Il Bambino Gesù e il presepe natalizio al Parlamento europeo

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Questa Istituzione deve essere la casa di tutti i cittadini europei nel rispetto, oltre che della laicità, anche delle tradizioni e delle fedi religiose

 

È con grande e positiva sorpresa che, camminando nella sede di Bruxelles del Parlamento europeo, ho potuto ammirare, nel punto di incontro principale di deputati, funzionari e giornalisti, assieme a un albero di Natale, un bellissimo presepe. Le radici giudeo-cristiane dell’Europa, indipendentemente dalle credenze individuali, e del contestuale diritto anche a non credere, sono una realtà storico-culturale e tradizionale del Continente. Dalla quale non si può prescindere. Se non si vuole continuare ad allontanare i cittadini dall’Unione europea. Alla vigilia delle elezioni del prossimo anno.

Il miracolo del presepe

Dopo aver letto su X (ex Twitter), il post di un suo compagno di partito che esultava con un “Questo si che è un miracolo!!! Presepe nel Parlamento europeo!!!”, ho pensato che l’autore del “miracolo” fosse l’europarlamentare leghista che, nel mese di maggio, aveva criticato in un video circolato in rete, molto colorato, in termini di espressioni, la mostra gay-cristiana, organizzata sempre al Parlamento europeo, dal gruppo La Sinistra. Con opere della fotografa svedese Elisabeth Ohlson. Tratto in errore dall’approccio di critica, pur sempre costruttiva ed equilibrata anche verso politiche europee non condivise, da parte di altri parlamentari leghisti come Anna Cinzia Bonfrisco, Gianantonio Da Re, Rosanna Conte e altri, che non seguono la scia di proteste sovraniste a volte un po’ sguaiate di altri, invero poco remunerative in termini di risultati concreti e di reale difesa degli interessi che vorrebbero tutelare, mi ero invece sbagliato.

Bravi i popolari spagnoli

Ho appreso che si trattava invece di un’iniziativa del gruppo spagnolo del Ppe (Partito popolare europeo). Iniziativa che non toglie nulla all’importanza della sacra rappresentazione, visitata anche dalle presidenti del Parlamento europeo, Roberta Metsola, e della Commissione europea, Ursula Von der Leyen. Ma che, forse, diminuisce in chi scrive la speranza che ai troppo frequenti ululati alla luna in difesa della fede cristiana e degli interessi degli italiani, da parte di alcuni europarlamentari, seguano sempre azioni concrete che portino a risultati tangibili.

Nella sala dedicata al culto privato di ogni religione, esistente all’interno del Parlamento europeo, a dispetto di chi voglia rappresentare ai cittadini sempre e soltanto un’Unione anti-cristiana, e irrispettosa delle credenze personali di molti, che devono tuttavia restare personali, e nel rispetto della laicità delle pubbliche istituzioni, ho anche assistito ai preparativi di una messa, celebrata da Don. Carmelo Prima.

Parroco della centralissima chiesa di Sainte Catherine di Bruxelles, Don Carmelo è da anni Parlamentouna sorta di cappellano cattolico del Parlamento europeo. Il quale ha voluto ricordare che il presepio è il simbolo di dove Gesù è nato, insegnandoci l’umiltà. «È da oltre sette anni che celebro mensilmente una messa al Parlamento europeo» – ha affermato – «e l’8 settembre dello scorso anno, il giorno della festa della natività della Vergine Santa, abbiamo anche ufficialmente intronizzata una statua della Regina dell’Amore, di San Martino d Schio, dove è nata la mia vocazione, dentro l’ufficio di un deputato».

Difendere anche ciò che altri trovano indifendibile

I lettori dei miei “pensieri in libertà di un patriota italiano-europeo”, che mi permetto citare solo perché tutti i diritti d’autore vanno all’Operazione Mato Grosso e allo Sportello anti–stalking del Codacons, conoscono bene la mia dichiarata allergia ad ogni forma di estremismo. Di qualunque segno e genere esso sia. Ma anche il fatto che, da europeista convinto, quale mi ritengo, considero pericoloso per l’unità europea quello che in “Io, l’Italia e l’Europa” ho definito europeismo da piedistallo. Spiegando le ragioni per le quali lo considero non meno pericoloso, per la costruzione europea, del più peloso sovranismo e nazionalismo.

