Pandemia, Colle, Governo attuale, attesa per la cabina di regia, nulla di nuovo, quindi. Argomenti già trattati, seppur di attualità, triti e ritriti
Sarebbe stato facile fare un semplice resoconto della conferenza di fine anno con la stampa parlamentare da parte del presidente del Consiglio Mario Draghi. Abbiamo invece pensato di regalare al lettore una diversa chiave di lettura, su tutto ciò che è stato detto soffermandoci in particolare su quanto invece non è stato detto.
Pandemia, Colle, Governo attuale, attesa per la cabina di regia, nulla di nuovo, quindi. Argomenti già trattati, seppur di attualità, triti e ritriti. Eppure una conferenza stampa per giornalisti avrebbe quanto meno dovuto dar spazio anche alla situazione del giornalismo e dell’editoria in Italia. E invece si è parlato di tutt’altro.
Elogio e biasimo
Imbarazzante l’applauso all’entrata e all’uscita del premier in sala. Qualcuno ne ha scorto un servilismo e sudditanza nei confronti di Draghi, altri un gesto di ringraziamento per i fondi all’editoria. Altri ancora hanno percepito quell’inadeguatezza che si prova all’applauso al pilota in fase di atterraggio.
Anche chi scrive era presente, ha applaudito si è alzata in piedi; è stato un gesto spontaneo presa anche dall’atteggiamento generale. Per molti un modo istintivo, per altri un vero e proprio riconoscimento al lavoro svolto dal premier nell’ultimo anno.
Se in molti si sono soffermati sui siparietti spaziando da quando si è definito un «nonno al servizio delle istituzioni» fino al giornalista che voleva fare la domanda in inglese per poi scoprire che era italiano con tanti «buuu» e risate da parte dei colleghi, noi ci chiediamo altro.
Le non risposte di Draghi
Ci domandiamo ad esempio come mai il premier nell’unica conferenza stampa annuale dedicata ai giornalisti abbia concesso risposte solo a 43 delle 50 domande sorteggiate. E perché visto che era l’unica annua ha concesso solo un’ora e mezza glissando su alcune risposte. Le prime, quelle formulate dal presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, nel coraggioso discorso di apertura. Il quale, ha chiesto alle istituzioni una maggiore protezione e l’impegno a perseguire senza indugio i responsabili delle aggressioni alle giornaliste e ai giornalisti, più volte bersaglio di minacce e aggressioni, fisiche e verbali negli ultimi tempi.
Bartoli ha inoltre rivendicato il bisogno di «un giornalismo che contribuisca a illuminare le zone d’ombra, che guardi dentro le criticità e metta in evidenza le contraddizioni. Un giornalismo che aiuti a comprendere e superare vecchie e nuove discriminazioni, di qualunque natura esse siano: genere, provenienza, orientamento sessuale, religioso o culturale». Il presidente ha inoltre anticipato la consegna di un Dossier a Draghi con tutti gli argomenti trattati nel discorso.
In tutta la conferenza del tema del giornalismo e delle risposte a Bartoli il premier non ha fatto cenno.
Soliti argomenti
Tema principale della conferenza, a parte vaccini e l’invito alla terza dose, è stata la sua candidatura alla presidenza della Repubblica che di certo non rifiuterà portando abilmente tutti i partiti a essere d’accordo all’elezione.
Draghi ci dice, inoltre, che sono stati raggiunti i 51 obiettivi previsti dal Piano di resilienza chiesti dalla Ue, e che nelle prossime settimane si dovrà trattare con l’Europa e finalmente, dopo, si potranno avere i finanziamenti.
Ha inoltre denunciato le debolezze europee davanti alle crisi internazionali auspicando a un’Europa più attenta alle trasformazioni.
Mancanze rilevanti
Pochissime quasi nulle le domande sulla politica internazionale, il che fa capire quanto poco, il quarto potere in Italia, abbia interesse in quello che avviene nel resto del Mondo. Non solo, ma quello che ha maggiormente “deluso” è stata la totale assenza di argomenti attuali quali l’Afghanistan, la liberazione temporanea di Patrick Zaki o il corso delle indagini nell’omicidio di Giulio Regeni.
Neanche un accenno a quanto sta avvenendo al confine tra Polonia e Bielorussia.
