Ottavia, via Sant’Angelo in Pescheria, piazza Mattei, intere famiglie furono caricate sui camion, in malo modo, con spintoni e le canne dei fucili spianate. Donne, bambini, vecchi, anche invalidi, uomini. Mentre si sviluppava il rastrellamento alcuni ebrei riuscirono a sfuggire e correndo si nascosero in edifici all’interno della vicina Isola Tiberina.

Molti si accorsero della tragedia in atto all’interno dell’Ospedale Fatebenefratelli, tra questi il medico ebreo Emanuele Sacerdoti, il laureando in medicina Adriano Ossicini, il primario Giovanni Borromeo. Tutti aiutarono i fuggitivi a nascondersi. L’economo Fra Maurizio Bialek procurò nascondigli sicuri. La stessa cosa fecero i frati minori dell’adiacente convento San Bartolomeo, che accolsero un numero significativo di ebrei.

Una storia di perseveranza

La notizia della retata in atto era arrivata anche a chi operava nell’Ospedale Israelitico e nella Casa di Riposo per ebrei anziani ambedue ubicate sull’Isola Tiberina. È in questo frangente che emerge la figura dell’infermiera Dora Focaroli. Era nata a Borbona un piccolo paese in provincia di Rieti nel 1915. Di religione cattolica si era a 16 anni trasferita a Roma, ebbe una relazione giovanile da cui nacque un figlio che durante il servizio di leva, come aviere affogò nel lago di Bracciano presso cui prestava servizio.

Dora studiò da infermiera forse presso la Croce Rossa poi nel 1934 iniziò a lavorare presso l’Ospedale Israelitico e la Casa di riposo per ebrei all’Isola Tiberina. Il 16 ottobre del 1943 la Focaroli, quando si accorse che i tedeschi arrestavano gli ebrei, tolse dapprima il cartello che indicava i presidi ebraici, poi portò chi poteva camminare al vicino Fatebenefratelli. Tra questi anche il presidente dell’Ospedale Israelitico Giuseppe Campagnano.

Erano rimasti nella struttura della Casa di riposo alcuni intrasportabili. Dora chiamò quella sera una ambulanza della Croce Rossa, pioveva a dirotto, fece sistemare all’interno quanti più ebrei anziani e li accompagnò al pronto soccorso dell’allora Ospedale del Littorio oggi Ospedale San Camillo. Di guardia c’erano un medico e una infermiera che si resero conto che si trattava di accettare degli ebrei e rischiavano grosso se i fascisti li avessero scoperti.

Il medico era fermo nell’idea di ricoverare solo 1 o 2 persone respingendo tutti gli altri. Dora Focaroli cercava di persuaderlo ad accettare tutti gli anziani, spiegando che fuori c’erano i tedeschi pronti a deportarli. Fu il portantino dell’ambulanza a sciogliere la matassa e risolvere la situazione. Prese per un braccio Dora, la caricò sull’ambulanza e se ne andarono abbandonando lì al pronto soccorso tutti quelli ammalati.

L’unione fa la forza

Nel frattempo gli altri ebrei della Casa di riposo furono nascosti all’interno della Torre che è inserita nel vasto edificio che accoglieva ospedale e casa di riposo. Nei giorni successivi fu Dora Focaroli, risultando dai documenti cattolica, a mantenere segretamente i collegamenti con gli ebrei nascosti nell’Ospedale dell’Isola Tiberina, interagendo con la comunità dei Frati Minori che lo gestivano.

C’è da dire che in quel periodo i comandi tedeschi erogavano sostanziose ricompense a chi favoriva la cattura degli ebrei.

Dora Focaroli lavorò nell’ospedale israelitico fino al 1965 poi si ritirò a Latina ove è scomparsa il 16 maggio del 1994.

Il maresciallo Lucignano

Vi è un altro personaggio che bisogna ricordare in quei mesi tragici del 1943 che aiutò gli ebrei e la Focaroli, aderendo alla rete di solidarietà verso i perseguitati, è il Maresciallo di Pubblica Sicurezza Lucignano che comandava il posto di Polizia Fluviale situato sull’Isola Tiberina. Il suo compito era controllare i barconi sul Tevere e vigilare sulle sponde e arrestare coloro che proteggevano gli avversari del regime fascista, in particolare i renitenti alla leva e gli ebrei sui quali gravava una taglia. Il suo compito sorvegliare gli accessi all’isola e al pronto soccorso del Fatebenefratelli.

Il Maresciallo sapeva bene che sull’isola erano presenti molti ebrei, avrebbe dovuto fare rapporto ai suoi superiori e informare il Comando tedesco, di ciò che avveniva ma se ne astenne, e tra lui e la Focaroli vi fu sempre una intesa affinché la presenza degli ebrei non trapelasse. Per tale suo silenzio dopo la guerra, il Capo Rabbino gli ha conferito un attestato di benemerenza.

Di questo periodo storico e di coloro che rischiarono la vita per salvare i perseguitati nella seconda guerra mondiale, ne scrivo sul libro Il Segreto del Maresciallo che sarà edito a fine maggio.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Nurse Times, Associazione Nazionale combattenti e reduci, Storico.org

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui