Nel suo nuovo libro lo storico dell’arte presenta una selezione di quadri in cui sono presenti alberi, fiori e frutti. Come in un gioco, dai dettagli si scopre l’opera e i miti che evoca
Può un libro legato all’arte essere divertente come un gioco? “Il giardino dipinto” di Stefano Zuffi, pubblicato da 24 Ore Cultura, riesce in questa sfida. Ci conduce alla scoperta del legame fra il mondo delle piante e l’arte, invitandoci a partecipare a un lungo viaggio – dai tempi dei Romani al Novecento – per scoprire come piante, fiori e frutti sono stati rappresentati in opere più o meno note, da artisti italiani ed europei. Alla parte visiva, si aggiungono la parole: i testi, brevi e divulgativi, ci raccontano il significato simbolico nella tradizione giudaico cristiana, ma anche nel mito del mondo greco–romano, ovvero i due universi fondativi della nostra cultura.
L’autore del “Il giardino dipinto”, Stefano Zuffi, è critico e storico dell’arte indipendente. Da una vita si occupa di divulgazione: ha scritto oltre un centinaio di libri dedicati alle arti figurative, che hanno venduto più di due milioni di copie in Italia e nel Mondo. Responsabile della collana Art Book di Electa, è stato curatore della Pinacoteca di Ancona. Avvicinare l’arte a tutti è la sua missione. Lo fa attraverso trasmissioni radiofoniche o articoli di giornale, oltre ai libri. Curatore di mostre, è presidente dell’Associazione degli Amici del Museo Poldi Pezzoli di Milano e membro del comitato scientifico della Pinacoteca di Brera. Con l’arte, Stefano Zuffi ci è cresciuto.
«La mia scuola elementare», racconta, «era vicino al Cenacolo di Leonardo. Allora non c’erano biglietti, prenotazioni e code. Giocavamo lì intorno e ogni tanto entravamo a guardare». Così l’arte è diventata un’abitudine, una compagna di percorso nella quotidianità dello studioso milanese, che da piccolo frequentava anche il Castello Sforzesco dove entrava a curiosare «quando c’era brutto tempo».
Come è nata l’idea di un libro sul giardino dipinto?
«A dire il vero, è stata un’idea della casa editrice, a cui sono grato per avermi coinvolto. Alla base di quest’avventura c’è la mia passione per la ricerca dei cercare i dettagli, le storie nascoste nelle opere d’arte. La sfida del libro è stata quella di non puntare sempre e solo sui dipinti in cui natura e botanica sono protagonisti. Sono andato ad analizzare i dettagli delle opere, che non sono meno importanti».
Per realizzare una selezione così originale bisogna essere un gran conoscitore del mondo dell’arte e un attento osservatore
«Sono un grande visitatore dei musei. Le opere vanno conosciute e amate, e occorre restituire loro gratitudine perché ci migliorano la vita».
Come è strutturato il libro?
«Come in un gioco di quelli che facevamo da bambini – quello in cui si nominavano cose, animali e persone – ho cercato di distinguere nella botanica tre settori: piante, fiori e frutti.
Ovviamente ogni ambito ha le sue star. Non si può negare che la rosa sia la regina fra i fiori, o che la mela possa essere considerata uno dei frutti più citati. Ma ci sono anche gli altri. Per ogni voce, le immagini sono grandi riproduzioni di dettagli, senza didascalia. La parte ludica per il lettore è riconoscere l’opera da cui provengono. Se non si riesce, poco male: in fondo al libro, ci sono le soluzioni. L’arte è uno spazio di bellezza, piacere, relax. Bisogna potersi divertire un po’. Sfogliando “Il giardino dipinto”, fatevi incantare da qualche immagine poco nota (nella foto, uno dei quadri del libro, nella sezione dedicata ai fiori: il giglio nel Trittico dell’Annunciazione (Pala Mérode) di Robert Campin, 1427-32 circa, New York, Metropolitan Museum of Arts».
Quali sono i suoi preferiti, i suoi dipinti del cuore de “Il giardino dipinto”?
«Fra i fiori, il mughetto. Volevo il dettaglio di un dipinto di Dürer, che è stato difficile trovare. Quanto ai frutti, le fragole, perché hanno un ricco valore simbolico. Le troviamo protagoniste di un favoloso dipinto di Bosch, il trittico del Giardino delle delizie (nella foto, un dettaglio). Infine, fra le piante un po’ per sciovinismo direi i gelsi intrecciati di Leonardo, nella Sala delle Asse del Castello Sforzesco».
“Il giardino dipinto” è uno scrigno di tesori. Si spazia dai giardini affrescati a Pompei del I
secolo dopo Cristo fino al Campo dei papaveri di Gustav Klimt, passando per artisti noti a tutti, da Botticelli a Leonardo, dai fiamminghi a Monet. Quanto ai testi, sono davvero ricchi di curiosità. Un esempio? Mi ha particolarmente colpita scoprire che il gin ha fra i suoi ingredienti essenziali le bacche di ginepro. Un distillato, non così diverso dall’attuale, venne usato – stando a quanto raccontato nelle “Argonautiche” di Apollonio Rodio – dalla maga Medea per addormentare il drago che custodiva il vello d’oro ambito da Giasone. Forse gli olandesi non hanno inventato niente.
Maria Tatsos
Foto © 24 Ore Cultura, Stefano Zuffi













