A Roma il mito di Gustav Klimt

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Klimt

L’esposizione incentrata sull’esperienza della Secessione e sui rapporti fra l’artista e l’Italia

Era il più dotato di tutti, aveva trentasei anni, era nel pieno delle sue forze, bello in ogni senso, e già allora famosissimo“, con queste parole Alma Schindler, futura moglie del compositore Gustav Mahler, descrive Gustav Klimt. Dobbiamo alla madre di lei l’interruzione del rapporto fra la ragazza allora diciottenne, ma già curiosa e intraprendente, e il focoso pittore dal fascino brutale e dal formidabile talento.

La mostra al Museo di Roma

KlimtKlimtla Secessione e l’Italia, questo il titolo della mostra allestita nelle sale del Museo di Roma, promossa da Rome Culture e coprodotta da Arthemisia e Zètema Progetto Cultura. Circa duecento le opere esposte, fra dipinti, disegni, manifesti, sculture e oggetti, un corpus cospicuo in grado di restituire le atmosfere di un’intera epoca. Particolare attenzione viene riservata al rapporto fra l’artista e il nostro Paese. Klimt venne più volte in Italia, riportandone sempre suggestioni importanti. La seduzione aurea trova conferma nelle decorazioni musive osservate a Ravenna e a Venezia; un’inclinazione che certo gli deriva dal padre, orafo e incisore. Non a caso, proprio nello sfolgorante scenario di San Marco si consuma il melodrammatico addio fra Klimt ed Alma.

Arte austriaca

Dopo la morte del marito e pittore paesaggista Jakob Schindler, la madre di Alma si risposò con un altro pittore, Carl Moll, figura di spicco della Secessione viennese. Accanto ai suoi lavori, la mostra espone anche opere di Josef Engelhart, Elena Luksch-Makowsky, Wilhelm List, Max Kurzweil, offrendo un’ampia panoramica dell’arte austriaca tra la fine dell’Ottocento e gli esordi del Novecento. Fra i pittori legati alla cerchia di Gustav, una menzione merita il fratello Ernst. I pochi quadri a noi noti evidenziano una sensibilità educata dagli esempi rinascimentali, mediati attraverso la lezione preraffaellita.

1897 – La Secessione viennese

Intesa come reazione ad ogni conservatorismo in campo estetico, la Secessione viennese può anche essere interpretata come una ribellione dei figli contro i padri, depositari di una tradizione obsoleta e morente. Già nel 1897 i secessionisti decidono di lasciare il Künstlerhaus, organizzazione che di fatto monopolizzava il mercato dell’arte. Nel 1897 lo strappo diviene definitivo. Nella lettera sottoscritta da Klimt si parla di costruire un’arte del tutto scevra da ogni logica commerciale, in contatto con le pulsioni progressiste in atto nel resto del continente. La Secessione  mirava a una completa fusione fra arte e vita, mantenendo comunque una concezione elitaria del fatto estetico. Esemplare a questo proposito il manifesto confezionato dallo stesso Klimt per la I Esposizione d’arte dell’unione degli artisti figurativi – Secessione, esposto in mostra. Teseo sconfigge il Minotauro, simbolo della cultura paterna, mentre la madre Atena ne protegge le gesta.

Giuditta

KlimtGli occhi socchiusi, la bocca semiaperta e velatamente crudele. La Giuditta di Klimt gronda una sensualità minacciosa. La testa del generale assiro Oloferne, che ella ha appena spiccato dal collo, è stranamente relegata in un angolo. L’attenzione è tutta sull’eroina, estremamente seducente nella sua nudità ornata d’oro. La metamorfosi del ruolo della donna non potrebbe ricevere più scioccante evidenza. Nella sala che ospita il capolavoro di Klimt altre opere del medesimo tenore, come la Giuditta di Hermann Hahn, una scultura nella quale la protagonista distoglie lo sguardo algido mentre tiene in grembo la testa della sua vittima, quasi con fare indifferente, e ancora la Notte di luna di Ernst Stöhr, dove una donna nuda fissa stregata l’astro notturno.

