La cooperazione tra Unione europea e Africa, al centro della quinta edizione dell’EU-Africa Business Summit
Pandemia, guerre, crisi ambientale e alimentare rischiano di indebolire i progressi degli ultimi anni. Per questo, ora come non mai, «bisogna facilitare il dialogo tra portatori di interessi per la cooperazione tra Unione europea e Africa». Arnaud Thysen, direttore generale dello European Business Summit, introduce così la quinta edizione dell’EU–Africa Business Summit.
L’evento, ospitato dall’Egmont Palace di Bruxelles, riunisce mondo della politica, imprenditoria, accademia, per cercare soluzioni condivise volte allo sviluppo dei rapporti tra i due continenti.
Contesto geopolitico
Il contesto geopolitico è delicatissimo. Non fosse bastata la pandemia, il conflitto in Ucraina sta portando a una grave carenza alimentare, per il blocco dell’esportazione di grano dalla Regione. Alle questioni strutturali, come energia, salute, infrastrutture, digitalizzazione ed economia, si è aggiunto il tema dell’indipendenza alimentare, da inserire nel contesto di un’agricoltura sostenibile. «Dobbiamo stimolare la cooperazione tra settore pubblico e privato», rimarca Thysen, «rinforzando le capacità locali».
«Questo summit sta diventando importante per i legami tra Ue e Africa», aggiunge Albert Muchanga, commissario per lo Sviluppo economico, Commercio, Turismo e Industria per l’Unione africana. «Il problema chiave è la catena distributiva, bisogna puntare su settori come istruzione, sviluppo delle competenze, trasformazione dei prodotti e infrastrutture». La collaborazione sull’ambiente è fondamentale per raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050. «L’Africa contribuisce solo al 3% delle emissioni ma soffre le conseguenze più degli altri», commenta Muchanga. «La partnership tra Governi e privati dovrà dare un importante contributo nel miglioramento delle strategie».
Trasformazione dei prodotti
Le giuste misure in materia ambientale possono aumentare produttività e competitività. «L’Ue è il primo partner commerciale dell’Africa, davanti a India, Cina e Stati Uniti», spiega David Clarinval, ministro per il Commercio estero del Belgio. «Il volume di investimenti è di 280 miliardi di euro l’anno, quattro volte più degli USA e cinque della Cina». Ma, se tutto fosse perfetto, «non saremmo qui».
«Dobbiamo aggiungere valore, industrializzare. Se non creiamo lavoro per donne e giovani, saranno costretti a migrare», afferma Solomon Adegbie–Quaynor, vicepresidente della Banca dello Sviluppo africano. La produzione dei materiali grezzi è notevole, ma poi l’Africa non partecipa ai reali profitti. Per esempio, «Costa d’Avorio e Ghana producono il 70% del cacao sui mercati internazionali. Ma la partecipazione dei due Paesi all’industria è appena del 6%. Dobbiamo incoraggiare la creazione di un mercato per l’industrializzazione, non per il consumo».
Sfide della globalizzazione
«La globalizzazione pone molti quesiti, specie in Africa», asserisce Bernardo Calzadilla–Sarmiento, direttore generale dell’UNIDO – Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale. «Dobbiamo aiutare piccole e medie imprese, per non lasciare solo le grandi compagnie. Serve un mercato regionale integrato, con infrastrutture di qualità, l’UNIDO lavora proprio a questa integrazione. Abbiamo programmi per partnership nazionali, attrarre investimenti e costruire solide coalizioni».
«Il Mondo è interdipendente, l’isolamento non aiuta», sostiene Alan Kyerematen, ministro ghanese del Commercio e dell’Industria. «Il progresso non può essere guidato solo dai Governi, ma da alleanze strategiche con i privati. È ora di ridisegnare i rapporti, l’Africa può diventare la Regione emergente per industrializzazione e stabilità macroeconomica, costruendo le fondamenta per un’economia autosufficiente».
Transizione verde e digitale
A dicembre, il Direttorato Generale per le Partnership Internazionali dell’Ue (DG–INTPA) ha stabilito una strategia di investimenti sostenibili. «Sarà un acceleratore verso la transizione digitale e green», annuncia Cécile Billaux, capo dell’Unità Analisi Microeconomiche del DG-INTPA.
