ADM, il Tetragono sotto scacco. Alesse lascia o raddoppia?

0
5260
Alesse

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, un’Amministrazione prestigiosa ma arcigna e respingente nei confronti degli ultimi direttori

Aleggia nell’aria il fitto mistero se il Tetragono Alesse, come egli ama definirsi e come si è presentato alla platea dei dipendenti al momento del suo insediamento, erede di una gravosa eredità ricevuta dal suo precessore, prosegua o meno nell’incarico per altri 18 mesi alla guida della prestigiosa «Agenzia delle Dogane e dei Monopoli». Non trapelano notizie né indiscrezioni. La scelta «amletica» ed è nell’aria, anche se non si sa conosce, però, se tale decisione sia già avvenuta o meno.

18 mesi o 36?

Dalla data di decorrenza dell’incarico, sembrerebbe che il Cons. Alesse abbia firmato la prima volta il contratto il 13 gennaio del 2023 per solo 18 mesi rispetto ai 36 previsti dall’incarico, cioè, se i calcoli sono esatti, proprio fino al 12 luglio di quest’anno. Il Tetragono, Cons Alesse a seguito della delibera da parte del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2023 è stato nominato direttore dell’Agenzia Dogane e Monopoli.

AlesseConseguentemente, egli ha ricevuto l’incarico per 3 anni, come prevede il D.Lgs. 165/2001. Al provvedimento di conferimento dell’incarico accede, come noto, un contratto individuale con cui è definito il corrispondente trattamento economico, che lui sembrerebbe aver firmato solo per un anno e mezzo, rispetto ai tre anni dell’incarico. Per sapere se sarà ancora il Cons. Alesse il direttore dell’Agenzia, per il prossimo anno e mezzo, non bisognerà attendere un nuovo una decisione del Consiglio dei ministri, in quanto la scelta, questa volta, non è di natura politica.

Attacchi mirati

Sarà, invece (o lo è già stata, non è dato ancora sapere, ndr), una valutazione di opportunità dello stesso Alesse, che potrebbe essere indotto ad accettare un altro incarico, se non addirittura a ritornare alla Presidenza del Consiglio dei ministri, per non esporre l’attuale Governo in situazioni che potrebbero sorgere, qualora il Tetragono dovesse proseguire nell’incarico, concentrato a dimostrare di fare bene e a schivare le numerose bucce di banana disseminate sul suo cammino, di continuo.

Non sono mancate, in tal senso, le avvisaglie, di cui non si può non tenerne conto e che bisogna saper leggere e decodificare, quasi come un avvertimento, a lui e al Governo da parte dei suoi avversari politici e non, nel dire “o se ne va allo scadere dei 18 mesi se non fa quello che gli si dice, così tutto quanto lo riguarda cade nell’oblio, oppure l’ondata di fango potrebbe proseguire per costringerlo alle dimissioni, e danneggiare il Governo che lo ha voluto in quell’incarico”, scardinando una tradizione che ha visto alle Dogane sempre direttori di centro-sinistra, anche sotto Governi di centro-destra.

Il precedente

Non si può non ricordare, nel quarto Governo Berlusconi, l’allora ministro dell’Economia e delle Finanze Tremonti, il quale confermò un «Visco boy’s» alle Dogane, il quale è risultato, in seguito, dopo anni, non avere i requisiti per cui in precedenza fu nominato nel prestigiosissimo incarico di super ispettore del SECIT (Servizio Centrale Ispettori Tributari). Incarico equiparato, al tempo, a dirigente generale di livello C.

Al Servizio dei super ispettori tributari, ora soppresso, istituito con L. 146/1980 approdavano, secondo quanto previsto dall’art. 10 del testo originario della legge citata, esclusivamente personalità di alto spessore e grado, quali professori universitari che dovevano essere ordinari, magistrati con grado minimo di Corte di Appello, colonnelli, dirigenti dello Stato e generali della GdF, mentre costui era un semplice ricercatore privato del CER (Centro Europa Ricerche srl di Ruffolo).

Tale incarico al SECIT ha però rappresentato per questi il trampolino di lancio, per cui in seguito fu chiamato alle Dogane prima come dirigente di 1ª fascia, dal 2001, e poi con l’incarico di direttore dell’Agenzia dal 2007. Dall’aria paciosa e scansonata riusciva a piacere e a convincere gli interlocutori raccogliendone i consensi, sia a destra che sinistra. Si ricorda il plauso della Commissione Finanze del tempo per la visita alla sala Matrix dell’Antifrode presso l’Agenzia a cui il direttore del tempo aveva mostrato su monitor a parete la geolocalizzazione di tutte le navi circolanti in tempo reale nel Mediterraneo come risultato della propria attività, per poi venire a scoprire, col tempo, che si trattava di un sito alieno consultabile da chiunque, previo abbonamento.

