Le minacce ibride emerse nei recenti conflitti hanno reso necessario un rafforzamento di rescEU includendo rischi di natura inedita
Ai rischi convenzionali caratterizzati da eventi estremi sempre più frequenti come incendi, terremoti o dissesti idrogeologici si aggiungono anche le minacce dovute ai conflitti che coinvolgono la cittadinanza civile in ambito EU
Un salto di qualità nella gestione delle emergenze
Il meccanismo di protezione civile dell’Unione europea (Ucpm), istituito nel 2001,
rappresenta il quadro di riferimento per il coordinamento delle risposte alle catastrofi tra gli Stati membri. È in questo contesto che si inserisce rescEU, istituito nel 2019 come riserva strategica di capacità di risposta alle catastrofi, interamente finanziata dal bilancio comunitario. La principale innovazione introdotta risiede nella sua natura di riserva europea. A differenza del tradizionale meccanismo di protezione civile, che si basa sulle capacità messe a disposizione volontariamente dagli Stati membri, rescEU costituisce un patrimonio comune di risorse pre-posizionate, operative e pronte all’impiego.
Questa caratteristica supera una delle criticità storiche del sistema europeo, ovvero la possibile indisponibilità di mezzi nei momenti di maggiore necessità, specialmente quando più Paesi sono colpiti contemporaneamente dalla stessa emergenza.
Architettura e composizione della riserva
La struttura di rescEU dispone di una flotta aerea antincendio e di scorte strategiche per diverse emergenze. Per quanto riguarda la componente aerea, il sistema prevede una flotta permanente in fase di acquisizione, 12 nuovi aerei antincendio e 5 elicotteri, che saranno dislocati in base strategiche in Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Croazia, Grecia, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca. Il primo elicottero è già stato consegnato alla Romania a gennaio 2026, in tempo per la stagione degli incendi, mentre i primi aerei sono attesi per l’inizio del 2028.
Parallelamente, la Commissione finanzia la disponibilità “on-call” di una flotta antincendio aggiuntiva, che integra le capacità permanenti durante i periodi di maggiore rischio. Questa duplice strategia, risorse permanenti e risorse attivabili su richiesta, garantisce una copertura capillare e flessibile del territorio europeo.
Le nuove minacce
Le scorte strategiche coprono invece un ventaglio più ampio di minacce: capacità mediche d’emergenza, inclusi ospedali da campo e squadre di specialisti; mezzi di trasporto e logistica; attrezzature per il soccorso in caso di emergenze chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (Cbrn). Inoltre, rifugi temporanei, generatori di energia, e forniture mediche critiche che sono ospitate in 22 Stati membri di Paesi partecipanti all’organizzazione.
Il quadro operativo
Il funzionamento di rescEU è strettamente integrato con il Centro di coordinamento
della risposta alle emergenze (Ercc) della Commissione europea. Quando una catastrofe colpisce un Paese, sia esso membro dell’Ue o di altre aree geografiche, la procedura prevede innanzitutto l’attivazione del meccanismo di protezione civile, attraverso il quale gli Stati membri offrono le proprie capacità disponibili. Solo in caso di necessità non coperte da queste offerte volontarie, e su decisione congiunta della Commissione e degli Stati membri interessati, si procede all’attivazione delle riserve rescEU.
Il caso Ucraina: uno stress test su scala reale
L’invasione russa dell’Ucraina ha rappresentato per rescEU il banco di prova più impegnativo dalla sua istituzione. Le esigenze generate dal conflitto, i milioni di sfollati, infrastrutture energetiche danneggiate, necessità sanitarie massive, rischi Cbrn, hanno messo in luce la rilevanza strategica delle scorte europee. La risposta ha incluso il dispiegamento di servizi di evacuazione medica, generatori di energia, migliaia di rifugi per gli sfollati, e attrezzature per emergenze Cbrn.
Questa operazione è stata definita dalla Commissione come “la più grande e complessa operazione di protezione civile europea dal 2001″. Oltre al valore umanitario immediato, l’intervento in Ucraina ha fornito dati operativi preziosi per affinare i protocolli di attivazione, testare la catena logistica delle scorte distribuite in diversi Paesi, e valutare l’effettiva capacità di risposta a una crisi di portata continentale.
Criticità e problemi aperti
Nonostante i progressi, il sistema rescEU presenta comunque alcune criticità evidenti. La prima riguarda la tempistica di realizzazione della flotta permanente: i primi aerei sono attesi solo nel 2028, con un ritardo significativo rispetto alle esigenze manifestate dalle stagioni degli incendi sempre più intense. La dipendenza da risorse “on-call” nel frattempo, per quanto utile, non garantisce la stessa certezza operativa di una flotta di proprietà.
In secondo luogo, la distribuzione geografica delle scorte dovrà essere continuamente rivalutata alla luce dell’evoluzione dei rischi in gioco. La crescente frequenza di eventi estremi in aree tradizionalmente non considerate ad alto rischio potrebbe richiedere una riconfigurazione delle capacità pre-posizionate.
Infine, il finanziamento interamente comunitario di rescEU, se da un lato garantisce indipendenza operativa, dall’altro espone il sistema alla variabilità delle priorità di bilancio dell’Ue. La sostenibilità a lungo termine del programma richiederà un impegno politico costante e la capacità di dimostrare il valore aggiunto dell’investimento in termini di vite salvate e danni evitati.
In conclusione, rescEU rappresenta un passo significativo verso una governance europea delle emergenze più matura e autonoma. La sua architettura offre un modello replicabile per altre forme di cooperazione strutturale in ambito di sicurezza e difesa. La vera sfida sarà mantenere il ritmo di sviluppo delle capacità, adattarle a uno scenario di rischio in continua evoluzione, e consolidare la cultura della prevenzione e della preparazione che è il presupposto indispensabile per qualsiasi sistema di risposta efficace.
Nicola Sparvieri
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