Spin Time Labs: un’anomalia da correggere

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Spin Time Labs

Un principio di incendio ha reso inagibile il palazzo di Santa Croce di Gerusalemme. Dietro l’emergenza si riapre lo scontro politico

Nella notte tra il 29 e il 30 luglio un principio d’incendio ha costretto all’evacuazione di Spin Time Labs, il palazzo occupato di via Santa Croce in Gerusalemme, a Roma. Il rogo è stato domato in pochi minuti dagli stessi residenti. Inoltre, non risultano feriti o particolari danni strutturali. Ciò che risalta maggiormente è quanto è accaduto a seguito dell’intervento dei vigili del fuoco: da quel momento le circa 400 persone che lì vivevano (famiglie provenienti da oltre 25 Paesi) non hanno più potuto fare ritorno nelle proprie abitazioni. L’edificio è stato dichiarato inagibile e sequestrato. La risposta non si è fatta attendere. Infatti, un presidio permanente ha occupato la strada davanti ai cancelli dello stabile. 

Un episodio circoscritto si è trasformato nel giro di poche ore nell’ennesimo capitolo di uno scontro che dura da anni. Gli attivisti di Spin Time parlano apertamente del rischio che l’evacuazione diventi un pretesto per giungere a ciò che per tredici anni non si era riusciti a ottenere per via ordinaria, ovvero lo sgombero dell’immobile. Proprio questa soluzione sembra essere caldeggiata e sostenuta da molti esponenti dell’attuale maggioranza di Governo. Resta però una domanda di fondo: perché un luogo che da oltre un decennio offre casa e aggregazione a centinaia di persone, molte delle quali in condizioni di fragilità, sia percepito più come un problema da eliminare che come una risorsa per la collettività. 

Un palazzo, tredici anni di storia

Spin Time Labs nasce nell’ottobre del 2013, dall’occupazione dell’ex sede dell’Inpdap, rimasta vuota per diversi anni, ad opera del movimento per il diritto all’abitare Action. Da allora, lo stabile è diventato casa per centinaia di famiglie riuscendo a ibridare la missione abitativa e quella culturale attraverso laboratori e iniziative aperte a tutti. 

Il termine “occupazione” rischia però di ridurre tutto a una questione di illegalità, oscurando il senso del progetto: uno spazio nato dal basso e autogestito, senza barriere tra chi ci vive e l’ambiente circostante. A testimoniare il valore delle attività di Spin Time va ricordato come, nel 2019, il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, riattivò personalmente la corrente elettrica staccata per morosità. Inoltre, nel 2021, il palazzo ospitò le primarie del centrosinistra per le elezioni comunali di Roma. Questi rappresentano dei segnali di un riconoscimento informale che, però, non si è mai tradotto in una soluzione istituzionale stabile. Il risultato è un limbo che dura da tredici anni, in cui lo spazio esiste e funziona ma non trova mai una tutela legale. 

La linea dura e i due pesi

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi mantiene da anni una linea intransigente verso gli immobili occupati. Nel 2025 questa linea ha trovato applicazione diretta negli sgomberi, molto discussi, del Leoncavallo a Milano e di Askatasuna a Torino; a marzo 2026 è toccato alla Palestra Popolare Lupo a Catania. Spin Time compare da tempo nell’elenco degli immobili da liberare stilato dal Ministero. 

Colpisce però la diversità di trattamento rispetto a un altro caso romano, spesso citato come contraltare: il palazzo di via Napoleone III occupato dal 2003 da CasaPound. Anche questo stabile figura da anni nella stessa lista, mai sgomberato. Il protrarsi della situazione, mentre altri centri sociali sono liberati con rapidità, alimenta il sospetto di un trattamento diseguale legato alla vicinanza politica a parte della maggioranza

A questo si intreccia una narrativa ricorrente che vede negli spazi occupati focolai di degrado e spaccio, come se il fenomeno della droga non attraversasse l’intera società in maniera trasversale e fosse invece un tratto specifico di questi luoghi. È una cornice che sposta l’attenzione dalle condizioni abitative di centinaia di persone al presunto pericolo pubblico rappresentato dallo spazio in sé.

Il vero nodo: la sottrazione dello spazio collettivo

Dietro la retorica securitaria si intravede una questione più profonda. Spin Time Labs Nel dicembre 2025 un tribunale ha già condannato il Ministero dell’Interno a versare oltre 21 milioni di euro alla proprietà per il mancato sgombero. Questa cifra indica come, nella logica del mercato immobiliare, uno spazio autogestito e sottratto alla rendita sia letto come un’anomalia da correggere, non come un modello da sostenere. 

Il vero problema di Spin Time, probabilmente, non è la sua irregolarità formale, ma il fatto che si dimostri come uno spazio comune, gestito collettivamente e dal basso, possa funzionare. Lo testimoniano i risultati ottenuti negli anni sia in termini abitativi che di aggregazione. Questo mette in discussione l’idea che ogni edificio debba necessariamente generare profitto, o comunque essere una proiezione di un piano dall’alto. Finché la questione resterà sospesa tra sentenze e presidi, a pagare il prezzo più alto continueranno a essere le persone che quel palazzo, semplicemente, lo abitano

 

Alfio Faro

Foto ©️ Collettiva, Wikipedia, Radio Colonna

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