Gli articoli e i video contro Alesse

La motivazione della riconferma da parte del ministro Tremonti fu, allora, quella di voler dimostrare che il centro destra non faceva epurazione, cosa questa che a parti inverse invertite, non è mai esistita capitata, anzi quando da mondo è mondo il centro sinistra, come del resto ogni forza politica, una volta al potere ha sempre portato i suoi. Tornando alle avvisaglie rivolte al Cons. Alesse si ricordano, in particolare, gli articoli del 12 e 13 febbraio di quest’anno del quotidiano Domani, che in pochi attimi hanno fatto il giro del web.

Questi articoli, sembrerebbero gettare ombre sull’operato e sull’imparzialità del Tetragono, per aver concesso “autorizzazioni”, attraverso i suoi uffici, a persone a lui in passato collegate, “autorizzazioni” che erano state revocate addirittura dal suo predecessore, oggi sotto inchiesta per altri fatti, come è dato leggere dagli articoli di stampa.

Si ricorda, inoltre, il filmato dell’audizione del Cons. Alesse alla 6ª Commissione Finanze del Senato del 1° marzo di quest’anno, che lo ritrae come un pulcino bagnato e spaventato in evidente difficoltà, come uno scolaro colto impreparato dal professore, in occasione, peraltro, di un’interrogazione programmata. Un passaggio della sua audizione diffuso quasi a volerne dimostrare l’inadeguatezza al ruolo, di una persona, invece, di indubbia caratura, dal forbito e impostato eloquio e dall’indiscussa preparazione giuridica, che si è trovato a dirigere una delle più prestigiose e strategiche, anche se poco nota ai più, Amministrazioni dello Stato.

Riconosciuta tale non solo dalle Istituzioni nazionali ma anche da quelle europee e internazionali, ma al tempo stesso tra le più difficile da gestire. Infatti le Dogane sono state un’articolazione dello Stato, considerata fino ad una ventina di anni fa, il fiore all’occhiello di tutta la Pubblica Amministrazione italiana e che più nessuno degli ultimi illustrissimi direttori è riuscito a riportare agli antichi splendori.

Come è arrivato alle Dogane

Per tale incarico sembrerebbe che il Tetragono Alesse debba ringraziare il fraterno amico viceministro alle Finanze Maurizio Leo, che lo ha salvato portandolo via dal precedente incarico al ministero per la Protezione civile e le Politiche del mare dell’Italia, all’arrivo del nuovo ministro, con il quale sembrerebbe non ci fossero buoni rapporti, ed è anche per questo che il viceministro è l’unica persona che il Cons. Alesse ascolta e al quale non sa dire di no, a che se ne dica.

A sua volta il viceministro Leo sembrerebbe che abbia come ispiratrice e consigliera per l’Agenzia delle Dogane, una sua vecchia amica di gioventù e di penna con la quale hanno realizzato pubblicazioni a quattro mani, che è stata alle Dogane per trent’anni prima come funzionario, poi come dirigente e poi dirigente di 1ª fascia, e da qualche anno in pensione, ma che è rientrata in pista già da tre anni, sotto la gestione Minenna, come componente del comitato di gestione dell’Agenzia.

Persona molto valida che conosce bene le dinamiche interne dell’Agenzia, ma non scevra da personalismi legati ad amicizie, simpatie e antipatie, e per questo contestata apertamente quando era in servizio. Peraltro, chi la conosce altrettanto bene da oltre trent’anni ritiene che negli ultimi dieci, quindici sia cambiata, non sia più il funzionario modello, la persona cordiale e giovevole di un tempo, ma che si sia anche lei omologata all’ambiente e al sistema dell’Agenzia.

Riusciranno nell’opera i nemici?

Tutti questi segnali, demonizzatrici e demolitori, volti a screditare l’avversario secondo tecniche collaudate, operata nei confronti del Cons. Alesse, sembrano aver cancellato, con un colpo di spugna, la moltitudine di interviste delle principali testate giornalistiche che invece ne hanno messo in risalto il suo operato. Come sempre accade, ci vuole una grande fatica per salire e costruirsi una reputazione, e un nulla per scendere e cadere.

