Dalla Libia all’Atlantico, si delinea una nuova architettura strategica tra Nord Africa, Penisola iberica e Ankara
Nel cuore del Mediterraneo, tra tensioni crescenti e alleanze in trasformazione, un’ipotesi prende forma: quella di un nuovo blocco geopolitico centrato sulla cooperazione tra la Turchia e la Spagna. A rilanciare questa prospettiva è stato il quotidiano turco Daily Sabah, che in un approfondito reportage ha delineato i contorni di quella che definisce una “alleanza mediterranea dinamica“, destinata a sovvertire l’attuale assetto di potere nella regione e, forse, nel Mondo intero.
Un Mediterraneo ridisegnato
Il Mediterraneo è sempre stato un crocevia strategico tra Europa, Africa e Asia, con un peso geopolitico che trascende i confini regionali. Oggi, la crescente instabilità, l’interesse energetico e l’emergere di nuovi poli di potere lo rendono più che mai terreno di scontro e ridefinizione. Secondo il Daily Sabah, dal 2025 il Mediterraneo orientale è diventato “uno dei campi di competizione più intensi in materia di energia, difesa e influenza diplomatica”.
Al centro di questa trasformazione si trova la Turchia, che, con il controverso memorandum turco–libico del 2019 e la sua dottrina della “Patria Blu” (Mavi Vatan), ha cambiato drasticamente la geografia politica e marittima della regione. Questo accordo, fortemente contestato da Grecia, Cipro, Israele, Francia e Unione europea, ridefinisce le zone economiche esclusive (Zee) nel Mediterraneo orientale, rafforzando la proiezione turca nel settore energetico e marittimo.
La Turchia, scrive il giornale, ha ormai tessuto una rete complessa e strategica di alleanze regionali: dai legami consolidati con la Libia e la Repubblica turca di Cipro del Nord (riconosciuta solo da Ankara), fino ai nuovi accordi con l’Azerbaigian, il Qatar, la Somalia e l’Algeria. A ciò si aggiungono trattative in corso con l’Egitto e la Tunisia e un attivo coinvolgimento nei dossier energetici e marittimi del Nord Africa.
Il “corridoio mediterraneo” e il sogno dell’autosufficienza
Il fulcro della strategia turca è la costruzione di una piattaforma mediterranea
autosufficiente, in grado di sottrarsi alla dipendenza dalle potenze occidentali. L’idea, sostiene Daily Sabah, è creare un blocco regionale che controlli rotte commerciali, risorse energetiche, approvvigionamento idrico e alimentare, difesa e turismo. In questo contesto, la cooperazione con la Spagna viene vista come un potenziale “moltiplicatore di potenza“, capace di consolidare un’egemonia alternativa nell’intero bacino mediterraneo.
Il quotidiano cita in particolare l’importanza logistica e strategica dei porti di Tangeri-Med (Marocco) e Algeciras (Spagna), già tra i principali hub commerciali del Mediterraneo occidentale. L’eventuale integrazione con i porti turchi di Mersin, Izmir e Filio – fondamentali per l’accesso verso l’Asia centrale e la Cina – creerebbe una rete marittima est-ovest in grado di sfidare le rotte tradizionali sotto influenza occidentale.
Il collegamento con il Corridoio di Mezzo (Middle Corridor), iniziativa infrastrutturale che connette l’Asia centrale all’Europa attraverso Turchia e Caucaso, potrebbe poi fungere da asse strategico alternativo alla Belt and Road Initiative cinese. In questo contesto, la cooperazione turco-iberica acquista una valenza geopolitica che va ben oltre la semplice convergenza economica.
Il triangolo Grecia-Francia-Israele e la sfida alla Turchia
A ostacolare questa visione c’è il consolidato asse formato da Grecia, Francia e Israele, che con il sostegno di Cipro e dell’Unione europea, ha cercato negli ultimi anni di contenere l’espansione turca nel Mediterraneo orientale. Il progetto del gasdotto EastMed – pensato per collegare i giacimenti di gas di Israele (Leviathan e Tamar) all’Europa passando per Grecia e Cipro – è l’esempio più evidente di questo tentativo di accerchiamento.
