Riservato, elegante, dai lunghi silenzi sul set che contrastavano con le infinite telefonate durante le riprese che mandavano i registi e le troupe in difficoltà
IL 28 settembre 1924 nasceva uno dei più grandi interpreti della storia del cinema italiano, Marcello Mastroianni, a cui sarà dedicata la diciannovesima edizione della Festa del Cinema di Roma, in programma dal 16 al 27 ottobre. L’attore laziale che ha lavorato con registi come Federico Fellini, Vittorio De Sica, Ettore Scola, Pietro Gemi, Theo Angelopoulos, Visconti, rimane una pietra miliare nel cinema, documentario. E a prendere il suo testimone è stata la figlia, nata dalla relazione con Catherine Deneuve. Chiara Mastroianni, nel suo film dedicato al padre, ha voluto rendergli omaggio e nello stesso tempo identificarsi con la figura di Marcello.
Rapporto con Fellini e la Romagna
Fra Fellini e Mastroianni vi è stata una storia di sincera amicizia. Una simbiosi fra il regista romagnolo e l’attore laziale, suo alter ego. Si incontrano per la prima volta sul set de “La Dolce Vita“, dove Marcello conquistò il ruolo inizialmente di Paul Newman. Una lotta fra belli. Ma nella storia, le vicende umane si susseguono e si incastrano, come in una tela di celluloide, si pensi alla Magnani che prese il posto della Calamai in “Roma Città aperta” di Rossellini. Il primo incontro tra i due avvenne nella villa del regista romagnolo a Fregene, e non fu un amore a prima vista, perché Mastroianni aveva “una faccia qualunque”. Eppure da un disegno di Fellini divenne il simbolo del latin lover, un mondo di sogni e di identità dell’uomo italiano.
Riservato, forse anche troppo, elegante, con lunghi silenzi sul set, che contrastavano con le telefonate che l’attore faceva durante le riprese, mandando i registi e le troupe in difficoltà.
Ma con Fellini assume un ruolo biografico nel passaggio del Belpaese all’era moderna. Per la prima volta un film è ambientato in una serie di locali notturni, con alcool e belle donne. La vita di Via Veneto e dei paparazzi, che il regista sognò fin da ragazzo nella sua Rimini, nel Gran Hotel e nelle Gradische che raffigurò nei suoi disegni preparatori ai film. E Mastroianni, ormai celebre, andò a visitare Rimini, a respirare quelle sensazioni, che ancora oggi, questa Città, Capitale del turismo romagnolo, trasuda nelle sue viuzze del centro, fra locali, barbierie.
Inseparabili
La vita dolce romana, il ricordo dell’infanzia romagnola e il lato oscuro di un’esistenza dissoluta e anche qui vi è un riferimento ai “Vitelloni”, in cui un altro personaggio, Alberto Sordi, assume un duplice ruolo di comicità e di tragicità in un mondo onirico che nel mondo romano è pervaso da una moralità corrotta. Mastroianni è sempre rimasto affascinato dalla personalità del regista e ripeteva spesso: «Sul set io divento non attore, ma spettatore di Fellini e sono proprio contento di essergli diventato amico. E mi riconosco così profondamente in lui, in questa specie di operazione magica, che certe volte, guardandomi allo specchio, ho la sensazione di vedere la sua faccia». I due rimasero sempre vicino, fino alla sua morte, «perché Federico è giovane. La sua fantasia, la sua freschezza, la sua grandezza nel vedere le cose del Mondo attraverso la lente della sua meravigliosa ironia sono ancora lì».
Il vero sogno degli italiani
Il Mastroianni disegnato e creato da Fellini è essenzialmente uno: Snaporaz della Città delle donne, il latin lover fumettistico che già emerge in “8 1/2”, che gioca questo ruolo di divismo triste e incompreso, per creare un’icona nell’immaginario collettivo. Ma certamente la famosa scena con Anita Ekberg alla Fontana di Trevi ne “La Dolce Vita”, rappresenta il vero sogno felliniano, che diventa di tutti gli italiani.
Tra i più assidui frequentatori e collaboratori dell’universo felliniano, è stato il regista romano Ettore Scola, che nel suo ultimo film del 2013 gli rende omaggio, “Che strano
chiamarsi Federico“, a vent’anni dalla scomparsa del regista riminese e che ricostruisce fra l’altro le ipotetiche scorrazzate notturne di un terzetto incosciente: Mastroianni, Fellini, Scola. Dipinti come tre vitelloni lungo le spiagge di Fregene. In realtà i vitelloni squattrinati ma amici sinceri furono nel primo periodo romano Sordi e Fellini. Se Fellini rimane affascinato dalle atmosfere notturne di Roma, si pensi al suo capolavoro “Roma, Capitale con le luci e ombre della grande Città”, non potrà mai dimenticare la sua Rimini, che in “Amarcord”, rivive nei suoi personaggi reali e nei simboli del sesso, la “Tabaccaia”, “Gradisca”, “La volpina”, ma soprattutto “L’arrivo del Rex”, meteora che incanta, innamora il popolo romagnolo, ma che poi scompare.
Andrea Guerra
Come Chiara Mastroianni anche Andrea Guerra racconta il padre, grande sceneggiatore e poeta, Tonino, amico di Federico e Marcello e loro insostituibile collaboratore. Mastroianni andò a trovarlo, viveva con 40 gatti, e ha sempre riconosciuto le grandi capacità creative del poeta di Sant’Arcangelo di Romagna, dai film di Antonioni, Fellini e Angelopoulos.
Paolo Montanari
Foto © Trentino Cultura, CiakClub, Cinema Errante













