Con il cambio di rotta dato dal Governo Meloni all’Agenzia dogane e monopoli, firmato un protocollo d’intesa con le Fiamme Gialle, nel rispetto di reciproci compiti e funzioni. Nel frattempo, l’ex direttore di Adm risulta indagato dalla Procura di Roma
Non c’è dubbio che i rapporti istituzionali tra le due importanti amministrazioni finanziarie dello Stato, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) e Guardia di Finanza (GdF), fino all’uscita di scena, decisa a gennaio dal Governo, dell’ex “economista del Movimento 5 Stelle”, Marcello Minenna, non siano mai stati a livello più basso. E parliamo di quasi due secoli e mezzo di storia nazionale.
Perché la nascita della GdF non è di ieri. Risale infatti all’ottobre del 1774, quando venne costituita la “Legione Truppe Leggere” per volere di Vittorio Amedeo III, Re di Sardegna.
La Guarda di Finanza, dal 1774 a vigilanza delle frontiere del Paese e dell’Ue
Fu il primo esempio in Italia di un Corpo speciale istituito per il servizio di vigilanza finanziaria ai confini, oltre che per la difesa militare.
Il compito più antico e tipico della GdF è sempre stato, infatti, proprio quello della vigilanza delle frontiere e di polizia doganale. Al quale, nei secoli, sono stati aggiunti molti altri. Che ne hanno fatto un organo di polizia economico-finanziaria a trecentosessanta gradi preso ad esempio in Europa e nel Mondo.

Ma il vecchio direttore generale di Adm, Marcello Minenna, ha dato a molti l’impressione di voler riscrivere la storia dell’Italia, mettendo a svolgere, in uniforme, i dipendenti di due valorose amministrazioni civili dello Stato (quella delle dogane e quella dei monopoli). Compiti, da sempre, di competenza della Guardia di Finanza. Nel tentativo di completare l’opera che non era riuscita neppure a uno dei suoi predecessori non meno singolari di lui.
Minenna ha superato Kessler
L’”ex tante cose” (magistrato, deputato, presidente provinciale di Trento, direttore dell’Olaf, commissario anti-contraffazione, ecc.) Giovanni Kessler. Il quale, un giorno, si presentò addirittura dal comandante generale del Corpo pro-tempore, Giorgio Toschi, proponendogli, con un sorprendente mix di temerarietà e ingenuità, l’abbandono di porti e aeroporti da parte della Guardia di Finanza.
Solo chi conosce bene il grande umorismo e l’attaccamento alle Fiamme Gialle di Giorgio Toschi, figlio d’arte da diverse generazioni, può immaginare la risposta che ricevette l’ex presidente della Provincia di Trento. Sembra che Kessler, dopo averla ricevuta, mostrò ai presenti un certo pallore e, di scatto, rappresentò la sua fretta di lasciare la riunione e il comando generale del Corpo. Senza avere avuto neppure il tempo di sorseggiare il caffè e assaggiare uno dei numerosi pasticcini che erano stati generosamente preparati per lui e la sua assistente.
Gestione creativa
A detta di chi ha avuto l’avventura di avere entrambi come direttore generale, pare che Minenna sia riuscito a superare lo stesso Kessler. Cosa che molti ritenevano impresa difficile, se non impossibile. Non solo per la gestione alquanto creativa di Adm, all’impronta di un ego piuttosto pronunciato. Ma anche per essere riuscito a realizzare il progetto dell’obiettore di coscienza Kessler – che non ha prestato servizio militare quando era obbligatorio – di mettere gradi e uniformi a tutti i dipendenti, da sempre civili, delle dogane, delle accise e dei monopoli.
Con una coreografica “scerifizzazione” degna di quella che da tempo io chiamo Pulcinellopoli, come stereotipo della peggiore cialtroneria e incuria del denaro pubblico, che spesso i cosiddetti Paesi frugali addebitano all’Italia. Che invece è preso ad esempio, persino dai frugali, in Europa e nel Mondo, per il fatto di disporre di un Corpo come la Guardia di Finanza. Patrimonio del Paese, frutto di due secoli e mezzo di storia, esperienza e anche molto sangue versato, proprio lungo il confine, terrestre e marittimo. Ma anche quello aereo. Perché non possiamo dimenticare il povero finanziere Antonio Zara, caduto durante un servizio di vigilanza doganale sulla pista dell’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino. Vittima, il 17 dicembre 1973, del fuoco vigliacco dei terroristi palestinesi.