Il progetto ha identificato una serie di aree prioritarie, digitalizzazione, clima ed energia, trasporti, salute, ricerca e istruzione. «Entro il 2027 mobiliteremo oltre 300 miliardi, di cui 150 per l’Africa. Sosterremo le giovani generazioni, l’imprenditoria alle prime fasi. Da lì puntiamo a creare lavoro, aiutando anche nella formazione. Ma non potremo farlo senza il sostegno dei privati».
Nuovo approccio
La digitalizzazione può aiutare a ripensare l’approccio finanziario, sanitario, ai servizi. Le infrastrutture vengono sviluppate costantemente, ma internet e la connettività rimangono una sfida su cui serve un cambio di passo. La trasformazione digitale, ove presente, sta aiutando l’imprenditoria giovanile e femminile, ma serve una progettazione strutturale, per appianare le differenze nel continente.
«Bisogna abbattere le barriere d’accesso all’istruzione», auspica George Asamani, Business Development Lead per l’Africa. «Serve un’università che prepari al lavoro e alle sfide esterne, accompagnando i giovani nel percorso.» «La digitalizzazione sta creando opportunità innovative anche per la diaspora», aggiunge Karen Kaneza, vicepresidente della piattaforma ADEPT. «Abbiamo lanciato programmi con oltre 300 partecipanti, trasferendo know how e lavorando con le organizzazioni locali».
Talent Partnership
La Commissione europea ha annunciato un piano di investimenti grazie alla EU Talent Partnership, programma di facilitazione all’ingresso nel mercato del lavoro. «L’Ue sta cercando di stabilire una nuova cornice normativa sulle migrazioni», dichiara Johannes Luchner, vicedirettore generale della Commissione. «Dobbiamo dare percorsi alternativi all’immigrazione illegale verso l’Ue». Dei 19 milioni di immigrati irregolari in Europa, circa 5 vengono dall’Africa. «La Talent Partnership è aperta sia a talenti esistenti che potenziali, con percorsi di apprendistato e lavorativi. Dobbiamo dialogare, per abbinare i bisogni reciproci».
«I soldi investiti possono generare introiti tre volte maggiori», afferma Dawit Dame, ministro del Lavoro etiope. «Formazione e lavoro sono grandi opportunità per i più giovani, prima ci si focalizzava solo sul regolare le migrazioni, chiudere i confini. Ma non è stata una strategia efficiente. Ora non siamo più passivi, ma proattivi. L’immigrazione irregolare danneggia anche i Paesi di partenza, per questo dobbiamo consolidare le partnership attraverso i mercati».
Crisi alimentare e agricoltura
Il momento storico pone, senza appello, davanti alle sfide per la sicurezza alimentare e della filiera di distribuzione. Le previsioni dicono che nel 2050 ci saranno 10 miliardi di abitanti e l’alimentazione non può che essere la preoccupazione principale nell’agenda globale. «Si dovrà puntare sulla valorizzazione delle produzioni locali», commenta Janusz Wojciechowski, commissario Ue per l’Agricoltura.
Modelli sostenibili di agricoltura avranno un ruolo chiave nello sradicamento della povertà e nella mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. «Le crisi hanno amplificato il bisogno di azioni concrete. Nel 2018 abbiamo iniziato una task force per l’Africa rurale. Ci sono molti modi per condividere pratiche, ottenendo mutui benefici. La pandemia ci ha insegnato che la cooperazione è l’unica via».
«Nel breve dobbiamo trovare mercati alternativi per riempire il vuoto» delle esportazioni ucraine, aggiunge Godfrey Bahiigwa, commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale dell’Unione africana. «Nel medio periodo aumentare la produzione sul continente di materie prime come cereali. In una fase successiva, diversificare le colture per arrivare all’autosufficienza, senza per questo chiudere i mercati».
Diversificare le fonti energetiche: l’idrogeno
Ricca di risorse naturali, l’Africa punta a diventare un mercato vantaggioso per quanto riguarda le energie rinnovabili. Tra queste, il ruolo dell’idrogeno è in ascesa, anche se ancora di difficile e costosa produzione. Il rafforzamento del mercato energetico è uno degli obiettivi principali del pacchetto di investimenti per l’Africa EU Global Gateway.