Sono inoltre eterosessuale, cattolico che cerca essere praticante (perché consapevole di essere, come tutti gli esseri umani, un peccatore bisognoso della misericordia divina) e, pur avendo manifestato il mio convinto dissenso verso il Generale in servizio Roberto Vannacci, in due articoli pubblicati la scorsa estate da Formiche, resto piuttosto perplesso di fronte a certi estremismi, anche del main stream lgbt+. Che a mio avviso, come certo turbo-femminismo non rispetta le donne, non rispettano la dignità, e forse nemmeno il pensiero (da quanto sento da miei amici omosessuali) della maggioranza meno rumorosa della comunità lgbt+.

Contro ogni discriminazione di genere

Nel rispetto dei diritti di tutti, garantiti dalla Costituzione italiana e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, sono contro ogni tipo di discriminazione. Compresa quella di genere. Qualunque esso sia. Contro le discriminazioni negative, ovviamente, ma anche – penso che sia arrivato il momento di dirlo in modo chiaro – anche contro quelle eccessivamente positive. Ed è la ragione per la quale trovo esagerati certi forzati esibizionismi lgbt+ cui siamo sempre di più obbligati ad assistere, soprattutto sulla televisione pubblica italiana. Più che altrove in Europa. Un esempio per tutti, la indecente (per me, che non mi considero affatto un bacchettone) simulazione di un rapporto omosessuale durante l’ultimo Festival di Sanremo, trasmesso dalla Rai, televisione pubblica. Che sarebbe stata altrettanto indecente, anche se forse maggiormente censurata dalla stampa, se fosse stato di un rapporto eterosessuale. Perché est modus in rebus.

La mostra gay-cristana al Parlamento europeo

Fatta questa premessa, per evitare ogni fraintendimento ideologico o di genere, voglio fare qualche considerazione ex post rispetto alla mostra fotografica di Elisabeth Ohlson. Che ho sperato da subito potesse essere stata la motivazione dei suoi più acerrimi critici per essere i promotori di una mostra cristiana più tradizionale, e meno trasgressiva. Fatta magari di presepi, non spagnoli, ma napoletani. Esempio, oltre che frutto della religiosità del padre della tradizione presepiale, quel San Francesco d’Assisi che è anche Patrono d’Italia, dell’arte, del gusto e della genialità partenopea. E sono considerazioni che sono ben consapevole essere, per molti, contro corrente. Ho scoperto l’esistenza di questa mostra tramite un video diffuso in maggio sui social da un parlamentare leghista, che lo riprendeva mentre, in modi che non ho esitato a definire “eccessivi”, protestava contro l’esposizione. Urlando di fronte alle immagini della mostra in un Parlamento europeo deserto.

Modi inaccettabili della protesta

La mia critica è stata, immediata, per i modi della protesta. Che, se fosse stata legittima, avrebbe certamente perso di forza proprio a causa della sua scompostezza. Provocando in molti moderati e liberali, quale mi considero, una reazione istintiva di rigetto. Non della mostra, ma del modo della protesta.

La personale presa di distanza da questo modo “eccessivo” di esercitare un pur legittimo Parlamentodissenso all’esposizione, è motivata dal fatto che, al di là della provocazione dell’artista (ma, senza evocare la Biennale di Venezia e l’arte contemporanea, artisti come Michelangelo, non erano ai loro tempi altrettanto provocatori?) non ho percepito nulla di blasfemo in immagini (tecnicamente eccellenti, a prescindere dall’opinabile contenuto) che, da cristiano, mi hanno piuttosto fatto pensare all’invocazione dl Cristo da parte della Comunità lgbt+.

E non a una dissacrazione della Croce e del cristianesimo, come alcuni hanno sostenuto. Soprattutto dopo che Papa Francesco ha pubblicamente detto: “se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”.

15 foto, a maggio del 2023

La mostra comprendeva 15 foto e si è svolta dal 2 al 5 maggio 2023, su iniziativa dell’eurodeputata svedese Malin Björk, de La Sinistra (The Left). In quanto ogni parlamentare, secondo quando riferitomi dal servizio stampa del Parlamento europeo, ha diritto a promuovere due eventi culturali o mostre per legislatura. Gli eventi culturali e le mostre devono essere preventivamente autorizzati dal Collegio dei Questori. E sono limitate a un periodo massimo di cinque giorni lavorativi (dal lunedì al venerdì).

Secondo quanto riferitomi da Lotta Narvehed, sua addetta stampa, l’amministrazione del Parlamento aveva chiesto di rimuoverne due. Non per il loro contenuto, ma perché non erano state inviate all’amministrazione per l’approvazione prima della mostra. Alla fine, secondo quanto riferitomi, non sono state invece rimosse, e sono rimaste appese al muro per tutta la durata della mostra.

