La Gioconda di Leonardo, un enigma senza tempo

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La Gioconda

Quella presente al Louvre di Parigi potrebbe essere una copia del ritratto più famoso del Mondo?

La Gioconda di Leonardo è il quadro più enigmatico della storia dell’arte. Un alone di mistero che si protrae nei secoli. A iniziare dagli occhi e dal sorriso di questa nobildonna. Gli storici ed esperti non sono tutti concordi nel considerare il ritratto da attribuire alla nobildonna romana Lisa Gherardini, moglie Monna Lisa del Giocondo. Infatti nel tempo sono nate altre teorie che hanno coinvolto la stessa identità di Leonardo.

Per il ricercatore dott Riccardo Magnani infatti Leonardo da Vinci non nacque nel 1452, non era figlio, ma nipote acquisito del notaio Ser Piero in Vinci, sua mamma non proveniva da ceti bassi della società, ma era una nobildonna e non fu allievo del Verrocchio. Dati che Magnani riprende dalle fonti storiche e dalla prima versione de “Le Vite” del Vasari. L’unico dato attendibile per il ricercatore è la data del 2 maggio 1519 quando Leonardo morì nel maniero di Clos-Luce’ ad Ambroise all’età di 75 anni. Per Magnani basta un facile calcolo matematico, per capire che è nato prima del 1444.

Nella prima versione de “Le Vite” di Vasari è scritto: “Adunque mirabile et celeste fu Leonardo, nipote di Ser Piero da Vinci, veramente buonissimo zio. Quantunque non furesse legittimo figliuolo di Ser Piero, era per madre nato di buon sangue“. E secondo il prof Magnani vi è un legame fra Leonardo e la casata dei Medici.

Il mistero dell’identità della Gioconda

Ma anche un’altra teoria che sottolinea l’uso da parte di Leonardo di un secondo modello. Il suo allievo prediletto Salai, sua croce e delizia. Studi più recenti evidenziano come il volto della Gioconda raffiguri lo stesso di Leonardo da Vinci e fin dal XVI Secolo circolano scritti su due Gioconde realizzate dal’artista.

Anche sulla vendita del dipinto la narrazione dominante evidenzia l’altro allievo, Francesco Melzi, che contrattò il famoso e misterioso ritratto a Francesco I re di Francia. In realtà non vi fu un atto di vendita per 4000 ducati d’oro.

Nel 1999, il ricercatore francese Bertrand Justiz, scoprì un accordo, risalente al 1518, tra il Salai e il re Francesco I di Francia, aveva vendute opere del maestro al Sovrano. Ma a tal proposito Leonardo scrisse “Ladro bugiardo, ostinato e ghiotto”. E questo perché l’allievo era anche un eccellente falsario. Dunque rimane il paradosso che il re di Francia abbia acquistato la Gioconda da un illustre sconosciuto e pagata con una somma consistente

Falso d’autore?

Altre ipotesi e argomenti si sono succeduti nel tempo e avvalorano la tesi del falso d’autore della Gioconda del Louvre. Dapprima uno staff di esperti sulle perizie utilizzate nel 1912-1913 sul dipinto ritrovato dopo il suo furto nel 1511. L’attuale risultato non ha dubbi: la perizia eseguita sul dipinto ritrovato non è in grado di distinguere se si tratti di originale o una riproduzione.

Nel 2004 un’indagine compiuta sulla Gioconda del Louvre da un prestigioso laboratorio francese, ha individuato vari stati preparatori: nel primo appare una giovane donna dal sorriso malinconico; nell’altro una giovane donna con un sorriso diverso da quello che vediamo. Una anomalia che si può ricordare ai ritratti di bottega che Leonardo faceva fare ai suoi allievi. Dunque una tesi in più che la Gioconda sia stata realizzata dal Salai, il quale avrebbe potuto avvolgere in un alone di satina provocando il furto del 1511.

Che conclusione anche amara possiamo detrarre da queste teorie, studi. Una beffa collettiva per milioni di turisti che ogni anno vanno ad ammirare la Gioconda? Quid est veritas?

 

Paolo Montanari

Foto © Medium, HuffPost Italia

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