Il “nuovo Bukele” è avanti, Colombia verso il ballottaggio

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Il 21 giugno si decide il futuro del Paese: Abelardo de la Espriella tocca quota 43,7% inseguito da Iván Cepeda al 40,9%

Colombia 2026. Svoltosi il 31 maggio, il primo turno delle elezioni lascia aperta la corsa per la successione al presidente uscente Gustavo Petro. I dati emersi dallo scrutinio delineano un quadro di forte polarizzazione. Il candidato patriota Abelardo de la Espriella si è posizionato in testa raccogliendo il 43,7% delle preferenze, pari a circa 10,4 milioni di voti. Alle sue spalle si colloca il senatore progressista Iván Cepeda, esponente della coalizione di Governo Pacto Histórico, che ha ottenuto il 40,9% dei consensi.

Netta la distanza che separa i primi due sfidanti dagli altri contendenti. Sarà ballottaggio, anzi, scontro diretto il prossimo 21 giugno. Al terzo posto si è posizionata Paloma Valencia, candidata conservatrice ed esponente dell’uribismo, ottenendo poco meno del 7% dei voti. In linea con il resto del Continente, i risultati evidenziano una frattura ideologica all’interno del Paese, con affluenza alle urne del 57,90%.

Verso il ballottaggio

La sfida per la presidenza mette a confronto due figure con traiettorie politiche e visioni istituzionali divergenti, a dir poco.

Abelardo de la Espriella

Leader del movimento “Defensores de la Patria”, è un avvocato e imprenditore che non ha mai ricoperto cariche elettive in precedenza. La sua ascesa, caratterizzata da una forte presenza mediatica, si fonda su una retorica nazionalista e su proposte incentrate sulla sicurezza interna.

Colonne portanti del suo programma, la costruzione di dieci mega–carceri sul modello del presidente salvadoregno Nayib Bukele, da cui ne prende anche il look, e la chiusura della Jurisdicción Especial para la Paz, l’organo incaricato di giudicare i crimini commessi durante il conflitto armato interno. Sul fronte economico, egli sposa posizioni di stampo liberista e conservatore, riscuotendo sostegno e simpatie nei settori imprenditoriali e della destra religiosa.

Iván Cepeda

Dall’altra parte della scheda elettorale, egli incarna la continuità delle riforme sociali avviate dall’amministrazione uscente, guidata da Gustavo Petro. Filosofo, storico difensore dei diritti umani e senatore di lungo corso, Cepeda ha improntato la sua carriera sulla tutela delle vittime del conflitto e sulla negoziazione di accordi di pace con i gruppi guerriglieri rimasti attivi, come l’ELN.

Figlio del leader comunista Manuel Cepeda Vargas, assassinato nel 1994 in un’operazione che ha visto la complicità di agenti dello Stato e gruppi paramilitari, il candidato del Pacto Histórico propone un programma focalizzato sul superamento delle disuguaglianze strutturali, nonché sulla salvaguardia dei territori colpiti dalla violenza legata al narcotraffico.

Qui, la polarizzazione è accentuata dall’eredità del conflitto interno e dall’ondata di violenza politica che ha scosso il paese durante la campagna elettorale, culminata con l’omicidio del leader conservatore Miguel Uribe Turbay nel 2025. Tirando le somme, di fronte alle richieste di cambiamento dei cittadini, i due sfidanti offrono risposte opposte: la militarizzazione e la linea dura promosse da de la Espriella contro l’approccio negoziale e la giustizia sociale caldeggiati da Cepeda.

Il voto all’estero

I risultati elettorali registrati tra i colombiani residenti fuori dai confini nazionali rivelano una divisione sorprendente, sia geografica che ideologica. Sui circa 1,4 milioni di elettori registrati all’estero, l’affluenza si è attestata al 41,69%, con 589.782 schede valide scrutinate.

Qui, il “nuovo Bukele” si è assicurato il 54,36% delle preferenze, pari a 319.962 voti. Ha costruito la sua affermazione giocando la “carta geopolitica”, soprattutto all’interno degli Stati Uniti, dove risiede la comunità colombiana più numerosa. Negli Usa de la Espriella ha ottenuto oltre 155.000 voti su circa 216.000 partecipanti. Un analogo successo è stato registrato in Canada, a Panama, in Ecuador, in Bolivia e in Venezuela.