La donna

KlimtL’ispirazione klimtiana è indissolubilmente legata alla rappresentazione della donna. Le figure femminili permettono all’artista di decifrare il mondo, di sondarne il lato oscuro e sconosciuto. La committenza elitaria gli permette di cimentarsi con innumerevoli soggetti muliebri. Le donne ritratte da Klimt appaiono indimenticabili, fissate per sempre nella loro enigmatica e seducente bellezza. Avvolte da un’aurea di lontananza, corporee e immateriali al tempo stesso, vibrano di un misterioso e magnetico erotismo. L’ornamentazione che a volte le caratterizza contribuisce a porle su un livello “altro”. Lo spettatore non può far altro che ammirarle incantato, senza poterle realmente comprendere.

I quadri delle facoltà

KlimtIncaricato di eseguire, insieme a Frantz Matsch, i dipinti con le allegorie delle facoltà per l’aula magna dell’Università, Klimt non manca di turbare la sua committenza. L’impostazione elude ogni concezione positivista. Il risultato è oscuro, inviso al mondo accademico. La visione pittorica veicola un pessimismo di fondo, secondo cui poca fiducia ispira la Medicina, così come la Giustizia sembra priva di qualsiasi efficacia sociale. A causa dell’enorme mole di polemiche, Klimt rinunciò all’incarico. Aspirava a un’arte libera da qualsiasi condizionamento. I quadri bruciarono nell’incendio del castello di Immendorf, dato alle fiamme dalle SS in ritirata. I dipinti, fotografati in bianco e nero, con la sola eccezione della figura di Igea, tornano oggi a vivere grazie a un interessante progetto digitale realizzato da Google Arts & Culture. I visitatori vedono il cromatismo nascere sotto i propri occhi, le figure prendere vita, pervase da un colorismo acceso e perturbante.

Il fregio di Beethoven

Opera cardine dell’arte klimtiana, fragilissima e perciò visibile solo nell’edificio della Secessione a Vienna (a Roma è esposta una copia), il fregio di Beethoven raffigura la redenzione dell’umanità per mezzo dell’evento estetico. La sequenza delle immagini conduce lo spettatore attraverso un periglioso viaggio iniziatico. Come Parsifal, l’uomo vaga cercando non solo la redenzione, ma anche conferma alla propria individualità minacciata. Le figure avverse sono donne dalla sessualità sfrenata. In quest’ottica l’opera è un tipico prodotto delle ossessioni maschili.

I paesaggi

Il rito delle vacanze estive risulta particolarmente fecondo per molti artisti. Se Mahler solo nel silenzio della sua capanna nel bosco riusciva a trovare requie dagli impegni direttoriali, potendosi dedicare alla creazione delle proprie colossali sinfonie, Klimt approfittava della quiete dell’Attersee per maturare una spiccata sensibilità paesaggistica. Nella natura coglieva l’eterno in opposizione al transitorio. Per questo non vi raffigurava mai la presenza umana. Non c’è narrazione né movimento nelle sue vedute. Il paesaggio diviene allora uno stato d’animo, un’oasi di quiete nel vorticoso procedere dell’esistenza. L’armonia prevale sul tumulto.

Klimt e l’Italia

Il primo contatto fra Klimt e la terra italica risale al 1890, quando parte in compagnia del fratello Ernst alla volta di Trieste. Vi si recherà almeno otto volte, fino al 1913. Nel 1899 partecipa per la prima volta alla Biennale internazionale d’arte di Venezia, ed è in questa occasione che avviene la già citata rottura con Alma Schindler. Klimt tornerà alla Biennale nel 1910, durante la quale avrà a disposizione un’intera sala. Il pittore austriaco è protagonista anche dell’Esposizione internazionale di belle arti a Roma, nel 1911. Fulcro dell’evento, ancora una volta, la sala Klimt, forte di otto dipinti e quattro disegni.