Eppure ci sarebbe piaciuto molto chiedere al premier Draghi quale sia la posizione dell’Italia all’interno dell’Unione europea. E se ha ancora senso definire l’Europa “unita” visto che ogni Paese spesso applica norme e prende decisioni diverse dagli altri Stati membri.
Eppure Draghi tante cose non ce le ha dette o volutamente alcune domande sono state ritenute “impertinenti” e quindi non chieste.
Avremmo voluto chiedergli cosa ne pensa e se non ritenga anticostituzionale l’obbligo del green pass per alcuni settori. Se per caso non sia da definire “eccesso di potere” una serie di misure adottate dal Governo per indurre i cittadini a una sorta di “obbligo” vaccinale.
E il problema della migrazione?
Più che altro però ci sarebbe piaciuto vedere un po’ di umanità quando si è affrontato il tema dei migranti. Sarebbe il caso che qualcuno faccia sapere al premier Draghi che i migranti non sono “lavoratori”, ma prima di ogni cosa esseri umani.
Solo due giorni fa l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha dichiarato attraverso il portavoce Flavio Di Giacomo, che nel 2021 sono state 1.508 le persone morte lungo la rotta del Mediterraneo centrale, la più pericolosa nel Mondo.
In conferenza Draghi ha affermato di avere l’impegno dell’Onu attraverso l’Oim per aiutare la Libia per le migrazioni da altri Paesi. Ha poi avanzato l’idea di una nuova politica dell’accoglienza perché le imprese hanno bisogno di mano d’opera, e hanno bisogno di immigrati. Il premier ha dichiarato che il Governo ha firmato un provvedimento il “decreto flussi“. Con il quale, si dà la possibilità a 70mila persone di lavorare legalmente nell’industria italiana, peraltro rispondendo a una richiesta da parte dell’industria italiana, specialmente nell’edilizia, che è anche maggiore di questa cifra.
Utilità al primo posto
In pratica esiste una nuova politica migratoria, ma non ci ha detto che verranno accettati in Italia solo quei migranti che potranno essere utili all’industria italiana. Per tutti gli altri uomini, donne e bambini che scappano da guerre, da dittature o da carestie dobbiamo invece attuare un piano con l’Europa per il ricollocamento o il rimpatrio volontario.
Già il “rimpatrio volontario” perché secondo Draghi c’è anche chi dopo aver attraversato il Mediterraneo con minime certezze di sopravvivenza, sarebbe disposto a tornare da dove è arrivato.
In tutto questo notiamo una totale forma di discriminazione, una sorta di selezione della specie.
In realtà Draghi ha semplicemente (o volutamente) omesso di dire che se il migrante è in grado di lavorare come operaio sarà ben accetto nel nostro Paese. Anzi la richiesta per quelli come lui aumenterà nei prossimi anni.
Ma se è un comune “migrante” in cerca della terra promessa o di un porto a cui approdare, e non è in grado di lavorare e produrre per il nostro Paese, in quel caso dobbiamo studiare meglio il piano di ricollocamento e dividere lui e i suoi simili con l’Europa altrimenti riportare tutti da dove sono arrivati.
Più protezione e impegno
Questa conferenza stampa sarà stata anche una sorta di autocandidatura al Quirinale per Draghi, sicuramente divertente per qualcuno, imbarazzante per altri, ma per chi scrive è stata semplicemente e dolorosamente priva di pathos (attenzione) nei confronti dei drammi della società umana.
Le giornaliste e i giornalisti, così come il personale sanitario impegnato contro il Covid-19, sono più volte bersaglio di minacce e aggressioni, fisiche e verbali. Chiediamo alle istituzioni una maggiore protezione e l’impegno a perseguire senza indugio i responsabili. L’Italia, e l’Europa di cui siamo parte integrante e inscindibile, hanno bisogno di un giornalismo che contribuisca a illuminare le zone d’ombra. Che guardi dentro le criticità e metta in evidenza le contraddizioni.
Un giornalismo, quindi, che aiuti a comprendere e superare vecchie e nuove discriminazioni, di qualunque natura esse siano: di genere, di provenienza, di orientamento sessuale, religioso o culturale.
Tiziana Ciavardini
Foto © Eurocomunicazione, Ilriformista, Governo, IOM, Vita
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