Adm e Guardia di Finanza, amministrazioni complementari ma diverse
L’amministrazione delle accise, delle dogane e dei monopoli, non ha certamente meno meriti e meno importanza per le finanze dello Stato delle Fiamme Gialle. Ma dal 1774 svolge un compito diverso (non meno importante) da quello, tipicamente di enforcement, investigativo e di vigilanza alle frontiere italiane, attribuito alla Guardia di Finanza.
È la ragione per la quale, anche da Eurocomunicazione, non ho mancato di considerare scandaloso e offensivo per i cittadini lo spreco di denaro pubblico realizzato durante la gestione Adm di Minenna. Che ha fatto letteralmente di tutto, come si può comprendere anche dalla lettura della relazione sulla verifica amministrativo–contabile su Adm, eseguita dal 24 gennaio al 18 marzo 2022, dall’Ispettorato generale dei Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica della Ragioneria Generale dello Stato.

Compresa la trasformazione, con ingenti costi a carico dello Stato, di uno yacht sequestrato (non confiscato, e che quindi poteva essere restituito al proprietario), da dipingere con le insegne di Adm per attività anti–contrabbando in mare e andare a recuperare i relitti dei migranti. Dimenticando e decuplicando, a spese dell’ignaro Pantalone, il costo dell’ingente flotta aeronavale della Guardia di Finanza. Oltre che quelle delle altre Forze Armate e di Polizia del Paese.
Minenna non si è fatto mancare spese di centinaia di migliaia di euro nemmeno per pagare comparsate di attori vestiti con uniformi Adm, che giocavano a fare gli sceriffi in fiction televisive (peraltro diffuse sulla Rai, servizio pubblico). Di queste e altre bizzarrie ho già parlato, denunciandole, su Eurocomunicazione e Infosec.
Il momento sembra tuttavia essere finalmente giunto per voltare pagina a questa brutta storia. Nell’interesse del Paese e delle tasche dei cittadini contribuenti. I quali, in un periodo di crisi economica senza precedenti nella storia del Dopoguerra, non possono permettersi di assumersi il prezzo delle bizzarrie di aspiranti faraoni.
Zafarana e Alesse voltano pagina all’insegna della collaborazione
Abbiamo accolto quindi con grande soddisfazione la notizia, seguita al recente insediamento del nuovo direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, Roberto Alesse, della firma, il 3 aprile scorso, di un protocollo d’intesa relativo ai rapporti di collaborazione tra le due amministrazioni.
L’accordo, firmato nella sede di Adm dal nuovo direttore generale, Roberto Alesse, e dal comandante generale delle Fiamme Gialle, Giuseppe Zafarana, risponde, secondo una nota congiunta, “all’esigenza di ampliare e accrescere la condivisione del patrimonio informativo e delle reciproche esperienze al fine di assicurare una tutela sempre più efficace degli interessi finanziari unionali e nazionali e un livello maggiore di protezione nei confronti delle minacce alla sicurezza dell’Unione e dei suoi residenti, alla salute umana, animale o vegetale, all’ambiente e ai consumatori”.
L’obiettivo, nell’interesse dei contribuenti, che negli ultimi anni sembrava essere ignorato, è quello di una “piena valorizzazione delle sinergie istituzionali consolidando i rapporti di cooperazione, di supporto reciproco e di complementarietà̀ delle due Amministrazioni, garantendo il pieno coordinamento operativo per il contrasto del contrabbando e degli altri traffici illeciti connessi alla circolazione della merce in ingresso e in uscita nel – o dal – territorio doganale dell’Unione europea, nonché́ delle violazioni nei settori delle accise e delle altre imposte sulla produzione e sui consumi, del “gioco pubblico” e della movimentazione transfrontaliera di denaro contante”.
