Il Paese sta vivendo un periodo di trasformazione politica ed economica, con possibili elezioni anticipate e il rafforzamento dei legami con l’Italia e l’Unione europea
La Serbia è attualmente attraversata da uno dei movimenti di protesta più significativi degli ultimi anni. Più di due mesi dopo il tragico crollo di una parte della stazione ferroviaria di Novi Sad, migliaia di persone sono tornate a manifestare il 12 gennaio a Belgrado. L’incidente, avvenuto il 1° novembre 2024 e che ha causato la morte di 15 persone, è stato percepito come il simbolo della corruzione sistematica che affligge il Paese.
Accuse reciproche
Nato principalmente tra gli studenti che hanno bloccato le Università, il movimento di protesta continua a crescere in modo esponenziale, nei confronti del Governo del Partito Progressista Serbo al potere da oltre dieci anni. Secondo un recente sondaggio, il 60% dei serbi sostiene i manifestanti, che chiedono un cambiamento radicale e una lotta più decisa contro la corruzione endemica. Tra le richieste principali vi sono maggiore trasparenza nell’inchiesta sull’incidente e sui contratti di ristrutturazione della stazione, che coinvolgono aziende cinesi, ungheresi e francesi.
Nonostante l’incriminazione di una decina di persone, tra cui l’ex ministro dei trasporti,
Goran Vesić, i manifestanti ritengono che tali misure non siano sufficienti. Chiedono ulteriori cambiamenti significativi per fermare l’incompetenza e la corruzione del Governo. Decine di migliaia di persone hanno marciato in tutto il Paese, denunciando l’incidente del 1 novembre come un esempio della corruzione e della negligenza delle autorità, in un contesto di numerosi progetti infrastrutturali avviati sotto la presidenza di Aleksandar Vučić.
In risposta, il Governo ha alternato appelli al dialogo e accuse di interferenze straniere, sostenendo che gli studenti fossero stati pagati da agenti esteri per manifestare. Ma le proteste, alimentate da accuse di corruzione e negligenza, non si sono fermate di fronte alle accuse. Recentemente, i manifestanti hanno richiesto un aumento del 20% del budget per l’istruzione superiore, l’arresto dei responsabili degli abusi durante le proteste e la cessazione delle accuse contro gli studenti fermati.
Le dimissioni del primo ministro serbo
Il punto di svolta è arrivato il 28 gennaio 2025, quando, dopo settimane di massicce manifestazioni, il primo ministro serbo, Miloš Vučević, si è dimesso. Ex sindaco di Novi Sad, ha dichiarato che ha preso la sua decisione per evitare ulteriori tensioni sociali. Il crollo della stazione era avvenuto pochi mesi dopo il completamento dei lavori di ristrutturazione, iniziati durante il suo mandato.
Il presidente della Serbia Aleksandar Vučić aveva anticipato un rimpasto del Governo. La situazione resta tesa, con violenti scontri tra manifestanti e sostenitori del Governo, mentre gli studenti insistono sulla necessità di trasparenza riguardo all’inchiesta, la pubblicazione dei documenti relativi alla ristrutturazione della stazione e misure concrete contro gli abusi durante le manifestazioni.
La recente dimissione di Miloš Vučević potrebbe portare a elezioni anticipate, un passo che aiuterebbe a calmare le acque e riportare il dialogo. L’Assemblea Nazionale
dovrà, infatti, ufficializzare le dimissioni del primo ministro attraverso una seduta parlamentare, la cui data non è ancora stata fissata. Una volta completato questo passaggio formale, partirà un periodo di 30 giorni entro il quale dovrà essere costituito un nuovo Governo, altrimenti si procederà automaticamente a nuove elezioni. Il Paese si trova dunque di fronte a due possibili sviluppi: la formazione di un nuovo esecutivo o lo scioglimento del Parlamento con conseguente ritorno alle urne.
Il Forum imprenditoriale Italia-Serbia
La situazione di instabilità politica della Serbia ha impedito lo svolgersi del vertice intergovernativo inizialmente previsto al quale avrebbe dovuto partecipare la Presidente del
Consiglio italiano Giorgia Meloni, mentre si è comunque tenuto a Belgrado, il 30 gennaio il Forum imprenditoriale Italia–Serbia, che ha visto la presenza di oltre 400 aziende italiane e la partecipazione attiva del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, giunto a Belgrado. Il vicepremier italiano ha visitato la Capitale serba anche per ribadire l’importanza della stabilità nei Balcani e il sostegno dell’Italia al percorso di adesione della Serbia all’Unione europea, un processo avviato ufficialmente nel 2008 e che Roma intende favorire grazie alle solide relazioni diplomatiche con il Paese.
L’interscambio commerciale supera i 3,7 miliardi di euro
La Serbia sta dimostrando un interesse sempre maggiore nell’adozione di tecnologie italiane, fondamentali per migliorare la sua competitività e facilitare il processo di adesione all’Unione europea. L’Italia può rappresentare un partner strategico per aiutare il Paese a raggiungere rapidamente gli standard richiesti in settori chiave come la transizione energetica e digitale, l’automazione e l’agritech. Un esempio concreto dell’impatto positivo di solide relazioni commerciali è la fiera Wine Vision, che, grazie anche al contributo di Ice, ha reso l’Italia il principale fornitore di vino dell’Ue per la Serbia. Questo ha portato a un significativo miglioramento qualitativo delle importazioni italiane, il cui mercato è passato dal 12,5% al 25%, come evidenziato da Matteo Zoppas, presidente di Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane).
Italia possibile alleata nei rapporti con gli Usa
Durante una conferenza stampa con Tajani, il presidente serbo Vučić, evidenziando come l’Italia sia uno dei pochi Paesi a poter vantare una relazione così positiva con la nuova amministrazione statunitense, ha sottolineato come i due Paesi possano sviluppare un rapporto di collaborazione e amicizia ancora più stretto nel nuovo contesto geopolitico.
Si è detto, per questo, fiducioso che il Governo italiano possa offrire sostegno alla Serbia su questioni strategiche, tra cui le sanzioni contro alcune aziende serbe a maggioranza russa.
Rossella Vezzosi
Foto © East journal, Eunews, Italpress
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