Al contrario, Iván Cepeda ha mostrato una netta prevalenza nei Paesi europei, raccogliendo complessivamente 167.513 voti, equivalenti al 28,46%. La proposta politica del Pacto Histórico ha ottenuto la maggioranza dei consensi in nazioni chiave come Spagna, Germania, Francia, Belgio, Svezia e Portogallo.

Questa spaccatura geografica rispecchia le differenti dinamiche di integrazione e i diversi background socio–economici delle comunità emigrate; al contempo, mostra come la narrazione incentrata sulla sicurezza nazionale trovi terreno fertile nel “giardino di casa” degli Usa, mentre l’elettorato stabilito in Europa rimanga maggiormente ancorato a tematiche legate allo stato di diritto o alla tutela ambientale. Sensibili verso l’elettorato di stampo progressista.

Contestazioni sui risultati

Non sono mancate le tensioni istituzionali nella fase post–elettorale, dovute alle denunce di possibili irregolarità nel conteggio dei voti. Il presidente uscente Gustavo Petro ha espresso forti riserve sull’attendibilità dei dati, minacciando di «non riconoscere il risultato». Al centro delle contestazioni vi è una discrepanza riguardante circa 850.000 cittadini aventi diritto.

Il Pacto Histórico ha puntato il dito anche contro presunti problemi di sicurezza nel software utilizzato per la trasmissione e l’elaborazione dei verbali delle sezioni elettorali, avanzando l’ipotesi di flussi di voto atipici in determinati seggi. L’organizzazione indipendente Misión de Observación Electoral ha registrato più di 370 denunce relative a irregolarità nei giorni precedenti e durante lo svolgimento del primo turno, la maggior parte riferite alla diffusione di propaganda elettorale illegale nei pressi dei centri di voto.

La reazione di Abelardo de la Espriella non si è fatta attendere. Ed evidenzia la tensione ormai non più latente in Colombia.

Intervenendo a Barranquilla, dietro un vetro antiproiettile, ha rigettato ogni accusa di frode, definendo Gustavo Petro un «golpista» e accusando la sinistra di voler sovvertire il risultato delle urne per mantenere il potere. Inoltre, ha affermato che «la democrazia deve essere preservata con la ragione o con la forza», esortando le forze dell’ordine ad attivare i meccanismi costituzionali qualora la presidenza decida di non riconoscere i risultati emersi dalle urne.

Scenari geopolitici

Il ballottaggio del 21 giugno si incastra in una fase di trasformazione degli equilibri geopolitici nel Continente americano. Polarizzazione, modelli, “Dottrine”, parole chiave per leggere il presente.

L’eventuale affermazione di de la Espriella consoliderebbe l’avanzata conservatrice “emisferica”, basata sul “Modello Trump” dove pragmatismo economico e guerra ai cartelli della droga conquistano menti e cuori dell’elettorato.

Proprio la vicinanza alla retorica di Donald Trump e l’esplicito richiamo al modello penitenziario del salvadoregno Nayib Bukele testimoniano la volontà di integrare Bogotà in un asse sintonizzato con le recenti politiche di sicurezza di Paesi come l’Ecuador di Daniel Noboa. Monitorando lo sviluppo della vicenda del vicino venezuelano.

Questa svolta cambierebbe drasticamente la postura dell’unica Nazione che si affaccia sui due oceani in America latina, avviando una nuova cooperazione bilaterale con Washington, storicamente incentrata sulla lotta al narcotraffico e sulla stabilità regionale, spingendo per una rinegoziazione dei trattati commerciali e un irrigidimento dei controlli migratori.

Sul versante opposto, una vittoria di Iván Cepeda manterrebbe la Colombia ancorata al blocco progressista latinoamericano. La visione del Pacto Histórico punta a rafforzare l’integrazione regionale attraverso una diplomazia multilaterale focalizzata sulla transizione ecologica, sulla tutela dei diritti umani e sulla cooperazione energetica, spinta e promossa dal Primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, sostenuta dal presidente del Pcc Xi Jinping.

Per l’intero Continente l’esito del voto colombiano rappresenterà un test cruciale in una scacchiera complessa. Al solstizio d’estate l’ardua sentenza.

 

Alessandro Bonifazi

Foto © Revista Mercado, mainichi.jp, EL PAÍS

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