Come se tutto questo non bastasse, si teme che la tegola più pesante debba ancora arrivare e che riguarderà il concorso a 40 posti di dirigente alle dogane portato a termine dal Cons. Alesse, sembrerebbe, più per compiacere le pressione degli amici degli amici e i poteri forti, che invece ne volevano a tutti i costi la conclusione, visto che il precedente concorso a dirigente fu abortito, che per convincimento personale in considerazione delle evidenti irregolarità presenti già nel bando, come avevamo preconizzato, quasi come angeli custodi del Tetragono, nel nostro articolo del 26 maggio 2023.

La storia del concorso

Il concorso a 40 posti voluto e bandito di fretta e furia, nonostante evidenti profili di illegittimità già nel bando, dalla precedente gestione Minenna, sembrerebbe come dicono le malelingue premiare i fedelissimi, ma questo è tutto da provare, è stato ereditato in corsa dal Cons. Alesse a seguito della mancata riconferma del direttore Minenna nell’incarico a capo dell’ADM.

L’incarico di portarlo a termine fu dato, in una sorta di continuità con il predecessore al capo del personale del tempo dallo stesso Cons. Alesse, nonostante ragioni di prudenza avrebbero sconsigliato di non farlo, atteso che dagli atti di causa di un processo penale relativo a un precedente concorso a 69 posti di dirigente sempre alle Dogane sembrerebbe fosse emerso un coinvolgimento di tale dirigente nell’aver autorizzato l’ingresso al concorso a 69 posti, della Gazzetta Ufficiale di un regolamento comunitario che non è mai entrato in vigore e quindi non sarebbe dovuto essere ammesso in sede di esame, contenente, previo “taroccamento”, oltre al regolamento, le tracce dei temi estratti.

Il precedente concorso è stato annullato ma, a dispetto della “curva di Gauss”, che come noto esprime la probabilità che un fenomeno si verifichi nuovamente, molti dei nomi dei vincitori in pectore presenti nel concorso a 69 posti di dirigente, li troviamo anche in quello da 40 posti.

Tutto risolto?

Da un punto di vista amministrativo il concorso a 40 posti sembrerebbe essere stato portato felicemente a termine, accellerando sui tempi e derogando anche all’obbligo del corso di formazione presso la SNA previsto prima della nomina, pur di concluderlo nel più breve tempo possibile, per immettere in ruolo i vincitori. Successivamente, i posti sono stati anche ampliati del doppio per far entrare anche gli idonei e tacitare i malcontenti.

Nonostante i malcontenti che questo concorso ha generato, non risultano al riguardo attivi ricorsi civili o amministrativi, ma ciò per il solo fatto che le persone, sulla base degli esiti di precenti giudizi non vogliono più spendere inutilmente soldi, sono ormai sfiduciate e deluse, e non ripongono più speranze nella giustizia amministrativa e civile, dopo le delusioni e le ingiustizie patite e soprattutto dopo gli scandali che sono emersi negli anni passati. Tutti contano sulle risultanze penali di processi in corso per fatti connessi riguardanti la precedente gestione e quindi anche il concorso. Infatti le Procure, tutte le volte che hanno attenzionato un concorso, questo è risultato truccato.

In attesa delle indagini

Sembra certo che la Procura di Roma, competente territorialmente sul concorso a 40 posti, abbia chiesto l’acquisizione dei contenuti della trascrizione del cellulare del precedente direttore dell’Agenzia, sequestrato dalla Procura di Forli nell’ambito di altre indagini. Dalle trascrizioni potrebbero uscire situazioni imbarazzanti relative al concorso e ai più stretti collaboratori del precedente direttore che ne hanno beneficiato, portandosi dietro tutto il concorso.

Molti degli atti sono al momento ancora secretati, pertanto non è dato parlarne. Le questioni penali aprirebbero nuovi sconcertanti scenari sul perché il concorso palesemente irregolare sia stato portato avanti dal punto di vista amministrativo, da un fine giurista qual è il Cons Alesse, quando emergono evidenti le irregolarità amministrative sin dal bando, che ne dovrebbero decretare l’annullamento in autotutela, se non addirittura la “nullità” assoluta.

Colpo mortale per il Tetragono?

Se poi i ricorsi presentati da ditte rivali alla società informatica che ha gestito il concorso dovessero essere vinti, e si dimostrasse che ci siano anche irregolarità nella trasparenza e nella gestione delle prove informatiche e dei file, come sembra, la cosa si complicherebbe ulteriormente, e non se ne uscirebbe più.

