Il docufilm “Pellizza pittore da Volpedo” al cinema

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Pellizza da Volpedo

Pellizza da Volpedo non è solo il pittore del Quarto Stato, ha dipinto con passione i volti della gente del suo paese e la natura, giocando sapientemente con la luce

Giuseppe Pellizza, che firmava i suoi quadri come Pellizza da Volpedo, è entrato nella storia dell’arte per un quadro monumentale e assolutamente indimenticabile. “Quarto stato“, grande quasi 3 metri per oltre 5, è una tela che ritrae un gruppo di lavoratori in marcia, custodita alla Galleria d’arte moderna di Milano (Gam). Non sono contadini e operai cenciosi e sporchi, ma gente dignitosa, dai cui sguardi traspare l’orgoglio del proprio lavoro.

A eccezione di quest’opera, chi non è esperto d’arte difficilmente conosce altri quadri di Pellizza da Volpedo. E tanto meno sa nulla della breve ma appassionata vita di questo artista piemontese. Il documentarioPellizza pittore da Volpedo” di Francesco Fei, prodotto da Apnea Film con METS Percorsi d’Arte e presentato alla Festa del Cinema di Roma 2024, rappresenta l’occasione giusta per scoprire la vita del primo grande pittore del Novecento italiano. Sarà presentato in molte sale (info su nexostudios.it) ma solo per due giorni: il 4 e 5 febbraio.

Il legame

Il paesino di Volpedo in provincia di Alessandria, famoso anche per le sue pesche, è lo scenario in cui Giuseppe Pellizza è nato nel 1868, è cresciuto e vi ha fatto ritorno per aprire il suo atelier dopo aver studiato l’arte di dipingere all’Accademia di Brera di Milano, a Roma, a Firenze, a Bergamo e a Genova.

Lo studio del pittore esiste ancora

Bentivoglio_Pellizza_pittore_da_VolpedoLo studio di Giuseppe Pellizza esiste ancora: nel film, fa il suo ingresso in questo luogo magico  Fabrizio Bentivoglio, con l’obiettivo di indagare sulla figura dell’artista e di leggere alcune delle lettere e degli appunti. Sembra di salire su una macchina del tempo, che ci riporta indietro di oltre cent’anni.

Volpedo a fine Ottocento era un borgo di contadini. La famiglia Pellizza disponeva di alcune proprietà. E i genitori, di fronte al talento precoce del figlio per la pittura, lo assecondano. Il padre Pietro continua a occuparsi degli affari, lasciando il figlio libero di lavorare senza l’ansia del denaro. Tant’è che Pellizza da Volpedo non dipingerà per committenti, né frequenterà i mercanti d’arte. A 24 anni, sposa una giovanissima contadina analfabeta, Teresa, sua compaesana, che sarà il grande amore della sua vita.

Natura come fonte d’ispirazione

Pellizza da VolpedoL’altra sua grande passione è la natura che lo circonda. I campi, i fiumi, gli animali. Ogni cosa è fonte d’ispirazione. I volti delle persone del paese li troviamo già nella fase più realistica della sua pittura, ma anche dopo, quando aderirà al divisionismo. L’artista imparerà a giocare con la luce e con i colori, offrendo una narrazione quasi cinematografica alle scene che allestisce sulla tela. Il docufilm “Pellizza pittore da Volpedo” di Francesco Fei ci conduce alla scoperta dei suoi quadri e dell’evoluzione del suo stile pittorico con i commenti e le spiegazioni di grandi esperti e studiosi del mondo dell’arte.

In primis Aurora Scotti, presidente dell’Associazione Pellizza e direttore scientifico dei musei di Pellizza a Volpedo, affiancata da molti altri curatori, conservatori e responsabili di importanti istituzioni. Nel film compare anche Carlo Del Conte, pronipote del pittore.

Il pittore socialista

dettaglio_quarto_statoVerso la fine dell’Ottocento, Pellizza si avvicina a un’idea di pittura sociale. Sono gli anni in cui l’Italia è attraversata da proteste popolari. Giuseppe non nutre idee rivoluzionarie, è più vicino al socialismo riformista. Nel 1901 termina “Quarto Stato”, uno dei primi quadri in cui si vedono i lavoratori in marcia, che rivendicano pari dignità rispetto al resto della società. In primo piano, due uomini e una donna con un bimbo, che ha il volto della sua Teresa.

Un’amara delusione

Pellizza da VolpedoPer Pellizza da Volpedo questo quadro doveva essere il suo capolavoro. E così è stato, ma non subito. Viene esposto a Torino, ma non è acquistato. È un’amara delusione. L’artista abbandona i temi sociali e ritorna ai paesaggi e alla natura, con toni simbolici (come ne Il girotondo, 1907). Ma il destino gli sta preparando una brutta sorpresa. Prima la malattia del padre e i problemi economici, poi la morte di Teresa dopo un parto. Giuseppe ha anche due bambine a cui pensare, ma non regge il colpo. Il 14 giugno 1907 si suicida.

Dove trovare i suoi quadri

Il docufilm “Pellizza pittore da Volpedo” ha il pregio di mostrarci svariate opere dell’artista che oggi si trovano in collezioni private. Solo il “Quarto Stato” è alla Gam di Milano e altri tre quadri sono alla Gam di Torino, all’Accademia Carrara di Bergamo e alla Pinacoteca di Tortona. Per gli spettatori non troppo lontani da Novara, dove fino al 6 aprile si tiene la mostra “Paesaggi. Realtà Impressione Simbolo. Da Migliara a Pellizza da Volpedo” presso il Castello, il biglietto del cinema dà diritto a un ingresso ridotto. L’esposizione consente di vedere alcune opere dell’artista piemontese ottenute in prestito da collezionisti privati. In attesa di una grande mostra monografica dedicata a Pellizza da Volpedo che si terrà a Milano a settembre di quest’anno.

 

Maria Tatsos

Foto © Nexo, Wikipedia

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Maria Tatsos
Giornalista professionista, è laureata in Scienze Politiche e diplomata in Lingua e Cultura Giapponese presso l'IsiAO di Milano. Attualmente lavora come freelance per vari periodici femminili, collabora con il Museo Popoli e Culture del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) e con il Centro di Cultura Italia-Asia. Tiene corsi di scrittura autobiografica ed è autrice di alcuni libri, che spaziano dai diritti dei consumatori alle religioni asiatiche. È autrice del romanzo storico "La ragazza del Mar Nero" sulla tragedia dei greci del Ponto (2016) e di "Mai più schiavi" (2018), un saggio su Biram Dah Abeid e sulla schiavitù in Mauritania, entrambi editi da Paoline. Nel tempo libero coltiva fiori e colleziona storie di giardini, giardinieri e cacciatori di piante che racconta nel corso "Giardini e dintorni".

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