Ritratto di Signora

Numerosi aneddoti pervadono il Ritratto di signoradipinto dall’artista austriaco fra il 1916 e il 1917. In realtà Klimt, come scoperto da un’arguta studentessa, rilegge un’opera precedente trasformandola totalmente. Preserva lo sfondo e il volto, ma modifica completamente la figura. L’analisi agli infrarossi rivela la sovrapposizione di una donna sull’altra. Il quadro, acquistato nel 1925 da Giuseppe Ricci Oddi, collezionista piacentino, annovera fra le rare opere di Klimt custodite in Italia. Per questo grande fu lo scalpore quando venne rubata durante l’allestimento di una mostra, nel 1997, con modalità mai del tutto chiarite. Altrettanto misterioso il ritrovamento, avvenuto nel 2019. La tela venne rinvenuta in un sacchetto di plastica lungo il muro esterno della Galleria. La ragazza ci guarda, la bocca semiaperta, le gote eccessivamente truccate, l’espressione assente e sensuale al tempo stesso. Un’epoca si è chiusa. Siamo in pieno primo conflitto mondiale. Klimt rinuncia a ogni rappresentazione estetizzante per offrirci un’immagine di forte impatto emotivo.

Frammenti

Quando Klimt muore, il 6 febbraio del 1918, lascia una moltitudine di opere incompiute. La febbrile attività del suo atelier si ferma all’improvviso. L’ictus lo coglie di sorpresa, a soli cinquantasei anni. L’eroe muore, schiacciato dal peso di una traboccante vitalità. Se Mahler aveva sentore della fine, costantemente presente nella sua musica, Klimt abbandona la scena in maniera inaspettata. Entrare nel suo studio è come sbirciare nei segreti della sua arte. Fra gli incompiuti più pregevoli La sposaforse ispirata ad un testo di un altro protagonista dell’arte viennese, Arthur Schnitzler. Si respira al suo interno un’aura schubertiana, affine alle atmosfere del quartetto la morte e la fanciulla. L’allegoria incompiuta e parzialmente oscura resta come un simbolo, ancor più affascinante in quanto enigmatico e sfuggente, dell’arte klimtiana.

 

 

Riccardo Cenci

Video © Eurocomunicazione

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Klimt. La Secessione e l’Italia

27/10/2021 – 27/03/2022

Museo di Roma

dal lunedì al venerdì 10.00 – 20.00

sabato e domenica 10.00 – 22.00

Biglietto d’ingresso: € 13,00 intero – € 11,00 ridotto

www.museodiroma.it

Catalogo Skira

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Immagini

In evidenza

Foto di gruppo – 1902
Gelatina d’argento, 13,9×19,8 cm
Klimt Foundation, Vienna
© Klimt Foundation, Vienna

dall’alto verso il basso

Johanna Staude, 1917-1918
Olio su tela, 96×68,5 cm
Belvedere, Vienna
© Belvedere, Vienna
Photo: Johannes Stoll

Manifesto per la I Mostra della Secessione
(26.03.1898-20.06.1898) dopo la censura, 1898
Litografia a colori su carta, 63,8×46,1 cm
Klimt Foundation, Vienna
© Klimt Foundation, Vienna

Giuditta, 1901
Olio su tela, 84×42 cm
Belvedere, Vienna
© Belvedere, Vienna
Photo: Johannes Stoll

Ragazza nel verde, 1896 circa
Olio su tela, 32,4×24 cm
Klimt Foundation, Vienna
© Klimt Foundation, Vienna

Hygieia, particolare del quadro della facoltà La
Medicina
Collotipia a colori dal portfolio Gustav Klimt.
Eine Nachlese, a cura di Max Eisler,
stampato e pubblicato dalla Tipografia di Stato, Wien
1931, 1900-1907
ìLitografia su carta, 48,1×45,5 cm
Klimt Foundation, Vienna
© Klimt Foundation, Vienna

Carl Moll
Boschetto di betulle al crepuscolo, 1902 circa
Olio su tela, 80×80 cm
Belvedere, Vienna
© Belvedere, Vienna
Photo: Johannes Stoll

Ritratto di Signora, 1916-17
Olio su tela, 68×55 cm
Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi

La Sposa, 1917-18
Olio su tela, 165×191 cm
Klimt Foundation, Vienna
© Klimt Foundation, Vienna

 

 

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