Dal 26 settembre 2025, Palazzo Strozzi e il Museo di San Marco celebrano il genio del Rinascimento con un’esposizione che riunisce capolavori restaurati, prestiti internazionali e un dialogo tra arte e spiritualità
Dal 26 settembre 2025 al 25 gennaio 2026, la Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo di San Marco a Firenze presentano la grande mostra Beato Angelico, dedicata a Fra Giovanni da Fiesole, artista simbolo dell’arte del Quattrocento fiorentino. Sono trascorsi settant’anni dall’ultima esposizione che Firenze ha dedicato a uno dei padri dell’arte del Rinascimento.
La nuova mostra, co-organizzata insieme alla Direzione regionale Musei Nazionali Toscana del Ministero della Cultura, si svilupperà tra le due sedi di Palazzo Strozzi e del Museo di San Marco. L’esposizione approfondirà la produzione, l’evoluzione e l’influenza dell’arte del Beato Angelico, in dialogo con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi e scultori come Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia.
Il restauro di numerosi capolavori pittorici del frate toscano
La mostra è anche l’occasione per restaurare numerosi capolavori, grazie a una campagna di interventi che permette di riunire per la prima volta pale d’altare disperse da oltre duecento anni.
Un progetto sviluppato in oltre quattro anni di lavoro ha reso possibile un’operazione di grande valore scientifico e culturale, coinvolgendo dipinti, disegni, sculture e miniature provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e collezioni italiane e internazionali, ma anche da numerose chiese e istituzioni territoriali.
Il linguaggio artistico del Beato Angelico
Le caratteristiche principali del linguaggio artistico del Beato Angelico (1395 circa – 1455) nascono dall’eredità tardogotica, che il frate toscano rielabora nella nascente arte rinascimentale.
In opere celebri, come quelle delle celle del Museo di San Marco, emerge il passaggio dalla prospettiva alla luce, in un nuovo rapporto tra figurazione e spazio. La mostra evidenzierà in particolare la sua capacità di innovazione artistica e di coniugarla con un profondo senso religioso.
Le Annunciazioni del Beato Angelico
Il soggetto dell’Annunciazione è tra i più amati dell’arte fiorentina, e Beato Angelico ne è un interprete fondamentale: ne dipinse almeno tredici, in miniatura, tempera su tavola e affresco.
Tra le versioni più note:
L’Annunciazione del Prado (Madrid), dipinta tra il 1425 e il 1426, presenta un chiaro impianto rinascimentale, con piano prospettico influenzato dalla tradizione toscana (soprattutto da Piero della Francesca) e elementi classici come capitelli e fregi. Allo stesso tempo conserva elementi gotici, come l’uso dell’oro e la scena di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso sullo sfondo.
L’Annunciazione di Cortona, datata tra il 1433 e il 1436, mostra un soffitto piano e, al posto del raggio di luce della versione madrilena, la colomba dello Spirito Santo sopra la testa di Maria.
L’Annunciazione del corridoio Nord (Convento di San Marco, Firenze), affresco realizzato tra il 1440 e il 1450, è la versione più essenziale e meditativa: spariscono la cacciata di Adamo ed Eva e le decorazioni gotiche. La prospettiva è più marcata, la composizione equilibrata, e regnano semplicità ed eleganza.
Angelico non fu un semplice pittore in abito talare, ma un sacerdote dotato di autentica vocazione religiosa.
Il volto di Cristo per il Beato Angelico
Un’opera preziosa dell’attività del frate domenicano, già esposta a Palazzo Venezia a Roma e realizzata durante il periodo alla corte di papa Niccolò V, rappresenta il volto di Cristo in posizione frontale, con le spalle nude percorse dai capelli. L’opera, eseguita tra il 1445 e il 1450, coincide cronologicamente con la Cappella Niccolina in Vaticano. Il volto ha un incarnato appena ombreggiato, labbra serrate e occhi socchiusi. Viene spontaneo il confronto con un altro capolavoro: la Resurrezione di Piero della Francesca (1450-1463), conservata al Museo Civico di Sansepolcro. Anche in questo caso, il volto del Cristo rappresenta una rivelazione dell’assoluto, un simbolo del mistero sacro.
Paolo Montanari
Foto © Firenze 1903, Traveling in Tuscany