«L’idrogeno avrà grande rilevanze dopo la decarbonizzazione», prevede Luca Giansanti, vicepresidente senior per gli Affari Governativi dell’Eni. La produzione di biocarburanti «può dare la spinta per la diversificazione, anche delle forniture Ue, riducendo la dipendenza da altre fonti». La produzione di idrogeno probabilmente non sarà sufficiente almeno fino al 2050, «ma dal 2030 credo si farà sul serio».
Rafforzare il settore sanitario
La sanità deve posizionarsi al cuore delle relazioni tra Ue e Africa, uscendo dalla dinamica donatori – beneficiari. Oltre alla produzione e distribuzione di vaccini, argomento ancora caldo, bisogna estendere il discorso a tutti i servizi e le infrastrutture, per costruire un sistema resiliente.
«I Governi, prima del Covid-19, puntavano all’autosufficienza entro il 2030», puntualizza Mohamed El Sahili, responsabile del Medland Hospital di Lusaka, Zambia. «Dobbiamo creare una confederazione per parlare con una sola voce».
Un focus particolare è stato posto sulle malattie non trasmissibili. «Dobbiamo assicurare l’accesso della popolazione alle cure», aggiunge Bernt Bieber, direttore delle vendite per l’estero di Siemens Healthineers. Tumori o patologie cardiovascolari sono passate in secondo piano per la pandemia, ma «la collaborazione tra università, ospedali, privati, è vitale nel loro trattamento. Serve un costante scambio di conoscenze».
Città del futuro
I modelli tradizionali di gestione delle città non incontrano più le necessità di sviluppo delle infrastrutture. La maggior parte dei centri urbani non ha adeguati poteri amministrativi e fiscali per affrontare le sfide future e colmare il ritardo. Nei prossimi 30 anni, la popolazione africana potrebbe raddoppiare, raggiungendo i 2,5 miliardi di abitanti. Le città saranno gravate da ulteriori 950 milioni di residenti. La transizione potrà però essere un’opportunità per creare un ambiente di sviluppo socioeconomico, inserito tra gli obiettivi della strategia Global Gateway.
«Nel prossimo decennio, i 2/3 della popolazione vivranno in aree urbane», afferma Patrick Child, vicedirettore generale della Commissione europea. L’urbanizzazione sempre più rapida porta a sfide cruciali, in materia ambientale: rifiuti, malattie e salute pubblica, scarsità d’acqua, energia, disastri naturali. Tutte criticità che devono essere affrontate con attenzione, in modo che si trasformino in opportunità anche di impiego verso la transizione “verde”.
Cosa pensano i giovani africani
Lanciato nel 2020, l’African Youth Survey è un sondaggio che indaga sulla visione che i giovani africani hanno di loro stessi e del Mondo. Quest’anno è stato condotto in 15 Paesi, con oltre 45 mila interviste svolte dall’agenzia di consulenza PSB Insights. I temi del 2022 sono stati l’impatto del Covid-19, le ambizioni democratiche, sicurezza e stabilità, lavoro e imprenditoria, media e connettività, influenze straniere, ambizioni personali.
Si calcola che entro il 2030 l’Africa avrà il 42% dei giovani del Pianeta. Solo il 27% è fiducioso del futuro personale e di quello del proprio Paese. Il 69% è insoddisfatto del lavoro, mentre il 78% pianifica di intraprendere un’attività propria. L’85% crede non si stia facendo abbastanza per l’ambiente a livello politico. Il 75% ritiene che la democrazia sia il sistema migliore, ma che vada plasmata su un modello africano. I pilastri restano comunque libertà di espressione e libere elezioni. Il 69% è spaventato dalle influenze straniere, circa la metà pianifica di emigrare all’estero.
«Il problema principale sembra essere l’instabilità politica», commenta Ivor Ichikowitz, presidente della Fondazione Ichikowitz e patrocinatore del sondaggio. I giovani si sentono divisi tra le influenze di Occidente, Cina e Russia, «serve una visione più africana. Questa è la prima generazione post-coloniale, che non si sente dire che è inferiore, è una base di talenti naturali su cui bisogna investire. L’Ue è uno dei partner principali, ma deve spiegare meglio cosa sta facendo, “vendersi” meglio a questa generazione. Così potrà iniziare un dialogo diverso».
Raisa Ambros
Foto © European Business Summit; makechocolatefair.org; business insider; un.org; African Development Bank; un-page.org; The World Economic Forum;













