Oltre a Cina, Canada e Messico il neo eletto presidente mette in guardia anche l’Unione europea e i Brics
Da oggi, 1° febbraio, sono in vigore i dazi americani del 25% su alcune merci provenienti da Canada e Messico e del 10% su quelle in arrivo dalla Cina. Ad annunciarlo la dichiarazione della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ha quindi smentito le indiscrezioni che volevano l’imposizione delle tariffe dall’1 marzo.
Il presidente Donald Trump, parlando con i reporter nello Studio Ovale prima di firmare nuovi ordini esecutivi, rispondendo alla domanda se intende imporre dazi sui prodotti dell’Unione europea ha affermato: «Volete la risposta vera o quella politica? Certo che lo
farò, l’Europa ci ha trattati malissimo». Poi ha aggiunto: «Non c’è niente che Canada, Messico e Cina possano fare per evitare i dazi». E ha spiegato che per questi tre Paesi i dazi verteranno su «prodotti farmaceutici e acciaio» da domani, e «presto, attorno al 18 febbraio» anche su «microchip, petrolio e gas». Ma attenzione, sul petrolio canadese i dazi dovrebbero essere intorno al 10% (uno “sconto”, dunque, rispetto al 25% sulle altre merci in arrivo dal Paese). Questo perché l’oro nero rappresenta il 60% del totale delle importazioni americane della materia prima, e dà lavoro a decine di migliaia di persone impiegate in raffinerie specializzate.
Immediate le reazioni
Il Canada risponderà immediatamente con una serie di contromisure forti, ha affermato il primo ministro canadese Justin Trudeau durante un incontro sulle relazioni tra Canada e Stati Uniti. «Saremo pronti a rispondere. Una risposta mirata, energica ma ragionevole e immediata. Agiremo anche noi. Non cederemo finché le tariffe non saranno rimosse e, naturalmente, tutto è sul tavolo. Non voglio indorare la pillola», ha aggiunto. «I canadesi potrebbero affrontare momenti difficili nei prossimi giorni». Ciò dato che il 75% di tutte le esportazioni di beni e servizi canadesi vanno negli Usa e l’economia sarebbe gravemente colpita dai dazi.
Per parte sua Doug Ford, il premier dell’Ontario, ha già promesso di contrattaccare ritirando gli alcolici americani dagli scaffali dei negozi della provincia canadese. Una minaccia non da poco, visto che è il secondo mercato mondiale per gli alcolici americani (dopo l’Unione europea).
La presidente, Claudia Sheinbaum, ha dichiarato che il Messico ha mantenuto un dialogo con il team di Trump fin da prima del suo ritorno alla Casa Bianca. Il neo presidente Usa ha chiarito di avere due interessi principali: l’immigrazione e il fentanyl. Il suo team si sta coordinando con il Governo statunitense su entrambe le questioni, ha sostenuto. Ma «se gli Stati Uniti impongono tariffe, il Messico è pronto e lo è da mesi».
La prima non ha funzionato
I dazi di Trump minacciano di far saltare l’accordo commerciale che lui stesso ha negoziato con i vicini durante il suo primo mandato: l’accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada noto come l’USMCA. «L’accordo commerciale più equo, equilibrato e vantaggioso che abbiamo mai firmato», aveva dichiarato lo stesso Trump.
Cinque anni fa Trump aveva esercitato forti pressioni su Messico e Canada affinché accettassero l’USMCA per ridurre il grande deficit commerciale statunitense. Non è
andata così: il deficit con il Messico è aumentato da 106 miliardi di dollari nel 2019 a 161 miliardi di dollari nel 2023. Ciò è dovuto in parte al fatto che il Paese ha sostituito la Cina, impegnata in una guerra commerciale con gli Usa, come fonte di molte importazioni statunitensi. Anche il divario commerciale con il Canada è aumentato: da 31 miliardi di dollari nel 2019 a 72 miliardi di dollari nel 2023. Il deficit riflette in gran parte le importazioni americane di energia: quasi il 60% del petrolio che Washington importa viene dal Canada.
Motivazioni dei dazi
Secondo la Casa Bianca, Canada e Messico sono responsabili “dell’invasione illegale di migranti e di fentanyl“, la sostanza stupefacente che sta “uccidendo migliaia di americani”. E proprio questa droga è anche una causa delle tariffe contro Pechino.
Se la questione immigrazione è ben nota, con l’arrivo di migliaia di migranti negli Stati Uniti dai confini di Canada e Messico, meno noto è il pericolo fentanyl. Si tratta di un oppioide
sintetico con proprietà analgesico – narcotiche, che è circa 100 volte più potente della morfina (e anche 100 volte più tossico). I suoi analoghi presenti al momento sul mercato nero arrivano a essere fino a mille volte più potenti della morfina: gli esempi più comuni sono il sufentanyl o il carfentanyl. Può essere utilizzato come anestetico generale nelle operazioni di chirurgia o nella terapia palliativa per il dolore terminale oncologico, ma nel mercato delle droghe è un agente di taglio dell’eroina o un sostituto dell’eroina stessa.
Come spiega l’Iss (Istituto superiore di sanità), il fentanyl e i suoi analoghi possono essere prodotti nei cosiddetti kitchen laboratories, laboratori da cucina illegali, che oltre a rendere la sostanza più potente, permettono una sua diffusione a un prezzo più basso. Ed è quasi impossibile invertire l’overdose con il naloxone, il farmaco generalmente utilizzato per intervenire nelle overdosi da oppiacei. Questo perché la sostanza, rispetto alle altre, si “lega” in modo molto più potente con i recettori cerebrali degli oppioidi.
Tecnologia cinese nel mirino
Consapevole di poter essere ancora più penalizzata dalla scure dei dazi di Trump, la Cina segue con attenzione gli sviluppi. Il caso DeepSeek sembra aver aumentato le chance di nuove misure americane contro Pechino in termini di controlli all’export e anche tariffe nel nome dell’America First per difendere il dominio della tecnologia statunitense.
Scenari Ue e Brics
Il presidente americano è anche tornato a minacciare i Brics, brandendo tariffe al 100% se creeranno una loro valuta o ne sosteranno una alternativa al dollaro.
E, ovviamente, Trump si rivolge anche all’Ue con un messaggio chiaro: «Ci ha trattati
male, imporrò dazi sicuramente anche a lei». Secondo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, se il Vecchio Continente vuole evitare una guerra commerciale con il Tycoon deve acquistare di più dagli Usa, aumentare i bilanci della difesa e deregolamentare per rafforzare l’economia europea.
Proprio in risposta alle ultime dichiarazioni di Trump, un portavoce dell’Ue ha ribadito che l’Unione «resterà fedele ai suoi principi e, se necessario, sarà pronta a difendere i propri interessi legittimi». Il portavoce ha richiamato le posizioni espresse nei giorni scorsi dalla presidente Ursula von der Leyen e dal commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, sottolineando la fermezza dell’Europa di fronte a possibili misure protezionistiche.
Trump ha ammesso che le sue mosse potranno «creare difficoltà nel breve termine» per i consumatori. Gli analisti temono nuove spinte all’inflazione e difficili traumi a catene di produzione e forniture. Ma il Tycoon ha risposto che i benefici delle sue politiche saranno di lungo termine, anzitutto per il settore manifatturiero statunitense. «I dazi non causano inflazione, causano successo», ha sostenuto. «Ci faranno molto ricchi e molto forti».
Ginevra Larosa
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