L’artista ha iniziato le sue opere solo in seconda età, prima era uno stimato orafo
L’artista trentino Settimo Tamanini conosciuto come Mastro7 ha inaugurato presso la chiesa del Caravita a Roma la monumentale opera Quercia di Mamre. Un omaggio al Giubileo della Speranza.
Si narra nella Genesi che Abramo e la moglie Sara, ormai anziani, si erano attendati nel querceto di Mamre nella zona di Ebron in Palestina. Nell’ora della canicola ebbero una visita inaspettata di tre viandanti ai quali, come è consuetudine in Oriente, offrirono ospitalità. Imbandirono la tavola con focacce e latte acido. Il tutto avvenne sotto una quercia, una pianta molto diffusa nella terra di Israele che per la sua altezza e ampiezza, si prestava bene come luogo di sosta per l’ombra e refrigerio dalla calura. È quindi a Mamre che Dio si manifestò ad Abramo sedendo alla sua mensa. In segno di gratitudine per l’ospitalità, Dio nel congedarsi a lui e alla moglie Sara pronosticò la nascita di un figlio Isacco “Il Sorriso di Jahvè”.
Eredità delle religioni
Questa storia nel corso dei secoli ha avuto grande eco nell’arte cristiana con interpretazioni sia pittoriche che scultoree. Ai giorni nostri è stato l’artista trentino Mastro7 a interpretare questo racconto. Si tratta di una maestosa opera in rame puro a fuoco soffiato, cesellato e fiammato, alta circa sette metri con un tronco possente da cui si innalzano tre rami protesi verso il cielo: è la Quercia di Mamre che è stata inaugurata a Roma presso la Chiesa del Caravita ubicata in via del Caravita – traversa di via del Corso- l’8 dicembre scorso. Questa magnifica opera d’arte resterà esposta fino a gennaio 2026, per tutto il periodo del Giubileo 2025 “Pellegrini di Speranza”.
L’idea di Settimo Tamanini trae ispirazione dall’eredità delle grandi religioni monoteiste l’Ebraismo, il Cristianesimo, l’Islam. L’intento dell’artista è di trasmettere al visitatore un messaggio di accoglienza, di pace e di rispetto, con la speranza che tutta l’umanità posssa e debba ritrovarsi sotto lo stesso cielo, all’ombra della biblica Quercia di Mamre, con il cuore aperto all’unico Dio e al prossimo. Non a caso ogni giorno a mezzogiorno i poveri del quartiere ricevono un pasto caldo dalle brave suore che provvedono alla mensa. Peraltro è interessante una visita a questa antica Chiesa risalente al 1700 e all’interno della quale sia il turista che i fedeli possono ammirare, all’entrata, una copia della Sacra Sindone incardinata in una parete della Chiesa.
Un rito giornaliero
Alla fine dell’ottocento, proprio all’angolo di questa strada, tutti i giorni a mezzodì si radunava una discreta folla di persone che con il naso all’aria guardava la sommità della Chiesa di S. Ignazio, adiacente, sulla quale era posto un alto palo di legno, lungo il quale scorreva una sfera che l’addetto all’Osservatorio, situato nel palazzo del Collegio Romano, faceva salire al vertice dell’asta, cinque minuti prima di mezzogiorno, per segnalare all’artigliere, che era al Gianicolo, di tenersi pronto a sparare. Infatti a mezzogiorno preciso, calava la sfera e contemporaneamente si sentiva il colpo di cannone. Allora tutta la folla si affrettava a caricare e mettere a segno il proprio orologio.
La storia di Mastro7
Abbiamo chiesto a Tamanini, Mastrosette – classe 1943 – l’origine del suo nome: «sono nato a Mattarello ero il sesto di una famiglia di sette figli, ma mio padre Attilio mi volle chiamare così in onore dell’allora parroco don Settimo Tonelli al quale era molto, legato».
Confessa Settimo Tamanini: «Questo mio talento della predisposizione al cesello e l’abilità nell’arte plastica mi è stata trasmessa da una mia antenata, Irene Agostini, cesellatrice di Valsorda, alla quale attribuisco una definizione che ho fatto mia “cesellare è accarezzare il metallo“. Dopo l’apprendistato in due botteghe artigiane a Trento appena quindicenne, ho appreso l’arte del cesello ed ho creato dei modelli. Poi nel 1970 mi sono messo in proprio orientandomi in una attività di plasmare metalli preziosi».
Dal mio laboratorio» – prosegue Mastro7 – «sono uscite creazioni di smalti a fuoco, di fiori di gioielli in oro, in argento, creazioni di grande valore sempre nuove e originali, create per
esaltare la bellezza della donna. Ho fatto creazioni per eventi istituzionali, sportivi ma anche per ricorrenze famigliari e devo dire con orgoglio che queste opere sono ora in tutto il Mondo. Ricordo che nel 1963 ho realizzato per la Chiesa del mio paese, S. Leonardo, la porticina in argento del tabernacolo, raffigurante angeli stilizzati e finemente cesellati, nel 1999, sempre per la parrocchia, ho eseguito la copertura del fonte battesimale. Per il Giubileo del 2000 ho creato per la Chiesa tridentina le due copertine dell’Evangelario legate da tralci di melograno recanti la rappresentazione del Cristo crocifisso, del Cristo risorto, con i quattro profeti maggiori e i quattro evangelisti».
Arte e natura
Lasciata l’arte orafa ai figli, Mastrosette ha intrapreso nella seconda stagione della vita la creazione delle Grandi Piante Madri, alberi di grandezza naturale cariche di simbolismi e culturali desunte dal mondo biblico, così ha creato Il Melograno, il Fico, la Vite, il Mandorlo, l’Olivo, il Melo, il Castagno, il Sorbo, il Roveto ardente e l’arbusto dell’Oreb. Per l’ispirazione Settimo si è rifatto agli alberi della sua infanzia che erano piantati intorno alla sua casa. Nel 2016 in occcasione del Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco queste sue opere sono state messe in mostra, con molta affluenza di pubblico, proprio in questa Chiesa del Caravita.
Il 18 febbraio Mastro7 in occasione di una cerimonia, ha ricevuto da Maurizio Zerini, presidente dell’Ucai (Unione cattolica artisti italiani), e alla presenza di una folta rappresentanza di trentini, un attestato di benemerenza che premia un artista che con le sue opere ha voluto esprimere il principio che con il rispetto e il dialogo tra le genti, si costruisce un mondo di fraternità e di pace.
Giancarlo Cocco
Foto © Vocecamuna, Mastro 7