Al di là di questi aspetti che riguardano le singole gestioni e vicende personali, cè da dire che le Dogane sono un’Amministrazione prestigiosa ma difficile da gestire, arcigna e respingente soprattutto nei confronti dei direttori di provenienza esterna, in particolare gli ultimi 4, compreso Alesse. Ciò lo si può spiegare nel fatto che per decenni c’è stata una gestione accentrata, le Dogane erano considerate una roccaforte, chiusa e inespugnabile, dove ci si tramandava il testimone da padre in figli, nipoti, generi, nuore, ecc, come è dato rilevare dalla lettura dei vecchi ruoli del personale.

Un’Amministrazione complessa e molto tecnica – che abbraccia tutto il vasto settore tributario ed extratributario relativo al commercio internazionale, nonché la catena logistica e del valore ad esso connessa, il settore dei Giochi e delle Accise che di per sé costituiscono ciascuno un mondo a parte – difficile da gestire se non si conoscono bene le dinamiche interne e si abbia la conoscenza e competenza non solo giuridiche ed economiche, ma tecnico pratiche di come girino le carte, per poter imprimere la propria impronta. Altrimenti si corre il rischio di essere raggirati, dovendosi affidare delegando alla struttura precedente, caratterizzata peraltro dai soliti consiglieri, sempre pronti a proporsi come i salvatori del direttore generale di turno, isolandolo dalla realtà e dalla verità dei fatti e delle persone.

La sorte comune degli ultimi direttori ADM

Questa è la sorte che ha accomunato gli ultimi 4 direttori dell’Agenzia. Persone tutte di alta caratura, ma con un denominatore comune: l’inesperienza. I risultati delle precedenti gestioni, escludendo quelle di Guaiana (2000-2007) e di Peleggi (2007-2017) che costituiscono dei casi a parte – e soprattutto nei confronti del direttore Guaiana non si può parlare di inesperienza – sono chiari.

Gli ultimi 3 predecessori del Consigliere Alesse, ovvero Kessler, Mineo e Minenna, nonostante la loro alta caratura e gli appoggi di cui godevano, sono rimasti in carica appena 9 mesi il primo (dall’ottobre del 2017 a settembre del 2018) e 15 mesi il secondo (dal settembre del 2018 al dicembre 2019). Più lungo il terzo, Minenna, dal 31/01/2020 al 12/01/2023, il quale però appeno finito il suo mandato è stato travolto da una smisurata moltitudine di vicende giudiziarie che lo hanno investito, come si può apprendere dagli organi di stampa, i cui riflessi potranno andare ad incidere, come detto, anche sulla gestione del Tetragono Alesse, per quanto riguarda il concorso a 40 posti di dirigente.

Le conclusioni

Personalmente auspichiamo che il consigliere Alesse rimanga, ma per farlo senza conseguenze per sé e per il Governo, deve scrollarsi di dosso ogni ombra che possa riguardare il suo operato, deve prendere in mano le redini dell’Agenzia, assumere provvedimenti, anche se impopolari sul concorso dichiarandolo nullo o annullandolo anche perché sul concorso a 40 posti, e suoi suoi vincitori, rimarranno sempre ombre.

Si deve fare artefice di un reale cambiamento soprattutto nelle progressioni di carriera per la dirigenza, che rappresentano il problema più grande che attanaglia le Dogane così come altre amministrazioni. Infatti negli ultimi 20, 25 anni è stato sempre più difficile portare a termine i concorsi a dirigente. E nei pochi casi in cui ci si è riuscito, lo si è fatto non senza portarsi dietro morti e feriti oltre che ombre.

Pertanto il Tetragono, se resterà, deve chiedere e ottenere dal Governo e dai poteri forti che spingono nei confronti di certe candidature, un’ accelerazione della riforma di accesso alla dirigenza, che sia moderna e consenta a tutti i funzionari appartenenti alle ex carriere direttive, senza discriminazioni di sorta, di poter accedere alla dirigenza così come è stato fatto per i segretari comunali, i medici e altre categorie che ex lege sono transitati, già vent’anni fa, dalla carriera direttiva alla dirigenza, in maniera tale da recuperare in modo intelligente tutti i vincitori del concorso a 40 posti non coinvolti in vicende penali per non scontentare nessuno e inglobando anche quelli che messi da parte da troppo tempo, che reagiscono con ricorsi e denunce contro i soprusi, riconquistando quel clima di armonia che manca nell’Agenzia da oltre vent’anni.

 

Sophia Ballarin

Foto © Gioconews, Fondazione Roma Europa, Cn24tv.it, Wikipedia

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui