Crisi politica in Australia: fine di un’alleanza

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Dopo oltre un secolo il Partito Nazionale e il Partito Liberale si separano soprattutto per visioni contrastanti su alcuni temi fondamentali

Dopo la sonora sconfitta alle elezioni di maggio, il Partito Liberale ha dovuto affrontare un’ulteriore battuta d’arresto destinata ad avere un impatto significativo sulla sua vita politica: la rottura della “coalizione”, ovvero l’alleanza storica con il Partito Nazionale, ponendo così fine a una tradizione che durava da oltre un secolo. Ai microfoni di ABC News, la principale emittente federale australiana, il leader dei Nationals, David Littleproud, ha annunciato la decisione in Parlamento, definendola una delle scelte politiche più difficili della sua carriera.

Nelle elezioni del 3 maggio scorso, i Liberali hanno perso numerosi seggi, mentre i Nazionali sono riusciti a mantenere la loro rappresentanza quasi intatta. Era prevedibile che, dopo la sconfitta, i dirigenti dei due partiti si incontrassero per fare il punto della situazione, ma nessuno si aspettava una rottura dell’alleanza.

Visioni diverse

Il Partito Nazionale ha deciso di separarsi dai Liberali poiché riteneva che le proprie priorità non venissero rispettate all’interno della coalizione. I Nationals sono conservatori sui temi sociali e culturali, legati a valori tradizionali come la famiglia, la comunità e la vita rurale. Sul piano economico, però, sostengono l’intervento dello Stato, in particolare per proteggere le aree regionali e agricole. Richiedono finanziamenti pubblici per infrastrutture, sanità e trasporti nelle campagne, si oppongono al dominio delle grandi imprese sull’agricoltura e invocano politiche pubbliche a tutela degli interessi locali, anche a discapito delle logiche del libero mercato. Si considerano i difensori delle comunità rurali trascurate dalle grandi città e chiedono un ruolo attivo del Governo per ridurre le disuguaglianze territoriali.

Il Partito Liberale, al contrario, è economicamente liberista ma politicamente conservatore, con toni più moderati rispetto ai Nationals. Si identifica con il mondo imprenditoriale e la classe media urbana, crede nel libero mercato, nella riduzione dell’intervento statale e nella responsabilità individuale. Dal punto di vista sociale, al suo interno convivono correnti più tradizionaliste e altre più progressiste, specialmente nelle aree metropolitane dove competono con partiti di centrosinistra. I Liberals tentano spesso di bilanciare la loro identità tradizionale con un’apertura al cambiamento, ma restano ancorati a un’impostazione economica fondata sull’iniziativa privata, la concorrenza e un ruolo limitato dello Stato.

Tre temi fondamentali che hanno portato alla separazione

Il primo era l’energia nucleare. I Nationals chiedevano che l’opposizione, guidata dai Liberali, assumesse una posizione chiara e favorevole allo sviluppo del nucleare in Australia, Partito Nazionaleritenuto da loro essenziale per garantire un approvvigionamento energetico stabile e sostenibile, soprattutto nelle aree regionali. I Liberali, pur mostrando interesse, non erano pronti a prendere un impegno vincolante, suscitando frustrazione tra i Nationals. Le opinioni nel partito liberale erano frammentate: c’era chi voleva abbandonare il piano, chi voleva mantenerlo con meno fondi pubblici, e chi desiderava rafforzarlo. La nuova leader liberale Sussan Ley aveva annunciato la revisione di tutte le politiche, compresi energia nucleare e cambiamento climatico .

Il secondo punto riguardava la creazione del Regional Australia Future Fund, un fondo per investimenti a lungo termine in infrastrutture, servizi e sviluppo economico delle aree rurali. I Nationals lo consideravano una misura concreta per colmare il divario tra Città e campagne. Tuttavia, i Liberali non hanno garantito pieno sostegno, giudicando probabilmente la proposta eccessivamente onerosa o non prioritaria.

Infine, il terzo tema di disaccordo ha riguardato il potere eccessivo delle grandi catene di supermercati, come Coles e Woolworths, accusate di danneggiare i piccoli produttori imponendo prezzi bassi e ostacolando la concorrenza. I Nationals chiedevano leggi più severe e maggiori poteri per l’ACCC (Australian Competition and Consumer Commission, l’equivalente dell’Autorità Garante della Concorrenza in Italia). Anche qui, i Liberali hanno mostrato scarso entusiasmo.