Parigi, inoltre, ha rafforzato la propria presenza militare nella regione, mentre Atene ha intensificato la difesa dell’Egeo e firmato accordi bilaterali di delimitazione marittima con Egitto e Italia. Israele, dal canto suo, ha aderito a partnership di sicurezza regionali che escludono apertamente Ankara, contribuendo a un crescente isolamento diplomatico della Turchia.
Secondo Daily Sabah, questo “blocco massimalista” sarebbe sostenuto da un’agenda neocoloniale dell’Occidente, volta a mantenere un controllo unilaterale delle risorse energetiche e delle rotte commerciali della regione.
La Spagna come ago della bilancia
In questo scenario, la Turchia vede nella Spagna un potenziale alleato strategico. Non è un caso che l’articolo del Daily Sabah faccia esplicito riferimento alla “emarginazione” della Spagna di Pedro Sánchez, attribuita alla sua posizione critica sull’offensiva israeliana a Gaza e alle frizioni con la Nato, in particolare con gli Stati Uniti di Donald Trump.
La Spagna – insieme al Portogallo e al Marocco – viene quindi identificata come il cuore
di una nuova “struttura iberomarocchina“, compatibile con gli obiettivi geopolitici della Turchia. Una cooperazione che potrebbe spaziare dalla difesa all’energia, fino al commercio e alle infrastrutture. L’integrazione dei sistemi portuali e logistici, ad esempio, costituirebbe la base fisica di una rete strategica euro-afro-asiatica, fondata su interessi comuni e indipendenza dal blocco atlantico.
Terreno di scontro giuridico e strategico
La Libia resta uno dei principali teatri di confronto. La recente nota verbale inviata dal Governo di Tripoli al segretario generale delle Nazioni Unite – e presumibilmente redatta con l’assistenza legale della Turchia – contesta apertamente la Zee greca nel Mar Ionio, dichiarata da Atene nell’aprile 2025. Il testo sostiene che la delimitazione viola i diritti sovrani della Libia sulla piattaforma continentale e considera non validi anche gli accordi tra Grecia ed Egitto.
Non solo: la nota contesta l’intera strategia marittima greca degli ultimi 15 anni e difende la piena legittimità del memorandum turco–libico. Secondo fonti diplomatiche, questo intervento giuridico mira a impedire un ricorso congiunto alla Corte Internazionale di Giustizia, spingendo la crisi verso un binario strettamente politico e negoziale – dove Ankara può esercitare maggiore pressione.
La Grecia, dal canto suo, ha reagito con fermezza. Il governo di Atene ha definito “invalido” il memorandum turco-libico, denunciando le manovre di Tripoli come una palese strumentalizzazione da parte della Turchia. Fonti del governo greco hanno annunciato una prossima risposta formale all’Onu, con l’obiettivo di smantellare le pretese giuridiche avanzate dalla Libia.
Un futuro incerto: alleanza strategica o nuova polveriera?
L’articolo del Daily Sabah non nasconde una retorica assertiva che ha allarmato molti osservatori, soprattutto in Grecia e in Israele. L’idea che la Turchia consideri “necessario eliminare l’influenza greca e israeliana” nella regione rappresenta una pericolosa escalation verbale. Se l’alleanza con la Spagna – ancora solo ipotetica – dovesse concretizzarsi, potrebbe dare vita a una nuova polarizzazione del Mediterraneo, con implicazioni militari ed economiche potenzialmente esplosive.
La vera sfida per l’Europa e per l’intera comunità internazionale sarà quindi quella di gestire il delicato equilibrio geopolitico mediterraneo evitando la frammentazione in blocchi ostili. La posta in gioco non è solo il controllo delle risorse energetiche o delle rotte commerciali, ma la stabilità di una delle regioni più complesse e strategiche del mondo.
Il Mediterraneo di nuovo al centro della storia
La proposta di un’alleanza strategica tra Turchia e Spagna, vista da Ankara come risposta a un presunto accerchiamento occidentale, solleva interrogativi cruciali: stiamo assistendo alla nascita di un nuovo ordine multipolare nel Mare Nostrum, o all’escalation di un confronto destinato a degenerare?
In un momento in cui le mappe si ridisegnano, le alleanze si trasformano e il diritto internazionale viene messo alla prova, il Mediterraneo rischia di diventare non solo il teatro di una nuova Guerra Fredda regionale, ma anche il banco di prova del futuro assetto geopolitico globale.
George Labrinopoulos
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