Un riconoscimento all’ingegno italiano: quando la tradizione si rinnova e crea un simbolo del Made in Italy
Con il Decreto ministeriale dell’11 marzo 2025 la pinsa romana è stata ufficialmente inserita nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (Pat) del Lazio. Un traguardo che, per l’azienda Corrado Di Marco, rappresenta molto più di una certificazione: è l’attestazione di un percorso identitario, culturale e imprenditoriale iniziato 24 anni fa e capace di rivoluzionare il mondo della panificazione moderna.
La nascita della Pinsa: un sogno romano diventato realtà
Corrado Di Marco, l’inventore della Pinsa Romana, è l’uomo che ha trasformato
un’intuizione rivoluzionaria in una categoria merceologica oggi riconosciuta e apprezzata in tutto il Mondo. È a lui, infatti, che si deve la nascita della pinsa romana, un prodotto unico nel suo genere, frutto di studio, ricerca e passione. Correva l’anno 2001 quando, in un piccolo laboratorio alle porte di Roma, unì competenze tecniche, cultura della panificazione e spirito innovativo per dar vita a un impasto completamente nuovo, leggero, digeribile, fragrante. Così nacque la pinsa romana: un’idea radicale che ha anticipato i tempi, conquistando in pochi anni chef, pizzaioli e consumatori di ogni Continente.
Un riconoscimento che celebra il genio italiano
Oggi, a oltre vent’anni dalla sua invenzione, il Ministero delle politiche agricole riconosce ufficialmente questo prodotto come espressione del patrimonio culturale e gastronomico italiano, includendolo tra i Pat del Lazio, in base a quanto stabilito dal Dm 350/1999.
La pinsa viene così ufficialmente annoverata tra i prodotti agroalimentari italiani tradizionali che costituiscono espressione, oltre che dell’inventiva, dell’ingegno, e del processo di evoluzione socioeconomico delle collettività territoriali italiane, anche delle tradizioni e della cultura delle Regioni. Con le sue radici storiche reinterpretate in chiave contemporanea, incarna pienamente questi valori.
Questo traguardo riafferma l’impegno costante dell’azienda verso l’eccellenza, la ricerca e la valorizzazione del patrimonio agroalimentare del Paese, in dialogo con l’innovazione e la sostenibilità.
«L’ingresso della Pinsa Romana tra i Pat non è per noi un punto di arrivo, ma una nuova partenza, che ci spinge a continuare a custodire con orgoglio l’identità di un prodotto che è, oggi più che mai, simbolo di tradizione, creatività e italianità» ha dichiarato Alberto Di Marco, ad dell’azienda. «Questo riconoscimento è motivo di profondo orgoglio e insieme un tributo indelebile alla visione pionieristica di Corrado Di Marco, alla sua capacità di reinterpretare la tradizione con uno sguardo rivolto al futuro, creando un prodotto autenticamente nuovo, oggi imitato da operatori in ogni parte del Mondo ma nato da un’idea originale, tutta italiana».
La pinsa romana per gli Azzurri
Official Partner delle Nazionali italiane di calcio per i prossimi 2 anni, la pinsa Di Marco diventa anche protagonista fuori casa, per accompagnare la Nazionale e i suoi tifosi in un viaggio fatto di sapori, emozioni e appartenenza. La pinsa romana non è semplicemente un alimento: è il risultato di un’invenzione autentica, frutto di ingegno, ricerca e passione. Rappresenta un perfetto esempio di come il sapere artigianale, custodito e tramandato nel tempo, possa incontrare l’innovazione tecnologica e scientifica, dando vita a un prodotto nuovo, originale e di altissima qualità. È il simbolo di un’evoluzione consapevole, capace di valorizzare la tradizione senza rinunciare alla sperimentazione.
L’arte della panificazione incontra l’innovazione
La pinsa romana dimostra come il patrimonio della panificazione italiana possa essere reinterpretato in chiave moderna, attraverso un approccio creativo e rigoroso al tempo stesso, capace di generare eccellenza riconosciuta ben oltre i confini nazionali.
In questo senso, non è solo cibo ma cultura: un esempio virtuoso di artigianato evoluto, che racconta l’Italia dell’innovazione radicata nella memoria, dell’identità gastronomica che si rinnova senza perdere la propria anima.
Francesca Sirignani
Foto@ Ufficio Stampa Di Marco













