Il sistema dei tre Paesi si collegherà al resto della Unione europea tra il 7 e il 9 febbraio 2025
Il passaggio alla rete energetica europea di Estonia, Lettonia, Lituania, anticipato di un anno rispetto ai progetti iniziali, è pronto: oggi le infrastrutture, in tutta l’area baltica e nord europea, sono al centro dell’attenzione delle autorità pubbliche. Il ministro lituano dell’energia, Žygimantas Vaičiūnas ha affermato che i tre Paesi sono ben preparati, in caso di tentativi di rallentare la connessione al resto d’Europa, prevista tra il 7 e il 9 febbraio 2025.
L’intera area, quindi, verrà disconnessa dal sistema russo dell’energia, il network chiamato Brell: ventuno nodi che legano la fornitura di energia al confine orientale saranno tagliati. Nel giro di due settimane, nel mese di febbraio, il passo sarà stato completato. Non dovrebbero verificarsi disservizi, anche se non possono essere esclusi del tutto: il cambiamento riguarda gli interi territori nazionali in questione.
Preparati agli “imprevisti” causati dall’esterno
Entro il 9 febbraio, i tre Paesi legheranno la propria infrastruttura energetica al resto d’Europa, attraverso la Polonia. Un incontro tra i ministri del settore si è svolto a Riga, Capitale della Lettonia, il 24 gennaio 2025.
Kaspars Melnis, responsabile lettone di clima ed energia, ha affermato che finanche in caso di operazioni di disturbo portate avanti dall’esterno ci sono protocolli di emergenza, studiati appositamente per ridurre i disagi nei quali i cittadini potrebbero incorrere.
Il ministro estone al clima, Joko Alender, ha affermato che la decisione rende il territorio indipendente dalla Federazione russa negli aspetti pratici, evidenziando la necessità di proteggere le infrastrutture. L’omologo lituano dell’energia, Žygimantas Vaičiūnas, ha ricordato il ruolo dei tre Paesi nella cooperazione con la Commissione europea e ha auspicato una estensione del metodo ad altri temi, ad esempio la sostenibilità.
La sicurezza delle infrastrutture rimane complicata: il giornale finlandese Ilta-Sanomat e quello svedese Expressen di lunedì 27 gennaio 2025 hanno reso noto il più recente di una serie di guasti (oggetto di indagini) a condutture linee energetiche e cavi di telecomunicazioni: quello del Latvia’s State Radio and Television Center (LVRTC) è stato danneggiato domenica 26 gennaio da una imbarcazione proveniente dal porto di Ust-Luga (Federazione russa) secondo i servizi svedesi (Säpo).
Il tema delle infrastrutture nell’area sarà affrontato in sede europea
Sull’incidente, avvenuto nel territorio marittimo di Ventspils-Gotland (quindi dentro l’area economica della Svezia) è in corso una indagine per sabotaggio aggravato. Domenica stessa la guardia costiera ha bloccato e sequestrato una nave nei pressi della Città di Karlskrona, la compagnia proprietaria ha riferito ai media scandinavi che l’affondamento dell’ancora è stato fortuito e dovuto alle condizioni atmosferiche. La premier lettone Evika Siliņa ha convocato i ministri domenica stessa, mettendosi in contatto anche con il primo ministro (premier) svedese, Ulf Kristersson, mentre il suo collega, Kristen Michal, ha dichiarato che l’Estonia sta monitorando con attenzione le acque territoriali ed è pronta a ispezionare imbarcazioni se necessario.
Sempre riguardo all’Estonia, il ministro degli Affari Esteri, Margus Tsahkna, ha affermato che i danni ai cavi sottomarini vengono considerati un argomento molto serio e ha
annunciato che il problema sarà oggetto di dibattiti al Consiglio dei ministri della Unione europea a Bruxelles. Kaja Kallas, l’alta rappresentante europea per la Politica estera e di sicurezza comune, ha messo subito il tema nell’agenda del Consiglio. Gli episodi di danneggiamento sono stati svariati, nel corso di un paio di anni, tra questi anche il guasto subito dal Balticconnector, a causa di una ancora trascinata in modo anomalo da una nave nell’ottobre del 2023. I Paesi interessati sono Finlandia, Estonia, Svezia, Germania, Lituania.
Il caso finlandese
Il presidente (della Repubblica finlandese), Alexander Stubb, ha reso noto che la Finlandia, anche attraverso il suo primo ministro Petteri Orpo (e le altre autorità marittime e responsabili della Difesa) lavora assieme a Svezia e Lettonia nell’investigare su quanto avvenuto nelle acque tra i tre Paesi e che la situazione è stata analizzata durante un incontro organizzato dalla premier danese, Mette Frederiksen, domenica stessa, con i primi ministri della Svezia, Ulf Kristersson, e della Norvegia, Jonas Gahr Støre.
La Finlandia ha sperimentato a sua volta problemi simili a quelli odierni nella data di Natale 2024, quando l’Estlink 2 (cavo di connessione elettrica), che passando nei fondali del Golfo di Finlandia collega la Repubblica alla vicina Estonia, è stato messo fuori uso. Anche allora la guardia costiera ha fermato una nave, tenendola poi in acque territoriali e imponendo una no-fly zone di tre chilometri attorno alla imbarcazione oggetto di indagini per l’assenza dell’ancora, considerata una possibile causa dei danni al cavo. Contemporaneamente erano stati rilevati nel Golfo quattro cavi di telecomunicazione, anche questi rotti.
Irregolarità
L’ufficio nazionale delle indagini (NBI) finlandese, negli ultimi giorni del 2024, è stato in grado di accertare che l’ancora era stata trascinata sui fondali, causando una serie di
danni su una traiettoria lunga cento chilometri. Gli inquirenti si sono espressi con scetticismo sull’ipotesi di una semplice negligenza. Distinguere in molti casi è complesso perché alle azioni intenzionali si sommano irregolarità relative a navi vetuste e prive delle garanzie richieste per circolare senza compromettere l’ambiente dei mari della Regione. Un aspetto che ha attirato l’attenzione delle istituzioni preposte alla sicurezza – inclusa l’agenzia finlandese per i trasporti e le comunicazioni, Traficom – è stato anche, nei mesi recenti, l’ingresso della Cina nelle vicende marittime della zona, anche con il coinvolgimento di imbarcazioni in incidenti simili a quelli descritti.
Aldo Ciummo
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