Malin Björk, secondo quanto riferitomi dalla sua portavoce, «spera che la mostra possa aiutarci ad aprire la mente e a pensare in modo diverso all’amore, all’inclusione e persino alla religione». Precisando che «l’artista Elisabeth Ohlson è cresciuta in una famiglia di cristiani praticanti», anche se l’eurodeputata non le ha chiesto nulla sulle sue idee religiose. Alla mia personale richiesta, via mail, circa le sue convinzioni religiose, l’artista non ha risposto. Come non ha risposto neppure alla mia richiesta di autorizzazione alla pubblicazione di alcune delle sue foto. Che ci limitiamo quindi a riprendere dal video postato dal parlamentare leghista e pubblicate on line da altri media.

L’Ufficio dell’eurodeputata Malin Björk ha tuttavia voluto a precisare che “l’intenzione dell’artista non era quella di prendere in giro il cristianesimo ma, al contrario, di dimostrare che se Gesù fosse vivo oggi, si schiererebbe dalla parte delle persone più vulnerabili del nostro tempo (come ha sempre fatto), quale la comunità LGBTI, i rifugiati, le persone di colore, ecc.”.

Nessuna opposizione de La Sinistra a mostre cristiane al Parlamento

In risposta a una mia richiesta, fatta dopo la mostra – con l’auspicio che il parlamentare leghista che l’aveva duramente criticata, ne avrebbe approfittato per promuoverne una mostra cristiana più tradizionale, magari sui presepi napoletani, in occasione delle prossime festività natalizie – l’Ufficio di Malin Björk mi ha così risposto: “Il nostro gruppo (La Sinistra) non ha nulla contro contro le tradizionali manifestazioni religiose nel Parlamento europeo. Ogni anno, ad esempio, il gruppo del Ppe espone un presepe. Finora non ho sentito parlare di reazioni da parte di nessun gruppo”.

Tale risposta rassicurante, per chi, come chi scrive, considera che il Parlamento europeo debba essere e rimanere la casa di tutti i cittadini europei. Credenti e non. Nel rispetto di tutti dovrebbe smentire una visione di un’Europa sempre opposta al sentire della maggioranza dei cittadini. Pur nel rispetto di ogni minoranza. Smentita che deve essere fatta, però, oltre che da una più efficace e coraggiosa comunicazione delle Istituzioni Ue, anche attraverso una diversa narrativa Ue. Da parte di molta stampa che, nella speranza forse di vendere più copie, e seguendo la pancia dei lettori, sembra non volere fare vera informazione. Accentuando piuttosto la distanza che separa i cittadini dalle istituzioni europee. Una diversa narrativa che dovrebbe dare voce anche alla foresta che cresce, e non solo al fragore degli alberi che cadono.

L’auspicio del Nunzio apostolico presso l’Unione europea

E della foresta che cresce, fa parte anche il presepe e l’albero di Natale al Parlamento europeo. Commentato con una bella dichiarazione, rilasciata a Eurocomunicazione, dal Nunzio apostolico presso l’Unione europea, Monsignore Noël Treanor. «Consapevole, come tutti, dei tanti teatri di conflitto, guerra, fame e sofferenza umana nel nostro Mondo interdipendente» – ha affermato l’Arcivescovo irlandese – «possa questo presepe nel Parlamento europeo, la casa dei cittadini dell’Unione europea, ispirare tutti coloro che passano di lì a lavorare in nome dei popoli europei per la giustizia, la comprensione tra i popoli e la giustizia per l’intera famiglia umana».

 

Alessandro Butticé

Foto © Alfonso Bianchi, Parlamento europeo, Ticino on line, Vatican News

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Alessandro Butticé
Da sempre Patriota italiano ed europeo. Padre di quattro giovani e nonno di quattro giovanissimi europei. Continuo a battermi perché possano vivere nell’Europa unita dei padri fondatori. Giornalista dall'età giovanile, poi Ufficiale della Guardia di Finanza e dirigente della Commissione Europea, alternando periodicamente la comunicazione istituzionale all’attività operativa, mi trovo ora nel terzo tempo della mia vita. E voglio viverlo facendo tesoro del pensiero di Mário De Andrade in “Il tempo prezioso delle persone mature”. Soprattutto facendo, dicendo e scrivendo quello che mi piace e quando mi piace. In tutta indipendenza. Giornalismo, attività associative e volontariato sono le mie uniche attività. Almeno per il momento.

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