Analisi di rischio congiunte e rispetto della storica collaborazione
Particolare attenzione viene dedicata allo svolgimento di mirate analisi di rischio congiunte, così da orientare i controlli verso i soggetti che presentano significativi elementi di pericolosità̀, a tutela dei cittadini e delle imprese oneste. E in questo abbiamo sempre sostenuto che Adm dispone di banche dati ed esperienza tecnico amministrative del proprio altamente qualificato personale, che non meritano essere umiliate da coreografiche sceneggiate che il vecchio direttore generale voleva imporre.
Alessandro Alesse, in proposito, ha dichiarato molto chiaramente, nel rispetto della storia di cui ho parlato in esordio, che «il protocollo di oggi, oltre agli aspetti operativi, esalta nella sostanza la storica e imprescindibile collaborazione tra due Istituzioni che contribuiscono in maniera significativa alla tutela di settori strategici dell’economia italiana ed europea. Due Istituzioni che, coerentemente con le indicazioni degli Organi di controllo, operano con determinazione per garantire, al fianco dei cittadini, la piena legalità̀ negli ambiti di pertinenza».

Giuseppe Zafarana, dal canto suo ha invece messo in evidenza che «l’intesa costituisce uno strumento fondamentale in un comparto di particolare delicatezza e rilevanza per il Paese, valorizzando efficacemente le specificità̀ di entrambe le Amministrazioni, univocamente e sinergicamente volte a un unico e comune obiettivo, ossia il rafforzamento della legalità̀ e della competitività̀ del sistema Paese».
Per quanto riguarda invece i da me preventivati guai giudiziari di Marcello Minenna, per la pesante eredità lasciata al successore Alessandro Alesse, dico subito che non avevo la palla di cristallo.
Minenna indagato, rischia il processo
Per i mie lettori su InfoSec News ed Eurocomunicazione, due coraggiose testate che hanno dato spazio a miei articoli denuncia delle diverse criticità della recente gestione di Adm (dopo che alcuni di questi articoli erano stati pubblicati, e successivamente rimossi, dai siti di due importanti testate nazionali, e uno, non mio, anche da Dagospia) non è una sorpresa il fatto che Marcello Minenna, prima o poi, avrebbe dovuto fare i conti con la giustizia.
Cosa che mi sembrava evidente. Non perché io abbia poteri divinatori. Ma semplicemente perché per fatti molto meno gravi di quelli da me (e pochissimi altri giornalisti) segnalati e documentati nei miei articoli, altri dipendenti pubblici, compresi alcuni finanzieri, in Italia hanno passato gravissimi problemi giudiziari. Con la magistratura ordinaria e con quella contabile.
Come preventivato, dopo un lungo e assordante silenzio (stampa, giudiziario ma anche politico) su una gestione molto particolare e personale dell’ex direttore dell’Agenzia dogane e monopoli, già “economista del Movimento 5 Stelle”, oggi riciclatosi assessore della giunta forzista della Regione Calabria, sembra sia arrivato il momento in cui dovrà dare risposta alla magistratura inquirente di diverse accuse che gli sono state poste.
Almeno così sembra, da quanto riportato il 5 aprile da Today e Domani. Notizia ripresa questa volta, a meno che non sparisca nelle prossime ore, anche da Dagospia.
Un momento particolare
Pur nel pieno rispetto della doverosa presunzione di innocenza di Marcello Minenna, rispetto ad ognuno dei fatti che sembrano essergli stati contestati, e che saranno certamente attentamente valutati da Procure, ed eventualmente da Tribunali e Corte dei Conti, restano intatte tutte le criticità sul piano dell’“opportunità” e della “decenza” rispetto agli interessi finanziari dello Stato e dei cittadini italiani, in un momento di gravissima crisi economica, per quanto da me denunciato pubblicamente nei miei articoli. Che, anche se il signor Marcello Minenna sembrava non avesse gradito, sono solo la punta dell’iceberg (sempre assolutamente documentata) delle informazioni che mi giungono da più parti. E che molti altri avevano, o dovevano pure avere.
Alessandro Butticé
Foto © Guardia di Finanza, Adm, Today, Domani