Non tutto è perduto

L’ex primo ministro John Howard ha dichiarato in un’intervista a The Australian – quotidiano vicino a entrambi i partiti – che più a lungo i due partiti resteranno separati, più si accentueranno le loro differenze. Ha espresso preoccupazione per la rottura, sottolineando che nessuno dei due, da solo, potrà andare lontano.

Sussan Ley ha annunciato che i nuovi ministri ombra dell’opposizione federale saranno esclusivamente esponenti liberali, ma ha lasciato aperta la porta a un futuro riavvicinamento con i Nationals.

Cambiamenti da attuare

Il Partito Liberale australiano sta vivendo una crisi profonda e si trova costretto a ripensare la propria linea politica. Non può più permettersi di basarsi solo su dogmi del passato, come la centralità del libero mercato e la riduzione del ruolo dello Stato, in un contesto dove temi come la crisi degli affitti, il costo della casa e il cambiamento climatico sono diventati prioritari per i cittadini. Forse, il partito dovrà riconoscere che questi temi non possono più essere considerati tabù ideologici.

Ley potrebbe cercare di orientare il partito verso una linea più moderata e centrista, anche perché i risultati elettorali lo impongono. Tra le preoccupazioni principali degli elettori oggi c’è proprio il cambiamento climatico, un tema sempre più sentito dall’opinione pubblica australiana, che per i Liberali non sembra essere rilevante.

Nonostante il Partito Liberale abbia storicamente promosso la libertà individuale e l’impresa privata, accanto alla sua componente conservatrice esiste anche una corrente più progressista. In passato, alcuni Governi liberali hanno sostenuto importanti riforme sociali. Negli anni Cinquanta e Sessanta, durante i mandati di Robert Menzies e Harold Holt, l’Australia iniziò ad aprirsi a un modello di società più inclusiva e multiculturale. Fu avviato il superamento della White Australia Policy, grazie a modifiche legislative che permisero l’ingresso di immigrati non europei, soprattutto asiatici qualificati. La White Policy fu una serie di leggi e misure adottate dal governo australiano tra la fine del XIX secolo e il XX secolo, con l’obiettivo dichiarato di limitare l’immigrazione non europea e mantenere l’Australia come una nazione prevalentemente bianca anglosassone. Questo segnò l’inizio della trasformazione verso l’identità multiculturale dell’Australia moderna.

Inclusione

Sotto Harold Holt, nel 1967, fu promosso un referendum fondamentale per i diritti civili, con cui si decise di includere finalmente gli Aborigeni nel censimento nazionale e di attribuire al Governo federale il potere di legiferare in materia perché un tempo la competenza a legiferare al riguardo spettava ai Governi nazionali. Il risultato fu clamoroso: oltre il 90% degli elettori votò a favore, segnando una svolta storica, sebbene molte disuguaglianze siano durate ancora a lungo.

Negli anni successivi, il governo di John Gorton, verso la fine degli anni ’60, promosse la cultura nazionale, sostenendo con convinzione le arti come elemento chiave per costruire un’identità australiana autentica. Il suo Governo finanziò cinema, teatro, musica e letteratura, favorendo l’emergere di una voce culturale autonoma rispetto all’influenza britannica e americana.

Infine, sotto Malcolm Fraser, fu approvato nel 1976 l’Aboriginal Land Rights Act per il Northern Territory: per la prima volta nella storia del Paese si riconobbe formalmente il diritto delle comunità aborigene a reclamare le terre ancestrali, purché ne dimostrassero il legame tradizionale. Un passo fondamentale verso la giustizia storica e il riconoscimento culturale. Fu un atto legislativo che andava oltre la semplice restituzione materiale: riconosceva ufficialmente l’esistenza di un legame millenario tra le popolazioni indigene e il territorio, aprendo la strada a una nuova fase di autodeterminazione e rispetto culturale.

 

Giovanni Maria Pontieri

Foto © The Guardian, Flag Color Codes, NSW Liberals

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